PNNR e silenzio assenso: cambia tutto, ma pochi lo sanno
PNNR e silenzio assenso: il Senato ha recentemente approvato il Decreto, rafforzando l’azione del silenzio assenso e intervenendo sulla semplificazione urbanistica per le residenze universitarie. Ecco cosa comporta, come si applica e quali sono gli effetti per i proprietari immobiliari in Italia.
Guarda il video

Nei giorni scorsi il Senato ha approvato il Decreto del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il programma strategico italiano che disciplina l’uso dei fondi europei del Next Generation EU. Si tratta di un piano da oltre 191 miliardi di euro, a cui si devono aggiungere anche altri fondi complementari e che ha come finalità quella di rilanciare a livello economico il Paese dopo il periodo della pandemia, rendendo l’Italia più sostenibile, digitale e inclusiva.
Questo piano, finalmente, si potrà attuare, ma come nello specifico? Ecco quali sono le implicazioni del Decreto PNRR per i proprietari e come il rafforzamento del silenzio assenso da parte del Senato intende intervenire sulla semplificazione degli iter burocratici.
PNRR e silenzio assenso

Nel testo del Decreto PNRR approvato dal Senato nei giorni scorsi, salta subito all’occhio il rafforzamento dell’azione del silenzio assenso nei procedimenti a istanza di parte. Questo, infatti, presenta una struttura più robusta e meno esposta a letture di libera interpretazione, e in particolare chiarisce che la richiesta di informazioni o integrazioni documentali:
- non blocca automaticamente il decorso del termine,
- delimita i soli casi in cui il silenzio-assenso non si forma.
Nel dettaglio, il silenzio assenso non prende forma quando la domanda non è stata ricevuta dall’amministrazione competente oppure se mancano gli elementi indispensabili che permettono di individuare l’oggetto e le ragioni del provvedimento richiesto.
Questo si traduce in una restrizione considerevole delle incertezze procedurali, e in un maggior contenimento del rischio di sospensione di istanze relative a permessi, regolarizzazioni o altri titoli per richieste non decisive. All’atto pratico, quindi, i rinvii burocratici saranno di meno e meno frequenti, proprio in virtù di una maggiore responsabilità per chi presenta l’istanza in prima battuta, poichè questa deve essere completa, coerente e ben costruita per poter andare avanti.
Cosa cambia

Per il silenzio assenso nei procedimenti non ancora telematizzati, il testo prevede che l’amministrazione invii d’ufficio l’attestazione all’indirizzo PEC o ordinario del richiedente entro 10 giorni dalla sua formazione. Se questo non avviene, chi ha presentato la richiesta può sostituire l’attestazione con una dichiarazione ai sensi dell’art. 47 del d.P.R. n. 445/2000. Questo vuol dire che, una volta scaduti i termini del silenzio assenso, i proprietari di casa o i progettisti abilitati, possono dimostrare più facilmente il titolo, e accelerare di conseguenza la formazione dell’assenso.
Il nuovo Decreto, infine, interviene anche in materia di residenze universitarie, alleggerendo la linea urbanistica e permettendo un maggior riuso del patrimonio edilizio esistente. In particolare, per cambiare la destinazione d’uso di immobili già in essere, da adibire ad housing universitario, si potrà usare il permesso di costruire convenzionato, se ci sono opere di urbanizzazione a potenziamento di quelle esistenti da cedere al Comune.
In questo caso, non è nemmeno necessaria la previa approvazione di un piano attuativo o di un piano di secondo livello. Con questo alleggerimento, il legislatore intende aprire la strada per procedure e modelli che permettano un facile riutilizzo e un recupero più veloce degli immobili esistenti, con lo scopo di ridurre l’utilizzo di nuovo suolo e la costruzione di nuove infrastrutture.