Tra brevetti e innovazioni, ecco la nuova materia del design
Scarti, micelio, minerali, vetro, carta e persino noccioli di oliva. La ricerca sui materiali cambia continuamente prospettiva e trasforma ciò che resta in materia prima per nuovi progetti

Se il primo passo è stato sostituire la materia tradizionale con alternative più sostenibili, oggi la ricerca fa un passo ulteriore: ripensare la materia stessa. Materiali riciclati che acquistano una nuova identità, scarti che si trasformano in superfici, minerali e fibre naturali plasmati in compositi, micelio che cresce dentro un arredo, biochar a rigenerare l’asfalto. La nuova generazione di materiali per il design non si limita a ridurre l’impatto ambientale: sperimenta combinazioni inedite, processi proprietari e prestazioni capaci di aprire nuove possibilità progettuali.
Glass Design, Vetrofreddo®

È vetro, ma non si comporta come il vetro. Vetrofreddo® di Glass Design nasce dalla combinazione di pigmenti di vetro e resina, inglobati in una matrice che può essere modellata e lavorata come un materiale composito, mantenendo però la profondità e la brillantezza tipiche della materia vetrosa. Utilizzato per lavabi, vasche e complementi, può assumere finiture lucide, opache, trasparenti o arricchite da effetti metallici. Un ibrido che porta il vetro fuori dalla sua dimensione più consueta e lo rende protagonista del progetto con forme e applicazioni diverse.
Chroma Composites, Chroma®

Con Chroma® il riciclo non si nasconde: diventa disegno. Chroma Composites porta il recupero degli scarti dentro una materia nuova. Il processo proprietario Mersus® combina matrici composite con frammenti di materiali naturali, organici e artificiali: marmi, pietre, metalli e altri residui di lavorazione vengono selezionati, triturati e inglobati per dare vita a superfici ogni volta differenti. La ricerca, iniziata nel 2008 nel distretto del Sannio, ha prodotto una collezione di 22 materiali e la linea Chroma Objects firmata da designer contemporanei. Un esempio su tutti? I vasi e i tavolini bassi Due Sicilie firmati Debonademeo Studio, con inserti in travertino, omaggio al sud Italia.
Aifunghi, Mycelium-Based Composite

Perché limitarsi a riciclare, quando si può far crescere il materiale? E’ quanto fa letteralmente Aifunghi, brand olandese nato nel 2025 che grazie a un micelio – la rete di filamenti che costituisce l’apparato vegetativo dei funghi – lega fibre di canapa fino a formare una struttura solida e modellabile. Risultato: un Mycelium-Based Composite che plasma sedute, tavoli e lampade in forme organiche e sostenibili, come la Banet Lounge Chair, il tavolino Bolete, la lampada Campinio Pendant e la sedia Banet Dining scelti per la mostra Plant Life: The Nature of Design al National Gallery of Victoria (NGV) in Melbourne. La texture è dichiaratamente naturale e la superficie- qui sta il bello – mantiene una certa imprevedibilità. Il punto interessante, infatti, è il cambio di paradigma: non si tratta più soltanto di utilizzare una materia naturale, ma di trasformare un processo biologico in una nuova possibilità per progetti di lusso sostenibile.
Abet Laminati, Re-Abet

La carta torna a essere materia d’arredo. Re-Abet di Abet Laminati utilizza per il cuore del laminato carta kraft 100% riciclata post-consumo. Il risultato conserva le prestazioni richieste a un HPL – resistenza, igiene, facilità di pulizia e versatilità – ma introduce nel processo una quota importante di materia già utilizzata. Una modifica che interessa la struttura del materiale più che il suo aspetto e che mostra una delle direzioni più concrete della ricerca contemporanea: intervenire sui processi consolidati senza rinunciare alle prestazioni che li hanno resi affidabili.
Elleci, Duratek

