Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

Con il progetto capsule di ReVitrum, Casarialto Atelier conferma la propria vocazione alla ricerca applicata al design, trovando come partner l’innovativa startup veneziana Rehub già nota per il recupero del vetro.

Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni

Questa storia inizia da un incontro: quello tra la start-up muranese Rehub di Matteo Silverio, impegnata nella valorizzazione degli scarti di vetro non riciclabili, e il brand di ricerca e studio Casarialto Atelier, marchio di arti della tavola e complementi d’arredo fondato da Catherine Urban.

Dato l’argomento si potrebbe parlare di alchimia, nata da un incontro fortuito a Edit Napoli nel 2024, e dalla voglia della fondatrice del brand di esplorare insieme a Rehub le possibilità di riciclo degli scarti di lavorazione del vetro borosilicato (o Pyrex) da sempre ampiamente utilizzato nelle collezioni.

Un dialogo proseguito a Murano nei laboratori di Rehub dove è partito un percorso di ricerca, lungo e complesso, caratterizzato da sfide tecniche e sperimentazioni, culminato oggi con la collezione ReVitrum per trasformare uno scarto in una nuova materia nobile, certificata per uso alimentare.

Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni

Dichiara Catherine Urban, direttrice artistica di Casarialto:

Consapevoli che, seppure in misura contenuta, i nostri artigiani locali e conseguente noi di Casarialto siamo da quasi vent’anni produttori di scarti di vetro borosilicato non riciclabile, abbiamo sentito la responsabilità di cercare una soluzione. La collaborazione e corresponsabilità progettuale, insieme al know-how e al pensiero circolare di Rehub, sono stati fondamentali per vincere questa sfida

 

La scelta di affidarsi a Rehub non è cero casuale dal momento che dal 2022 – ma la fondazione dell’impresa è di due anni antecedente – la startup, con il progetto Revéro (già nella selezione ADI Design Index 2024), è impegnata nella valorizzazione degli scarti di vetro non riciclabili, risultato di un lungo percorso di studio condiviso che unisce artigianato e sperimentazione materica. A Murano, per capire, circa il 50% del vetro lavorato diventa scarto così ogni anno oltre mille tonnellate finiscono in discarica: un volume paragonabile a quello del campanile di San Marco a Venezia.

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Abbiamo rivolto due domande al suo fondatore, l’architetto Matteo Silverio, già collaboratore di Carlo Ratti Associati e ricercatore specializzato in progettazione computazionale e fabbricazione digitale, che unisce design e tecnologia in ottica sostenibile.

Il processo alla base di ReVitrum parte dal brevetto di Revéro…

In termini generali se guardiamo quella che è l’architettura del processo sì. Su invito di Catherine Urban (“Ci piace il progetto: priviamo a fare qualcosa insieme…”) abbiamo applicato il processo che abbiamo sviluppato per scarti di vetro non riciclabili, che sono di tipo sodico calcico – per intenderci il vetro che normalmente utilizziamo per fare le finestre, il vetro piano e il vetro artistico di Murano – e l’abbiamo applicato al Pirex. Dal punto di vista chimico è completamente diverso dal vetro comune, pur sembrando uguale, questa è stata la sfida. Evidentemente nell’applicazione del processo ci sono state delle modifiche sostanziali, soprattutto per quanto riguarda la parte conclusiva di sinterizzazione, la fase termica che trasforma la polvere in un blocco solido

Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni

Il processo di produzione, che richiede circa otto giorni per una lastra, inizia con scarti di vetro borosilicato, frantumati fino a ottenere una polvere molto fine. Questa viene poi trasformata in una pasta, pressata per creare una lastra compatta e successivamente cotta ad alta temperatura (rispetto agli standard del vetro borosilicato) per consolidarne la struttura. Una volta laminata la superficie è una nuova materia: concluso il processo di riciclo, il vetro cambia stato e sembra quasi una pietra, visivamente simile al terrazzo veneziano perché vengono aggiunti alla pasta dei frammenti di vetro più grosso che conferiscono questo effetto policromo.

 

ReVitrum: il processo: foto

 

Con Catherine Urban, aggiunge Matteo Silverio, abbiamo discusso insieme anche la personalizzazione del materiale ed è stato molto piacevole farlo. Essenziale, è stata anche la collaborazione con Siltea, azienda padovana che si occupa di natotecnologie, che ha condotto i test necessari per arrivare a definire il coating adatto per la superficie, affinché fosse conforme agli standard richiesti per l’utilizzo a contatto con gli alimenti.

 

Continua:

Abbiamo sviluppato una tecnologia che permette di dare una seconda vita a un materiale considerato non recuperabile. Avere avuto un partner come Casarialto, che ha sostenuto questo progetto, ci ha permesso di dimostrare che innovazione tecnologica e cultura del progetto possono portare allo sviluppo di un modello davvero circolare

Questo è un progetto pilota figlio di due anni di lavorazione. Il pyrex ha una risposta particolare nel processo, non nasce per essere lavorato in vetrofusione ma per altre lavorazioni. Concluso il progetto ora stiamo sondando il mercato. Auspico nascano altre cose insieme a Casarialto: tra di noi si è creato il giusto affiatamento progettuale, insieme abbiamo discusso la ricerca e lo sviluppo – il che non è sempre usuale – e loro si sono dimostrati molto aperti all’innovazione

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ReVitrum, collezione Atelier Casarialto

Per ogni ReVitrum sono stati utilizzati circa 4kg di vetro borosilicato altrimenti destinati alla discarica e il risultato è un oggetto funzionale, da utilizzare come vassoio, alzata, piatto o tagliere, formato da una superficie del diametro di 40 cm e dello spessore di 1 cm, per quasi 4 kg di peso. Il disco è accoppiato a una lastra inferiore in vetro, come base, che ne facilita la presa e il sollevamento.

ReVitrum è accompagnato da tre ciotole in vetro borosilicato coordinate di altezze e diametro diverse, pensate per contenere e servire diversi alimenti: un set multiuso, per la condivisione a tavola e per servire, per ora prodotto in una edizione limitata di 30 esemplari, in vendita online su casarialto.it.

Ma questo, come dicevamo, è solo l’inizio.

 

Alchimie veneziane, il vetro borosilicato per creare un brevettato materiale circolare. La felice collaborazione strategica tra startup, nanotecnologie e azienda per sviluppare nuove soluzioni: foto e immagini

 

Ali Filippini
Ali Filippini, laureato in design al Politecnico di Milano, dottore di ricerca in Design, affianca all'attività didattica quella professionale in ambito editoriale collaborando come giornalista pubblicista per riviste di settore (Abitare, Auto&Design) e a progetti dedicati alla cultura del design. Per Pianeta Design i suoi contributi vertono maggiormente sui temi della tecnologia e dell’innovazione.