Successioni e donazioni: cosa cambia dal 2026 con la riforma

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

Successioni e donazioni non saranno più le stesse a partire dal 2026. Già con il Decreto 139/2024, che a partire da quest’anno ha introdotto diverse novità, la materia è stata semplificata e razionalizzata, e a partire dal 2026 le cose cambieranno ancora: ecco come.

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Successioni e donazioni: cosa cambia dal 2026 con la riforma
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Buone notizie in arrivo per chi riceverà successioni e donazioni, sia immobiliari che non, dal 2026. La riforma della materia, infatti, introduce diverse novità che semplificano e razionalizzano gli iter burocratici e che riducono le imposte. In particolare, gli aspetti salienti di donazioni e successioni che cambieranno totalmente a partire dal 2026 sono:

  • aliquote e franchigie;
  • l’autoliquidazione;
  • la liberalità d’uso;
  • i trasferimenti aziendali in famiglia;
  • la semplificazione delle dichiarazioni;
  • il trust.

Grazie al Decreto successioni e donazioni, le cose saranno più semplici per gli eredi e chi riceve una donazione, in particolar modo per quelli che ricevono somme ingenti (che superano il milione di euro). Nulla cambia, invece, per i redditi più bassi. Ecco tutte le novità più importanti a cui daremo il benvenuto con l’inizio del nuovo anno.

Successioni e donazioni

Successioni e donazioni: cosa cambia dal 2026 con la riforma
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Quest’anno si è parlato parecchio di successioni e donazioni, soprattutto per il Decreto omonimo, che ha cambiato parecchie carte in tavola e che continua nella sua riforma della materia. Dopo le novità annunciate lo scorso anno, infatti, dal 2026 le regole cambieranno sostanzialmente. Riguardo le franchigie e le aliquote di imposta, queste non cambieranno nella loro entità, ma nell’applicazione: oggi si applica un’aliquota del 4% sull’eccedenza rispetto ad 1.000.000 di euro tra donazioni e successioni ricevute, mentre dal 1 gennaio 2026 si introduce il principio della doppia franchigia, e si pagherà sull’eccedenza di 1.000.000 per le donazioni e di 1.000.000 sulle successioni (per un totale di 2.000.000 di euro senza tasse).

Un’altra importante novità riguarda il calcolo dell’imposta da pagare, per il quale non si dovrà più attendere l’Agenzia delle Entrate, ma si procederà in autonomia. Si deve però conservare la documentazione autodichiarativa per 2 anni, periodo entro il quale l’AdE può effettuare controlli e verifiche. Si aboliscono anche le tasse sulle liberalità d’uso, ossia le donazioni e le cessioni di denaro come i regali di Natale, mentre saranno tassate le donazioni per riconoscenza (secondo quanto stabilito dall’articolo 770 del Codice Civile).

Semplificazioni e razionalizzazioni

Successioni e donazioni: cosa cambia dal 2026 con la riforma
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Saranno meno tassati anche i passaggi aziendali tra coniugi e verso i figli: in questo senso, si sarà esenti dal pagamento delle imposte se chi riceve la donazione mantiene l’attività per almeno 5 anni. Anche le dichiarazioni saranno molto più semplici: innanzitutto, dall’apertura della successione si ha tempo 12 mesi per presentare la dichiarazione relativa, all’interno della quale non sarà più obbligatorio inserire gli estremi dell’atto di vendita o delle cessioni che hanno avuto luogo negli ultimi 6 mesi. In buona sostanza quindi, gli eredi non devono più informare l’Agenzia delle Entrate su come hanno disposto dei beni ricevuti in successione, se hanno deciso di vendere gli immobili o di cedere somme di denaro.

Infine, l’imposta di successione standard si applicherà anche ai trust, anche quando il bene si trova in Italia e il disponente all’estero o viceversa. Inoltre, si potrà decidere quando pagare l’imposta, se al momento dell’attribuzione finale dei beni e dei diritti ai beneficiari, o se alla costituzione del trust. Chi vende una casa donata, quindi, avrà vita più facile, così come gli eredi nelle successioni.

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