La ricerca di Elleci parte dalla materia composita. Duratek è un materiale acrilico opaco, colorato in massa, sviluppato dall’Innovation Center dell’azienda e pensato per ottenere superfici compatte, lisce e non porose per lavabi e arredi bagno. La formula combina ricerca estetica e nanotecnologie: il colore non è una finitura applicata, ma appartiene alla materia stessa. Una caratteristica che permette di creare una palette di tonalità desaturate e ultra-matte, particolarmente morbide al tatto, resistenti, igieniche e di facile manutenzione. Un esempio di come l’innovazione possa agire non soltanto sulla sostenibilità della materia, ma anche sulla sua percezione tattile e visiva.
Cosentino, ECLOS

Da una parte c’è un processo avanzato di ingegneria robotica, dall’altra la capacità di spingere le tecniche decorative oltre i limiti, inglobandole letteralmente nel materiale. Ecco dove arriva Cosentino con ECLOS®, la superficie che integra materiali riciclati e minerali in una composizione tridimensionale stratificata. La tecnologia proprietaria INLAYR® lavora sulla struttura interna della lastra, senza silice cristallina, con materiale riciclato e minerali selezionati fino all’88% e resistenza al calore fino a 220°. Già così è un bel salto avanti nella ricerca dei materiali, ma la vera sorpresa è nel decoro: le venature, infatti, non sono solo “disegnate”, ma entrano nella struttura diventando parte della materia. Un materiale dalle potenzialità infinite, declinabile in piccola e grande scala, dalle superfici Eclectic Veins ai tavoli Axis firmati da Tom Dixon.
Paola Lenti, Opus

Argilla e ceramica hanno attraversato i secoli come materiali primordiali, capaci di custodire nel tempo il gesto di chi li lavora. Paola Lenti ne rinnova il linguaggio trasformando la materia in una nuova superficie d’arredo. Opus nasce infatti da una miscela di calcare e argilla, lavorata manualmente e arricchita da frammenti di vetro o ceramica riciclati, utilizzati come un mosaico contemporaneo. La superficie conserva volutamente le tracce del processo artigianale: piccole imperfezioni, porosità, sottili crepe superficiali diventano i tratti distintivi di tavoli, panche, arredi indoor e outdoor.
SARCOS, Steel And Recycled Concrete Slab

Una nuova struttura che nasce dalle macerie. Il progetto SARCOS – Steel And Recycled Concrete Slab, sviluppato da Università di Cagliari e Politecnico di Milano, applica il principio dell’Araba Fenice e sfrutta gli aggregati riciclati provenienti dalle demolizioni al posto del calcestruzzo, combinandoli con una lamiera profilata in acciaio. Le sperimentazioni hanno utilizzato percentuali di aggregato riciclato dal 30% fino al 100%, ottenendo solette con prestazioni equivalenti e, in alcuni casi, superiori rispetto alle soluzioni tradizionali. Più che un nuovo materiale in senso stretto, SARCOS è un nuovo modo di costruire la materia strutturale, trasformando le macerie da rifiuto in risorsa.
BIOCHAIR, l’asfalto dagli scarti delle olive

L’ultimo esempio arriva dal tessuto urbano e sembra quasi uscito da un laboratorio di biomateriali. A Barcellona, infatti, perfino gli scarti della filiera dell’olivo diventano materia per le strade. Nocciole, sansa e residui della potatura vengono trasformati in biochar (un carbone vegetale) attraverso la pirolisi e utilizzati nella miscela dell’asfalto al posto del classico catrame. Una mossa strategica per combattere il cambiamento climatico: la produzione di questo asfalto richiede il 76% in meno di emissioni di CO? e il biochar continua a trattenere carbonio per tutta la sua vita utile, agendo come ristrutturante naturale del suolo. La sperimentazione, realizzata nell’ambito del programma La sezione di strada del XXI secolo, porta l’economia circolare dentro lo spazio urbano: lo scarto agricolo diventa infrastruttura.