IVV 70 anniversario 2022: passato e futuro dell’azienda, intervista ad Alessio Petrelli

Caterina Di Iorgi
  • Giornalista pubblicista

IVV 70 anniversario 2022: libertà ha chiesto il mondo alla fine della pandemia. In parte di riprendere la vita di un tempo, in parte di cercare nuove strade. Entrambi i percorsi al termine di questi due anni di isolamento hanno in comune la ricerca e la riscoperta del bello, di ciò che è fashion, di ciò che supera i tempi con la sua eleganza. I prodotti di IVV sono questo: bellezza. Quella tutta particolare di un’azienda che in settant’anni ha mantenuto l’estro dell’artigiano unendolo alla disciplina dell’industriale.

IVV 70 anniversario 2022Della storia di IVV e del suo vasto archivio abbiamo parlato a lungo con Alessio Petrelli International Sales & Marketing Director IVV.

 

Quest’anno IVV celebra un anniversario importante: 70 anni di attività, ci racconta la storia dell’azienda?

“Trovo la storia di IVV (www.ivvnet.it) molto affascinante, perché nasce da un intreccio stretto – più di quanto si riscontri solitamente nella storia di un’azienda – tra capacità artigianali, centralità della componente umana e legame con il proprio territorio. IVV nasce nel 1952 a San Giovanni Valdarno, un piccolo paese immerso tra le colline della Toscana, a pochi chilometri da Firenze. Il suo fondatore, Sirio Sarchi, la concepisce fin dall’inizio in forma di cooperativa di lavoratori. Sappiamo quanto, nell’Italia del primo dopo guerra, fossero alte le tensioni tra imprenditori e lavoratori e quali battaglie fossero in atto per l’ottenimento di precisi diritti da parte dei secondi. Le difficoltà economiche che caratterizzavano quel periodo e la lotta di classe, basata su credo politici profondamente diversi, rendevano molto difficile anche l’ottenimento di un posto di lavoro.

Sarchi volle creare un’azienda che potesse dare non solo un lavoro ad una categoria di artigiani piuttosto diffusa in quella zona del Valdarno – quella del maestro vetraio – ma anche la possibilità di influire direttamente sulla gestione e sulla crescita della stessa e, per far questo, pensò appunto alla forma cooperativa. Ne nacque un connubio molto forte e creativo tra maestri vetrai, spinti non solo dall’esigenza di portare a casa un salario, ma anche dalla volontà di lasciare il segno con la loro attività. Sono convinto che poche cose possano esercitare una spinta propulsiva sull’attività di un gruppo di persone come una passione condivisa per il proprio lavoro e quando, dal mio ingresso in azienda nel 2019, mi sono trovato a spulciare gli archivi storici di IVV, alla ricerca di spunti creativi per rilanciare e disegnare il futuro di questa azienda, ho regolarmente trovato traccia di questo “pathos”: sia dai primi depliant in bianco e nero degli anni ’50 e ’60 che dalle immagini e dagli schizzi dei vasi realizzati in tirature super limitate per una clientela abbiente (da questa commissionate a IVV in pochi pezzi, per le proprie ville, per fare un regalo o per venderli nei propri negozi), si evince in modo evidente che non si trattava solo di “lavoro”, ma di amore per il “fare con le proprie mani”, intriso di una capacità artigianale che spesso sconfinava in capacità artistica o, se vogliamo, in design spontaneo di matrice non “colta”… E in questo, a mio avviso, si innesta il terzo elemento che citavo in apertura: l’indissolubile legame con il territorio che IVV ha sempre dimostrato di avere. In Toscana, più che altrove, chi svolge un’attività creativa è inevitabilmente e, soprattutto, inconsapevolmente, influenzato dal bello da cui è stato circondato fin dalla nascita: le opere d’arte, l’architettura, gli irripetibili paesaggi che caratterizzano questa regione esercitano un influsso potentissimo su chi abbia una tendenza creativa. E così trovo che sia avvenuto anche per chi ha lavorato in IVV. Basta guardare i prodotti sfornati da questa vetreria fin dai suoi primi anni di vita, diventati con il tempo punti di riferimento e di ispirazione (se non esempi da copiare pedissequamente) per tante altre vetrerie nate in seguito.

