Superdesign Show 2021: intervista a Gisella Borioli

In occasione del Superdesign Show 2021, abbiamo incontrato e intervistato Gisella Borioli, che ci racconta tutte le novità del nuovo format espositivo. 

Gisella Borioli Superstudio

Due grandi manifestazioni, che si svolgono in due sedi diverse, l’iconico Superstudio di Milano si presenta tutto nuovo in occasione della Milano Design Week 2021.

Superstudio si presenta tutto nuovo in occasione della Milano Design Week 2021. Un nuovo format espositivo R/EVOLUTION, ce ne parla?

“L’edizione settembrina del postpandemia di Salone e Fuorisalone aveva bisogno di una parola nuova per rispondere allo choc della chiusura di questi due anni, alla mancanza di visitatori esteri, alle aziende titubanti tra il ritorno alle presentazioni fisiche o digitali, ai ridotti budget. Le installazioni megagalattiche dei grandi brand internazionali che erano un po’ la caratteristica del Superdesign Show al Superstudio Più, oltre ai tanti progetti di ricerca o futuribili, non sarebbero state possibili. Così ho pensato di affrontare temi di attualità attraverso 12 mostre museali affidate a curatori indipendenti che portassero ciascuno una visione diversa. Allestimenti semplici e contenuti interessanti.”


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Per il Superstudio Più invece sono previsti due spettacolari padiglioni interattivi, ce li racconta?

“Il primo è certamente quello di Lamborghini che per presentare la sua nuova dream car, elegante innovativa e altamente tecnologica, ha fatto ricorso nientemeno che a Carlo Ratti, l’architetto con esperienza internazionale più orientato sul futuro. E’ infatti, come tutti sanno, anche il co-curatore del Padiglione Italia all’ExpoDubai. Il secondo è quello di Haier, la casa tedesca di elettrodomestici che presenterà la sua idea di Smart-Home, guidata dall’Intelligenza Artificiale, dove le macchine decideranno il da farsi per te.”

Mostre, arte, installazioni e video per DESIGN BEYOND DESIGN. Un calendario molto ricco che racconta il presente e il futuro del design?

“L’evento inaugurale della nuova venue in via Moncucco, Superstudio Maxi, mette insieme una idea molto variegata e inattesa del design. Design inteso come espressione di bellezza, di cultura, di creatività, d’arte, di architettura, di editoria, di sperimentazione, di movimento, di pensiero, di percorsi virtuali, di poesia. Tra installazioni art, neo-design di nicchia, mostre fotografiche, filmati e video, contest e talk con gli outsider e una vendita di oggetti d’amore e persino la performance di 40 danzatori che disegnano lo spazio a sorpresa si scopre che oggi il design “non è solo un mobile quadrato” come diceva Gio Ponti, ma un mondo multiculturale e multimediale.”


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In che modo si sta evolvendo, oggi, il design, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?

“La cosa più interessante, secondo me, non è una tendenza estetica, ma il fatto che il design si sia insinuato dappertutto, in ogni genere di prodotto, anche i più banali, innalzando il livello della conoscenza e della voglia di bellezza e di personalizzazione. Non c’è più una casa simile all’altra, perché ciascuno la arreda oggi liberamente con i suoi sogni e la sua vita.”


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Digitale, virtuale e la casa guidata dall’Intelligenza Artificiale saranno il futuro?

“Mi sembra una strada ormai senza ritorno. La tecnologia ci aiuta, ci semplifica la vita (a volte ancora la complica, ma ci abitueremo), l’Intelligenza Artificiale è già tra noi, i robot sono realtà in molti settori compresa la chirurgia, ci si innamora attraverso lo schermo, gli ologrammi materializzano una persona a centinaia di chilometri di distanza, i nativi digitali a pochi mesi hanno in mano un iPad o un giochino elettronico. Chi può ancora dubitare che la fantascienza non sia diventata Scienza?”

Quali sono le prossime sfide che dovranno affrontare le aziende che producono design?

“Verrebbe semplice dire sostenibilità, rispetto dell’ambiente, flessibilità d’uso, economia circolare, risparmio di risorse ecc.. Ma io credo che la sfida più interessante, oltre a tutto questo, sia di portare la cultura del bello, dell’armonia, del progetto, della storia a fasce sempre più ampie di popolazione, a prezzi accessibili e qualità reale. Perché crescere apprezzando la bellezza non può che rendere il mondo migliore.”

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si manifesta a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

“La nuova responsabilità di architetti e designer. E a loro che si chiederà di progettare case, oggetti, ambienti, ospedali, situazioni adatte a questa vita che cambia in fretta, trovando dietro l’angolo turismo spaziale e pandemie medievali nello stesso momento. Architetti, ingegneri, scienziati devono proiettarsi per noi già oltre la metà del terzo millennio.”

Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

“Chi può dire che un arredo pensato in Italia, disegnato da un giapponese, prodotto in un paese dell’est, assemblato in Brianza, apprezzato in Cina rappresenti lo stile italiano? Certo, abbiamo una forte eredità di creatività, maestria, qualità, eleganza, buon gusto che ci premiano ancora ma non dobbiamo illuderci che altri paesi, una volta terzisti, non possano arrivare ai nostri livelli. Credo che, con la liquefazione dei confini culturale, lo stile sia semplicemente stile.”

credit image by Press Office – photo by Giovanni Gastel

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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