Spese legali per lo sfratto: quali sono e a quanto ammontano
Le spese legali per lo sfratto sono l’onere più alto che il proprietario di un immobile deve sostenere per riuscire a liberarsi di un inquilino moroso. Si tratta di spese che, sebbene possano essere rimborsate, devono sempre essere anticipate dal soggetto che agisce. Ecco quali sono, a quanto ammontano e come fare per recuperarle.
Guarda il video

Quando un inquilino non paga l’affitto, dopo avvisi bonari e solleciti formali di pagamento, spesso per i proprietari dell’immobile non resta altro da fare se non rivolgersi ad un avvocato. Nell’iter di sfratto, le spese legali rappresentano un onere non indifferente, ma spesso non si ha idea di che entità possano avere finchè non ci si trova con i conti fatti davanti agli occhi.
I problemi principali sono due. Innanzitutto, per legge, a sostenere le spese legali in via anticipata deve essere il soggetto che agisce, il quale può successivamente chiedere un rimborso.
Il secondo problema riguarda la detraibilità delle spese, in quanto non è prevista alcuna detrazione di questo tipo di spese nel Modello 730 (a meno che non si parli di imprese, le quali possono scaricare le spese dei professionisti di cui si avvalgono nello svolgimento del proprio lavoro). Stando così le cose, come si può fare per recuperare quanto sborsato nell’intento di procedere ad uno sfratto per morosità? Soprattutto, però, a quanto ammontano queste spese, e che natura hanno?
Spese legali per lo sfratto

Le spese legali per lo sfratto sono, come anticipato, l’onere più consistente a carico del proprietario che intende intraprendere un’azione legale nei confronti di un inquilino moroso. Queste riguardano:
- le spese di giustizia, come la marca da bollo (27 euro) e il contributo unificato (parametrato al valore della causa e della procedura),
- la parcella dell’avvocato, ossia l’onorario del professionista (varia da 500 a 1.500 euro),
- le notifiche tramite ufficiale giudiziario o posta (variano dai 30 ai 50 euro),
- le spese per l’esecuzione forzata, che richiede l’intervento di un ufficiale giudiziario e riguardano il rilascio forzoso dell’immobile.
Escludendo l’ultimo punto, il più variabile di tutti, in media si può affermare che uno sfratto costi al proprietario tra i 500 e i 2.000 euro. Gli unici proprietari che possono evitare queste spese sono i soggetti che presentano un reddito inferiore a 13.659,64 euro all’anno, i quali possono avvalersi del gratuito patrocinio.
Come recuperare quanto sborsato

Considerato che le spese per farsi seguire in una causa di sfratto non possono essere portate in detrazione o in deduzione nella dichiarazione dei redditi, a differenza delle spese notarili sostenute per l’acquisto di un immobile, per i privati non vi è altro modo per recuperare le spese se non rifacendosi sull’inquilino moroso, che le ha rese necessarie. Questo dovrà rimborsare il contributo unificato, i bolli, le notifiche e la parcella dell’avvocato.
Purtroppo però, recuperare questi soldi è davvero parecchio difficile, in quanto un inquilino moroso è un soggetto in difficoltà economiche e che, spesso, a seguito di una decisione del giudice in questo senso, si rende irreperibile. Trovarlo, e scovare eventuali altri redditi da sottoporre a pignoramento rappresenta un’ulteriore spesa, perchè i costi dell’avvocato andrebbero anticipati anche in questa fase.
Se poi a questo si aggiungono anche eventuali minori nel quadro generale, la situazione si fa ancora più complicata sia dal punto di vista dello sfratto che del recupero delle spese. La soluzione migliore, in questi casi, è cercare un accordo con l’inquilino e concedergli del tempo per saldare quantomeno una parte del dovuto, e poi liberare l’immobile in maniera pacifica.