Un’altra componente della storia di IVV che mi affascina e, questo, più dal punto di vista imprenditoriale che culturale, è legata al segno profondo che IVV ha lasciato nell’evoluzione della storia della produzione del vetro: fino a quel momento la realizzazione di manufatti decorativi o funzionali in vetro per la casa era stata appannaggio quasi esclusivo della produzione muranese, elitaria ed esclusivamente artigiana e rivolta a consumatori che si potevano permettere di pagare prezzi elevati. L’intuizione di Sarchi e dei suoi collaboratori è di allargare la platea di consumatori, rendendo accessibile questa tipologia di prodotti anche a consumatori con minor potere di acquisto (operazione portata avanti in parallelo alla realizzazione di pezzi unici in tirature limitate realizzati su commessa di clienti facoltosi cui accennavo sopra). E per far questo, concepisce una vetreria che abbia una forte capacità produttiva e possa quindi usufruire di precise economie di scala (e non a caso la battezza “Industria” Vetraria Valdarnese). Negli anni, quindi, nascono serie di prodotti pensate per superare i limiti geografici di uno shopping locale e rivolte ad un pubblico vasto, in grado di entrare nei cataloghi e nei negozi d’oltralpe. In un certo senso è proprio in questa sorta di “volgarizzazione” (nel senso etimologico del termine) del prodotto artigianale, fulcro dell’intuizione di Sarchi, che sta il seme che poi negli anni successivi germoglierà, portando alla vera e propria internazionalizzazione di IVV. E’ in questo senso che IVV rappresenta una pietra miliare, un vero turning point nella storia della produzione del vetro, perché i tanti esempi di vetrerie che nasceranno tra la fine del secolo scorso e l’inizio di questo ne hanno seguito l’esempio, accodandosi ed entrando in concorrenza con IVV, senza però, a mio avviso, riuscire mai a replicare, con una propria originalità, quel fantastico connubio di produzione su ampia scala e creatività artigianale che costituisce uno dei punti di forza del successo di IVV.

La storia di IVV dai primi anni 2000 in poi è anche figlia del progressivo affollamento del mercato da parte dei “followers” cui sopra accennavo. Fino a che gli usi e le mode di mercato lo hanno permesso (matrimoni che non si potevano nemmeno concepire senza una lista di nozze stracolma di piatti, bicchieri, vasi e simili, così come la centralità nelle priorità d’acquisto di oggetti per il decoro della propria o altrui casa) c’è stato posto per tutti. Quando, dai primi anni di questo secolo le mode hanno iniziato a cambiare (il manufatto in vetro a perdere posizioni causa l’arrivo della plastica, i matrimoni a diminuire e le liste nozze a spostarsi su telefonini e contributi per viaggi), così come quando i mercati occidentali sono stati progressivamente invasi dal vetro realizzato nei paesi dell’Est Europa e in Cina, sono arrivati i problemi. Ed è stato in questo momento che il prodotto in vetro, soprattutto quello per l’uso quotidiano in casa, ha subito una vera e propria, questa volta nel senso negativo del termine, volgarizzazione. Complici in questa svolta anche la globalizzazione e l’affacciarsi di crisi economiche ricorrenti, piatti e bicchieri, e in certa misura anche i vasi, vedono crollare esponenzialmente i loro prezzi di vendita, riducendosi a prodotti da acquistare “tanto al chilo” e che conseguentemente perdono il loro valore artigianale, evocativo e identificativo. In questa fase IVV, diciamo, si rintana in una nicchia di mercato dove può ancora difendere una produzione che non potrà mai costare poco quanto quelle polacche o cinesi, ovvero quella del prodotto fortemente decorato e caratterizzato da ottiche marcate del vetro, perché per questo prodotto c’è ancora una forte richiesta nei paesi dell’Est Europa e del Medio Oriente e non sono molte le vetrerie nel mondo che lo sanno produrre. Facendo così, tuttavia, IVV perde parte del mercato occidentale, che ancora predilige il vetro liscio e caratterizzato da forme più semplici o minimali. Se di appannamento di IVV si può parlare, questo riguarda appunto questo periodo di tempo, in cui l’azienda gioca sulla difensiva, subendone un po’ il contraccolpo, ma senza che il suo brand perda comunque il suo prestigio.

