Fuorisalone 2021 Nardi: intervista a Raffaello Galiotto, la nuova collezione Doga

Fuorisalone 2021 Nardi: Doga è la nuova collezione dell’azienda per l’arredo da esterno, ne abbiamo parlato con  il designer Raffaello Galiotto.

Fuorisalone 2021 Nardi

In che modo si sta evolvendo, oggi, il settore dell’arredamento, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?

“L’ambiente domestico sta vivendo un momento di grande interesse. La maggiore attenzione alla funzionalità degli spazi e alla loro gradevolezza, che abbiamo noi tutti sperimentato in questo periodo, fa evolvere il settore dell’arredamento verso queste direzioni. Oggi l’acquisto dei mobili è un’operazione più ragionata perché segue precise necessità sperimentate. Aspetti come l’adattabilità agli spazi, l’ingombro contenuto e la praticità di pulizia e igiene delle superfici sono sicuramente molto più importanti.”


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Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovranno affrontare le aziende che producono design?

“La pandemia ha temporaneamente oscurato le problematiche ambientali che ora stanno riemergendo prepotentemente. Le aziende di design o meglio ancora il “sistema design” ha il dovere e l’opportunità di interpretare queste necessità. Il futuro si giocherà sulla sostenibilità e credo che sopravviveranno solo le aziende attente a questo tema.”

Cosa ne pensa della “cultura del design” attuale e cosa significa per lei essere un designer?

“Il design è per natura in continuo cambiamento. Penso e spero che questo periodo sia un’occasione, anche per il design, per valorizzare la competenza. Essere un designer significa saper interpretare il mutamento attraverso progetti che guardano al futuro ma con azioni o prodotti utilizzabili oggi. Lo sguardo mira lontano ma i piedi sono posati per terra.”

Come sarà la casa del futuro secondo lei?

“La casa del passato era costruita per proteggerci dall’ambiente, la casa del futuro sarà una casa che proteggerà l’ambiente.”

Ci racconta le nuove sedute Doga di Nardi?

“Doga è una collezione outdoor costituita da tre sedute e un tavolino. A ispirarmi sono state le caratteristiche dell’ambiente esterno che predilige le sedute fresche e drenanti per evitare il ristagno d’acqua, leggere per essere facilmente spostate e impilabili per occupare poco spazio quando devono essere riposte. E, non da ultimo, sono realizzate con un materiale duraturo e riciclabile al 100% come il polipropilene, ho cercato di tradurre queste esigenze con un disegno caratterizzato dall’archetipo della doga, dal carattere sottile ma ben strutturato, prediligendo linee e forme morbide per accogliere comodamente il corpo in pieno relax. Ho poi studiato una nuova palette di colori ispirata al paesaggio per rendere più gradevole la loro percezione all’aperto.”


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Quanta ricerca, dedizione e attenzione, richiede lo studio di una nuova linea di prodotti?

“C’è sempre molto lavoro dietro a questi progetti. La cura del dettaglio è quasi maniacale e a volte sembra superflua ma ho notato come non sfugga neanche agli osservatori più frettolosi. Sono prodotti di alta tiratura, realizzati con stampi di acciaio di grandi dimensioni che comportano uno studio tecnico molto approfondito e un lungo lavoro di fresatura, per questo sono progetti che non si possono improvvisare.”

Quale sarà il concept dell’allestimento per la Design Week 2021?

“Il concept dell’installazione al Fuorisalone di Interni all’Università degli Studi di Milano si focalizza sul tema del confinamento dei piccoli spazi outdoor. Si tratta di due aree lounge, aperte ma circoscritte, costituite da salottini con poltroncine Doga Relax e il divisorio per esterni in plastica riciclata Sipario di Nardi. Li definirei due piccoli arcipelaghi formati da isole pedanate in cui la policromia dei mobili interagisce con i colori della pavimentazione.”


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Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

“Non c’é dubbio che la sostenibilità ambientale è e sarà l’aspetto più rilevante che avrà ricadute sui materiali, il consumo di energia, la durata ma sempre senza dimenticare la gradevolezza e il piacere delle cose.”

Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

“Credo non sia una questione di stile ma una caratteristica, una combinazione di fattori generata da un tessuto produttivo molto variegato e concentrato su un determinato territorio. Il saper fare, l’artigianalità, il gusto per il bello possono ancora fortemente caratterizzare il design prodotto in Italia.”

 

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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