Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

Il recupero di un’abitazione di inizio Novecento firmato da OFIS Arhitekti tesaurizza l’eredità storica per trasformarla in una memoria vibrante piena di nuova vita.

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

Originariamente progettate come espressione di un benessere economico, le ville borghesi di primo Novecento costruite in Europa nel tempo sono andate incontro a profonde trasformazioni dettate dai cambiamenti politici e sociali.

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il rispetto per l’architettura prebellica spesso è mancato, soprattutto in quella parte di Europa dove l’edilizia funzionale e socialista ha prevalso. Molte ville sono state purtroppo frazionate in più appartamenti, convertite in uffici o adattate con interventi improvvisati che ne hanno compromesso l’organizzazione spaziale.

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Foto Tomaz Gregoric

Anche Vila Mirje a Lubiana (Slovenia) è stata costruita originariamente nei primi Anni 20 dall’ingegnere Miroslav Kasal. Lo studio sloveno OFIS Arhitekti, incaricato della sua ristrutturazione, ha deciso di non cedere a un prevedibile recupero nostalgico né, al contrario, a un approccio da tabula rasa.

Piuttosto, l’intervento ha inteso valorizzare la storia reale della casa: tracce di aggiunte meno riuscite, modifiche improvvisate e cambiamenti dettati dallo stile di vita sono stati preservati come parte integrante della villa, interpretata come un organismo in continua evoluzione.

La visione degli architetti dello studio OFIS, infatti, non punta a superare, ignorare o disattendere le regole e i limiti del progetto. Al contrario, le restrizioni diventano opportunità per l’elaborazione di un metodo compositivo originale. “Quella che per l’architettura era una camicia di forza diviene d’improvviso uno splendido abito” affermano dallo studio.

Tra le Mura Romane e l’eredità di Plecnik

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Foto Tomaz Gregoric

La villa sorge nel quartiere di Mirje, un’area dove i resti dell’antica Emona di epoca romana dialogano con gli interventi monumentali di Jože Plecnik, architetto sloveno vissuto nella prima metà del Novecento che ha contribuito alla trasformazione di Lubiana da città di provincia dell’Impero austro-ungarico a capitale simbolica del popolo sloveno.

La ristrutturazione ha trasformato quella che una volta era una villa benestante, chiusa nel suo decoro, in una struttura viva, porosa. Attraverso il consolidamento sismico e una profonda revisione degli spazi, l’edificio ha conquistato una nuova dignità, aprendosi verso il giardino e la città.

Da costruzione immutabile e statica, è diventata una cornice versatile adatta alla vita contemporanea, dove i confini tra pubblico e privato si fanno fluidi.

Un gioco di trasparenze

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Foto Tomaz Gregoric

L’elemento di rottura più evidente, eppure anche il più intrigante, è rappresentato dai due padiglioni trasparenti eretti in giardino, realizzati con un intreccio di profili circolari in acciaio di soli 2 cm, contrappunto etereo alla massa solida e decorata della dimora storica.

Uno dei due si innesta direttamente nel fianco della villa, estendendo il soggiorno verso l’esterno; l’altro occupa il sito di un antico chiosco da giardino, recuperandone la memoria.

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

La maglia d’acciaio protegge e allo stesso tempo svela la facciata riccamente ornata, creando un effetto di profondità che esalta l’architettura classica, invece di soffocarla. A seconda dell’angolazione e della luce solare, la trama si fa più densa per offrire zone d’ombra e semi-privacy o si dirada per inquadrare le Mura Romane e il verde circostante.

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Il contrasto tra opulenza decorativa e astrazione minimale

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

Entrando nella villa, si assapora il netto contrasto tra la storicità dell’esterno e la contemporaneità degli interni. L’organizzazione degli spazi segue la logica originale della villa. Il piano terra ospita la sala di ricevimento, il soggiorno, la sala da pranzo e la cucina. Questi ambienti mantengono le loro connessioni assiali e proporzioni, integrate da interventi contemporanei.

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

Tramite una scala si accede ai livelli superiori: il primo piano ospita le camere da letto private, mentre il piano mansardato è dedicato alle camere per gli ospiti e agli spazi comuni.

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

Gli architetti hanno scelto di non nascondere le ferite e le scoperte rinvenute durante il cantiere. Sulle pareti sono stati riportati alla luce frammenti di affreschi di angeli – opera del pittore Maksim Gaspari, amico del primo proprietario – che recano simboli legati alla Massoneria, come il compasso e il righello. Accanto a questi, emergono decorazioni a rullo di epoca socialista e stucchi ripristinati con precisione filologica.

Per questo scenario così denso di segni, lo studio ha scelto un interior caratterizzato dalla sottrazione. Il rigore degli arredi spogli offre il silenzio necessario per ascoltare la storia della villa che emerge dalle pareti.

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria
Foto Tomaz Gregoric

Gli elementi d’arredo su misura sono volumi geometrici puri, realizzati in metallo trattato e rifiniti da superfici tecniche riflettenti. Una cucina in acciaio inox, un tavolo dalle linee asciutte, scaffalature che sembrano fluttuare: ogni pezzo è presente con discrezione, lasciando che siano i soffitti decorati e le stufe in maiolica secessioniste a scaldare l’atmosfera. Le maniglie originali in ottone e le finestre d’epoca si affiancano ad aperture zenitali e superfici metalliche.

Minimalismo e raccoglimento nella zona notte

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Foto Tomaz Gregoric

La scalinata in pietra di Podpec (la stessa pietra scura e venata amata da Plecnik) funge da asse verticale che unisce i vari livelli dell’edificio, portando dal piano terra alle camere più intime e luminose della zona notte. Qui lo spazio fluido favorisce un’atmosfera introspettiva e di riflessione che sconfina in paesaggi rarefatti.

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Foto Tomaz Gregoric

Nell’ampio bagno, infatti, il gioco della ripetizione geometrica delle piastrelle bianche con fughe nere richiama la stessa maglia dei padiglioni esterni. A dare un cenno di colore è la sedia Panton, progettata da Verner Panton nel 1960 e prodotta da Vitra dal 1967.

Un’architettura di continuità

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Foto Tomaz Gregoric

Vila Mirje dimostra che abitare il patrimonio non significa necessariamente musealizzarlo. Il progetto di OFIS Arhitekti regala un viaggio nel tempo: il peso della pietra romana, l’aspirazione borghese del primo Novecento, l’astrazione metallica del presente. In questo equilibrio tra il pieno dei decori e il vuoto degli arredi, la villa diventa un palcoscenico attivo della vita urbana contemporanea.

 

Vila Mirje a Lubiana: ricontestualizzare la memoria – foto e immagini