Nel 2019, per IVV, inizia una nuova fase, che chiamerei della reazione e della rivincita, incentrata sulla volontà di raggiungere un obiettivo preciso: far riconquistare al marchio toscano quella centralità che aveva avuto anche nei mercati occidentali fino a tutti gli anni ’90, nonché farlo entrare in nuovi mercati. Riscoprire le radici creative che avevano caratterizzato la sua produzione dagli anni ’50 ai ’90, rieditare pezzi iconici di quel periodo e sviluppare nuove collezioni, caratterizzate da un gusto e uno stile più contemporaneo e design-oriented (anche grazie all’ausilio di designer esterni) sono i fulcri su cui abbiamo imperniato il piano strategico di rilancio di IVV. E, eventi pandemici e bellici a parte, i primi segnali che il mercato ci sta inviando sono più che incoraggianti, considerato il numero di mercati esteri in cui IVV è entrata (o rientrata) negli ultimi due anni nel mercato del dettaglio, l’entrata nel mercato internazionale dell’ospitalità professionale e il tasso di crescita registrato.”

Come avete deciso di festeggiare?

“Abbiamo deciso di celebrare il traguardo dei 70 anni su due piani: uno più locale, limitato al territorio natio di IVV, il comprensorio di San Giovanni Valdarno, dove tutto nacque nel ’52 e dove sono stati organizzati una serie di eventi, che si terranno a giugno e a settembre – l’inaugurazione del Museo IVV, un concorso fotografico incentrato sulla produzione locale del vetro e vari convegni e spettacoli – che hanno come obiettivo quello di confermare e celebrare il forte legame dell’azienda con il suo territorio; il secondo su un piano più allargato, una cena esclusiva che si è tenuta alla splendida tenuta vitivinicola Tenuta l’Argentiera, sita a Bolgheri e alla quale abbiamo invitato molti esponenti della stampa, specializzata e non, designers e clienti internazionali. E’ stata l’occasione per celebrare il marchio IVV, godendo di un’apparecchiatura pressoché interamente realizzata con nostri prodotti.”

IVV ha un vastissimo archivio, quanto è importante valorizzarlo?

IVV 70 anniversario 2022

“Ne accennavo sopra, parlando della storia di IVV. Il mio lavoro di rilancio del marchio è partito proprio dall’indagine che ho svolto nei suoi archivi. Dire che è importante è dire poco, non solo perché rappresenta la memoria storica dell’azienda, ma perché, anche solo osservando oggetti realizzati in un arco temporale così lungo, hai la netta sensazione che ti stia scorrendo davanti un pezzo veramente importante della storia della produzione del vetro italiano. Non nascondo che, la prima volta che mi si sono aperte le porte di questo mondo, ho chiesto di essere lasciato solo e, percorrendo i corridoi, in mezzo agli scaffali su cui giacevano, silenti, così tante creazioni, ho avuto i brividi: è stato come se quei bicchieri, quelle coppe, quei piatti e quei vasi mi parlassero; ciascuno di loro mi raccontava di un’epoca, di un momento, di un atto creativo preciso. Ed è in quel momento che ho capito con estrema chiarezza che le risposte alla domanda su quale forma e direzione dare al rilancio di IVV, almeno per la metà, stavano proprio lì, davanti ai miei occhi.”

Qual è il significato del progetto Icone?

“Il progetto Icone è figlio diretto di quanto dicevo a proposito dell’archivio storico di IVV. E’ la forma che ho deciso di dare al recupero e alla valorizzazione di tanti piccoli-grandi capolavori realizzati dai maestri vetrai IVV nell’arco di settant’anni. Molti di loro hanno realmente segnato in modo indelebile la storia del design, anticipando tendenze e mode nel mondo. Oltretutto, di diversi di questi prodotti non c’è più nemmeno il campione fisico, ma solo tracce – qualche foto, degli schizzi, qualche appunto sulla committenza, sull’anno di realizzazione e poco più – che contribuisce ad aumentare il fascino e l’alone, appunto, “iconico” che li circonda, nelle nebbie di un passato che altrimenti andrebbe perduto per sempre. In ultima analisi, Icone nasce per marcare la distanza tra chi ha un marchio e chi pretende di averlo, creandolo a tavolino: per essere davvero tale, un marchio non si crea da una semplice dichiarazione autoreferenziale; un brand nasce da una successione di «fatti», di segni concreti che, nonostante siano figli di epoche diverse, sono connotati da un’organicità interna e si dipanano su un arco temporale sufficientemente lungo da farli entrare nella testa delle persone.”

