Alessi 100 anni: il progetto 100 Values Collection, l’intervista ad Alberto Alessi

Alessi 100 anni: in occasione della Milano Design Week e per il 100 Anniversario di Alessi, abbiamo incontrato ed intervistato Alberto Alessi, Presidente dell’Azienda con cui abbiamo parlato di Alessi 100 Values Collection, la speciale iniziativa che racconta i valori dell’azienda. Dodici valori, dodici mesi, dodici progetti inediti: oggetti mai realizzati, prove di studio e nuove versioni di classici d’autore.

Alessi 100 anni 

Alessi 100 Values Collection è la speciale iniziativa che, in occasione del centenario, celebra i valori che definiscono l’identità della Fabbrica del Design Italiano. Una collezione di oggetti sorprendenti: versioni inedite, prove di studio e nuove versioni di classici d’autore. Ci racconta questi progetti inediti.

Alessi 100 anni


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“La Alessi 100 Values Collection è la speciale iniziativa che, in occasione del centenario, racconta valori fondanti della dell’azienda. Dodici valori, dodici mesi, dodici progetti inediti che hanno radici profonde. Oggetti mai realizzati, prove di studio e nuove versioni di classici d’autore: alcuni entreranno a catalogo, altri saranno proposti in edizione limitata.

Nell’arco di un anno (a partire da maggio 2021) Alessi ha presentato e presenterà ogni mese un nuovo valore e il progetto ad esso associato, risultato di un approfondito lavoro di ricerca negli archivi del suo Museo. Ciascun progetto è stato scelto per la sua capacità di rappresentare uno dei dodici valori che hanno definito l’identità e la pratica della Alessi. Posso raccontare i primi 5 … i successivi saranno svelati nei prossimi mesi!

  • 1° valore: Industrial Craftsmanship, l’essere un incrocio tra un’industria di produzione di serie e un laboratorio artigianale, pronto a piegarsi alle esigenze espressive dei designer prediligendo procedimenti produttivi a metà strada tra industria e artigianato. A rappresentare questo valore, ‘Twergi’ una collezione di oggetti torniti in legno disegnati da Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Kuno Prey e Bortolani Becchelli Associati.
  • 2° Valore: Art, il design come disciplina creativa di matrice artistica e poetica, per portare un poco di trascendenza nella nostra società dei consumi. Un valore fondamentale dell’identità dell’azienda che concepisce la propria natura più affine a un “Laboratorio di Ricerca nel Campo delle Arti Applicate” che a un’industria nel senso tradizionale del termine. Questo valore è rappresentato dal vaso 100% make-up Proust di Alessandro Mendini, architetto, artista, designer e teorico di fama mondiale, nonché collaboratore storico dell’azienda.
  • 3° valore: Paradox, ciò che contraddice l’opinione e l’esperienza comune, sorprendendo con il suo contrastare la logica corrente: un approccio per andare oltre l’apparente banalità degli oggetti del quotidiano. “Merdolino” è stato scelto per rappresentare Paradox. Ideato da Stefano Giovannoni nel 1992, anno in cui l’azienda sorprese il pubblico e scandalizzò i benpensanti del design con questo grazioso scopino da bagno che ha la forma di un verde germoglio sbocciato in un vaso e proposto per il centenario dell’azienda in una versione Gold, realizzata in una serie numerata di 999 esemplari, questo oggetto provocatorio diviene “un paradosso al quadrato’’.
  • 4° valore: Beyond, la ricerca di andare “oltre”. Non un oltre gratuito, ma il tentativo di far evolvere il modo di lavorare e il mondo degli oggetti, evitando l’accogliente cuscino della pratica abituale. Cohncave, è il progetto rappresentante. Riedizione del celebre centrotavola di Susan Cohn, nato nel 1992 all’interno di un workshop di progettazione del Centro Studi Alessi (CSA) che coinvolse circa duecento progettiste under 30 sul tema degli archetipi della presentazione e dell’offerta del cibo.
  • 5° valore: Hybridisation, il mescolarsi di culture e discipline diverse, di linguaggi e approcci progettuali differenti, per creare fecondi cortocircuiti creativi; il progetto che incarna questo valore, espressione della multidisciplinarietà, sono due oggetti iconici di Alessandro Mendini, architetto, artista, designer e teorico di fama internazionale: i cavatappi Anna G. e Alessandro M. che nella nuova edizione dedicata al centenario, si vestono dell’onirico decoro Galla Placidia.”

