Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

Presentiamo la ricerca di Mehdi Dakhli creativo cosmopolita, di base a Venezia, di cui ci ha colpito la capacità e la versatilità con cui si muove nell’altrettanto cosmopolita dominio del Collectible Design, come curatore e designer di pezzi unici, nonché come art e design consultant.

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.
Mehdi Dakhli

L’anno scorso, in occasione della Biennale di Architettura, Mehdi ha curato la mostra “Intrecciata Venezia”, una collettiva organizzata in collaborazione con Nadja Romain di Lo Studio Gallery, dove ha messo in scena un dialogo tra i suoi arredi scultorei ed opere d’arte contemporanea di sei artisti internazionali

In quella occasione, attingendo alle sue origini tunisine – lui è francese – e alle influenze islamiche radicate nell’architettura veneziana, tra le altre opere reinterpretava gli archi a ferro di cavallo, un elemento architettonico islamico emblematico presente in tutta Venezia, realizzato in collaborazione con i maestri vetrai di Murano. Il suo uso del legno di pero intagliato e del bronzo patinato evocava le tradizioni artigianali della città, come la costruzione delle gondole o degli strumenti musicali. Ma tutto fuso con maestria insieme ad altri riferimenti, come nei tavoli Almadies ispirati, come dal nome, dal vivace quartiere di Dakar.

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.
Almadies

 

Vivere a Venezia ti aiuta nella tua professione?

 

Vivere a Venezia mi aiuta enormemente, ma forse in modo diverso, perché le mie collaborazioni con gli artigiani si svolgono infatti per lo più fuori da Venezia — in luoghi come Londra o le Dolomiti — ma Venezia è diventata per me una fonte molto importante di ispirazione ed equilibrio.

 

È una città che ti ricorda costantemente il potere della bellezza, delle proporzioni e del tempo. Ovunque guardi c’è un dialogo tra architettura, artigianato, materiali e storia. Sei circondato da dettagli che sono sopravvissuti per secoli, e questo influenza inevitabilmente il modo in cui guardi agli oggetti e alle modalità per crearli.

 

Così, anche se i miei pezzi vengono realizzati altrove, Venezia alimenta la mia immagi

nazione.

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Scarab cabinet

Ad esempio, Scarab Cabinet, presentato a Design Miami l’inverno scorso nella mostra Design Miami 2.0, è stato realizzato a Londra, in rovere ebanizzato, alluminio e bronzo da artigiani locali. Altri pezzi come la seduta Sidi Bou Said ispirata a un’opera di Kandinskij (e presentata a Miami in una sua variazione, Muravey, in una rara essenza di legno del Mozambico) rappresentano la vocazione di Mehdi nel fondere tradizioni diverse tra loro creando narrative culturali.

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Muravey

Nel tuo lavoro si nota un forte legame tra l’estetica europea e le tradizioni nordafricane. Parlaci di come collabori con gli artigiani per le tue opere…

 

Sono sempre stato affascinato dal Mediterraneo inteso come spazio di scambio piuttosto che come confine. Il mio lavoro ruota proprio attorno a questo dialogo: l’incontro tra i linguaggi visivi europei e il patrimonio nordafricano, tra architettura, artigianato, memoria e design contemporaneo.

 

Non vedo la tradizione come qualcosa di immutabile. La considero piuttosto un materiale vivo che può essere reinterpretato. La Muralla Roja (un cabinet realizzato per la biennale di Design di Doha lo scorso febbraio e ispirato a un’architettura di Ricardo Bofill in Spagna, n.d.r.)  o Scarab Cabinet rappresentano questo approccio: riuniscono riferimenti, simboli, colori e tecniche provenienti da mondi diversi per creare qualcosa di contemporaneo.

 

Il rapporto con gli artigiani è fondamentale in questo processo. Non mi rivolgo agli artigiani semplicemente come a persone che realizzano un’idea: si tratta di un dialogo. La loro conoscenza dei materiali e delle tecniche spesso trasforma la visione iniziale. Si crea un’interessante tensione tra la mia immaginazione e la loro competenza: l’opera nasce solitamente da questo scambio.

 

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La Muralla Roja

Sei anche consulente e curatore nel campo dell’arte e del design. In cosa consiste questo aspetto del tuo lavoro? Ad esempio, per il progetto Chalet African, un esempio di dialogo interculturale tra architetti e creativi molto interessante.

 

Il mio lavoro di consulente e curatore è in realtà un’estensione della mia pratica creativa. Si tratta di creare una narrazione completa: comprendere un luogo, la sua storia, la sua architettura, per poi costruire un dialogo tra oggetti, opere d’arte e ambiente.

 

Per progetti come Chalet African, iniziato tre anni fa, dove ho avuto modo lavorare in un team insieme all’architetto Francis Kéré per una grande residenza privata a Gstaad, in Svizzera, non si trattava solo di selezionare dei bei pezzi. L’idea era quella di creare un’atmosfera e una storia in cui ogni elemento risultasse collegato agli altri. In questo modo mi impegno a trovare il giusto equilibrio tra patrimonio storico e creazione contemporanea, tra design da collezione, arte e artigianato.

 

Mi piace collaborare con artisti e designer, scoprire talenti e riunire diverse voci creative. In un certo senso, curare uno spazio è molto simile a progettare un oggetto: è una questione di proporzioni, emozioni, contrasti e

armonia.

 

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.

Però a ben vedere tu non hai seguito una formazione da designer (Mehdi ha studiato legge) Da dove nasce questa tua passione?

 

Credo che il mio approccio al design derivi proprio dal fatto di non aver seguito un percorso tradizionale. Mi ci sono avvicinato grazie alla curiosità, all’osservazione e al fascino che esercitano su di me gli oggetti e gli spazi.

Sono sempre stata attratto dal potere emotivo delle forme e dei materiali: dal modo in cui una trama, un colore o una forma possano suscitare immediatamente un’emozione o far riaffiorare un ricordo. L’architettura, i viaggi, l’arte e le diverse culture sono stati probabilmente la mia vera formazione.

 

Non avere un background convenzionale nel design mi offre anche una certa libertà. Non parto necessariamente da regole o vincoli tecnici ma da una storia, un’immagine, una sensazione. Poi segue il processo di traduzione di quell’idea in un oggetto attraverso i materiali e l’artigianato

 

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo.
Hotel Du Lac

Il sincretismo estetico di Mehdi Dakhli. Designer e art consultant che crea ponti tra tradizioni e paesi del Mediterraneo: foto e immagini

Ali Filippini
Ali Filippini, laureato in design al Politecnico di Milano, dottore di ricerca in Design, affianca all'attività didattica quella professionale in ambito editoriale collaborando come giornalista pubblicista per riviste di settore (Abitare, Auto&Design) e a progetti dedicati alla cultura del design. Per Pianeta Design i suoi contributi vertono maggiormente sui temi della tecnologia e dell’innovazione.