Può dirci di più sui pezzi inclusi in Icone?

“Dal 2019 abbiamo rieditato e inserito nella Collezione Icone sette pezzi del passato di IVV (sei vasi e una linea di centrotavola). Per ciascuno di loro, sui nostri cataloghi, abbiamo raccontato la loro storia, l’anno di nascita , chi li commissionò, in quanti pezzi e gli aneddoti a loro legati. Sono storie affascinanti, perché parlano di un artigianato che purtroppo non c’è più, di un’epoca in cui si potevano ancora realizzare creazioni in tiratura limitata senza dover affrontare costi astronomici e nella quale non esisteva ancora l’imperativo del dover vendere in quantità industriali per la sopravvivenza dell’azienda. Cito solo l’ultimo pezzo che, in linea temporale, abbiamo inserito in collezione, proprio quest’anno, per festeggiare il compleanno di IVV: Capalbio 52, una vaso che, dai nostri archivi, risulta essere stato niente di meno che il primo vaso prodotto da IVV, in un pezzo unico, per partecipare ad un’esposizione cui la neonata vetreria fu invitata a partecipare a Capalbio, nel 1952.”

L’Onu ha eletto il 2022 come l’ Anno Internazionale del vetro, ci racconta le qualità uniche di questo materiale?

“La purezza, la pulizia, la riciclabilità e quindi il suo essere praticamente eterno ed ecosostenibile, il modo quasi magico in cui nasce (dalla sabbia e da pochi altri additivi, miscelati in quantità e proporzioni che sono il segreto di ogni vetreria, ciascuna ha le sue formule che custodisce gelosamente) e la capacità che ha il maestro vetraio, soffiando dentro ad una canna vuota in cima alla quale c’è una pallina di vetro incandescente, appena tirata fuori dal forno, di trasformarla in una forma, in un oggetto, azione che ha l’evocatività della creazione artistica.”

Mi può raccontare anche che cosa la appassiona e l’affascina personalmente del vetro?

“Tutto quello che le ho raccontato fino ad ora… Glielo sintetizzo citando un anonimo fiorentino del Rinascimento: “Niuna impresa, per pur piccola che sia, può trovare suo inizio e compimento senza sapere, senza potere, senza con amore volere”.”

In che modo gli oggetti IVV influenzano l’atmosfera di una casa?

IVV 70 anniversario 2022

“Per noi il cliente IVV è una persona che ama circondarsi di oggetti che siano espressione del “bello” e che, in quanto tali, possano arricchire, rasserenare, ispirare il quotidiano di chi li vive, consciamente, quando lo sguardo cade volutamente su di loro o inconsciamente, quando gli si passa fugacemente accanto, percependone istintivamente la presenza. Gli oggetti che creiamo vogliono essere espressione di un affordable luxury, legato non solo al valore materiale dell’oggetto, ma al valore intrinseco che ne ha determinato la nascita.”

Ed infine ha qualche consiglio per come imbandire la tavola?

“La mia parola d’ordine nell’apparecchiare è “Mix & Match”. Dopo tanti anni di monotonia, di un’omogeneità grigia, si è iniziato a mescolare non solo colori diversi nello stesso tipo di materiale, ma anche materiali diversi ed è così che, finalmente, si vedono realizzate mise en place decisamente più originali e contemporanee. In questo senso, il vetro, che sia nella forma del sottopiatto, del piatto piano, della scodella o del piatto dessert, se abbinato con gusto al piatto in porcellana o in altri materiali diventa un compagno ideale di quest’ultimo, per dare vita ad apparecchiature davvero creative. E IVV, in questa tipologia di prodotto, offre davvero tante alternative che permettono di ottenere questo risultato.”