In che modo si sta evolvendo, oggi, il settore dell’arredamento, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?


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“Francamente non lo so. Ho bisogno di tempo per capire meglio …”

Vi siete posti nuovi obiettivi in ottica green o nuove soluzioni eco-sostenibili?

“Nel 2020 Alessi è diventata una Società Benefit. Tra i parametri rispettati da tali Società vi è anche quello relativo a ‘Comunità e Ambiente’ che ad Alessi è stato riconosciuto in quanto L’attenzione all’ambiente si rispecchia in tutto il ciclo di produzione, dalla scelta di materiali riciclabili o di lunga durata (95% del totale) alla gestione e recupero degli scarti (94% dei rifiuti viene riciclato o recuperato, e solo il 6% smaltito) e dal 2004 tutti i processi di produzione nello stabilimento sottostanno alla certificazione ambientale UNI EN ISO 14001:2004, che include materie prime, energia, acqua, biodiversità, emissioni di Co2 e rifiuti.”


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Gli oggetti di Alessi sono diventati alcune delle icone più importanti del design. Quali crede siano i fattori che hanno generato questa immagine iconica dell’azienda?

“Il collaborare con i migliori creatori contemporanei…”

Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovranno affrontare le aziende che producono design?

“Come sempre, cercare di lavorare sulla borderline tra il possibile e il non possibile senza che questa continua attività di sperimentazione ci faccia perdere il contatto con il pubblico.”

Come sarà la casa del futuro secondo Alessi?

“Penso interessante e difficile per un produttore che cerca comunque di difendere una certa idea di qualità culturale nella massa della società dei consumi contemporanea.”

Ci racconta le novità della collezione 2021?

“Le novità del 2021 sono prevalentemente concentrate nella iniziativa della Values Collection, mi è parso giusto, attingendo alle collezioni del Museo Alessi, ricordare la sua vastità e profondità.”

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

“Mi lasci ancora un po’ di tempo per capire …”

Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

“Ma certo! Negli anni ’70 il design italiano era caratterizzato dall’essere disegnato da italiani e prodotto in Italia; negli ’80 è caduta la barriera dell’italianità dei designer visto che metà dei nuovi progetti era disegnata da designer stranieri, che hanno trovato nelle fabbriche del design italiano i partner ideali per il loro lavoro; a partire dagli anni ’90 poi addirittura in alcuni casi è scomparsa anche la produzione in Italia, dal momento che parecchie industrie hanno cominciato a delocalizzare la produzione in aree più convenienti… la cosa curiosa è che tuttavia i risultati di questa collaborazione, di questo lavoro, hanno mantenuto l’imprinting italiano e che ancora oggi se si vogliono trovare i migliori esempi del design francese, inglese o che so brasiliano si deve molto spesso fare ricorso ai cataloghi delle fabbriche del design italiano. Ritengo che ciò sia dovuto alle pratiche complessive delle fabbriche del design italiano, che hanno progressivamente assunto la identità di laboratori di ricerca nel campo del design, delle arti applicate, e che al centro della nostra azione ci sia una continua attività di mediazione tra le migliori espressioni della creatività contemporanea nel campo del design e i sogni del pubblico. E’ per questo che i migliori autori trovano in noi dei partner ideali per realizzare quello che hanno dentro, senza troppi interventi del marketing.”

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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