Affitti, cedolare secca preferita dagli italiani
Affitti, i proprietari di immobili preferiscono la cedolare secca per pagare i contributi: è quanto emerge dai dati del Mef relativi alla dichiarazioni presentate nel 2023. Il sistema di tassazione è stato applicato su un imponibile di quasi 20 miliardi portando nelle casse pubbliche 3,4 miliardi. L’incremento è stato superiore al 9%. Diamo un’occhiata ai dati.
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La cedolare secca spopola tra gli italiani che prediligono il regime facoltativo che prevede il pagamento dell’imposta sostitutiva dell’Irpef, delle addizionali, dell’imposta di registro e dell’imposta di bollo. I dati pubblicati dal Mef mostrano che c’è stato un incremento superiore al 9% rispetto all’anno precedente. Si tratta di un aumento legato principalmente alla maggiore convenienza della cedolare del regime ordinario di tassazione, oltre al fatto che l’imponibile è aumentato per via dell’aumento dei canoni di affitto.
Ricordiamo che il regime della cedolare secca ha diversi vantaggi. Assolvendo la sola imposta sostitutiva, infatti, il canone di locazione non si cumula con gli altri redditi ai fini Irpef e addizionali. In più, non sono dovute né l’imposta di registro né l’imposta di bollo per la registrazione, la risoluzione e la proroga del contratto. La tassazione è del 21% sull’importo dei canoni per i contratti canone libero e l‘aliquota scende al 10% in caso di contratto a canone concordato. È doveroso precisare che scegliendo la cedolare secca, il locatore rinuncia alla facoltà di chiedere l’aggiornamento del canone di locazione, anche se è previsto nel contratto, inclusa la variazione accertata dall’Istat dell’indice nazionale dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati dell’anno precedente.
Cedolare secca sugli affitti preferita dai proprietari

Dopo due anni di rallentamenti, ritorna il boom della cedolare secca, sia per quanto riguarda l’aumento delle adesioni che per il maggior risparmio fiscale. Tuttavia, restano ignoti gli effetti della nuova aliquota (al 26%) sugli affitti brevi, novità introdotta dal 1° gennaio. Come precisato dall’Agenzia delle Entrate, la cedolare secca con aliquota al 26% si applica solo a partire dal secondo immobile dato in locazione. Resta tutto invariato per la prima o unica abitazione affittata che sconta l’aliquota al 21%.
Il Fisco, inoltre, ricorda che il proprietario che mette in locazione diverse unità ha comunque la possibilità di sceglierne una per ciascun periodo d’imposta per cui fruire dell’aliquota ridotta del 21%. È importante indiare la scelta nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta d’interesse. La nuova aliquota del 26% si applica sui redditi di locazione maturati dal 1° gennaio 2024, a prescindere dalla data di stipula dei relativi contratti e dalla percezione dei canoni.
Cedolare secca: a chi interessa
Chi può optare per la cedolare secca? Possono scegliere questo regime i proprietari (o titolari di un diritto reale di godimento, come l’usufrutto) che locano un immobile ad uso abitativo. Sia i proprietari che l’inquilino hanno l’obbligo di agire come persone fisiche, cioè non nell’esercizio di attività di impresa o di arti e professioni. In caso di immobile con più titolari, ciascun locatore può scegliere autonomamente la cedolare senza condizionare gli altri. Il regime della cedolare si applica anche alle eventuali pertinenze affittate insieme all’abitazione (box, cantina).