Sfratto con minori in casa: si può chiedere?
Si può chiedere lo sfratto con minori in casa di un inquilino moroso? La legge italiana prevede che il proprietario di casa chieda lo sfratto anche in caso della presenza di minori in casa, ma si tratta di una procedura molto più lunga del normale, che trova la sua spiegazione di allungamento dei tempi nella ricerca della maggior tutela possibile dei diritti dei più piccoli.
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Al giorno d’oggi il timore di dover avere a che fare con un inquilino moroso è uno dei freni maggiori che limitano le locazioni in Italia. I proprietari infatti, spaventati dall’eventualità di non ricevere il pagamento mensile del canone, spesso preferiscono non affittare la propria casa piuttosto che correre il rischio.
Chi invece decide di tentare la sorte, lo fa prendendo più precauzioni possibili. Ne sono un esempio l’analisi più approfondita dei redditi, la richiesta più alta della cauzione e i tanti vincoli che si introducono nel contratto di locazione.
Molto più di altre precauzioni però, salta all’occhio come vero e proprio trend l’intenzione di escludere dalla platea di potenziali inquilini, le famiglie con figli minorenni. Il motivo non sta nell’avversione verso i bambini, quanto più nella consapevolezza che chiedere uno sfratto con minori in casa è molto più complesso, difficile e lungo del normale.
La legge però, lo prevede, a patto che siano tutelati i diritti dei più piccoli. Ecco come si può fare, e quali sono tutti i passaggi dell’iter burocratico di sfratto con minori in casa.
Sfratto con minori in casa

Quando ci si trova nella posizione di dover chiedere uno sfratto ad un inquilino moroso, che però ha dei figli minorenni nel suo nucleo familiare, la situazione si fa complicata. Al di là del conflitto etico personale, infatti, la procedura di sfratto diventa di fatto più difficile da portare a termine: è necessario garantire la tutela dei diritti dei più deboli. In particolare, ad allungare i tempi è il periodo di grazia che l’inquilino può chiedere al giudice.
Si tratta di un periodo aggiuntivo a quello già garantito per legge, entro il quale si può saldare il proprio debito, e può avere una durata variabile:
- 90 giorni in condizioni normali;
- 120 giorni se la morosità deriva da eventi imprevisti (perdita del lavoro, malattia, ecc.);
- 6 mesi dopo lo sfratto per permettere alla famiglia di riorganizzarsi;
- 1 anno in caso di famiglia con minori a carico.
Tutelare i diritti dei più piccoli

Per tutelare i diritti dei più piccoli, nelle varie fasi dello sfratto entrano in gioco anche i servizi sociali, che fungono da mediatore tra le parti, prima di arrivare allo sgombero forzato. Di fatto, quindi, i servizi sociali avviano delle trattative per riuscire a trovare un accordo pacifico che faccia rimanere la famiglia nell’alloggio. I servizi sociali possono anche aiutare gli interessati ad accedere al Fondo Affitti o al Fondo Morosità Incolpevole, così come al sostegno economico dei Comuni.
Infine, possono mediare un diverso tipo di accordo con i proprietari, che preveda magari l’uscita posticipata dall’alloggio. Se l’accordo però non si trova in alcun modo, i servizi sociali si fanno parte attiva nel cercarne uno nuovo o fornire un’assistenza economica temporanea.
Insomma, l’obiettivo è garantire la maggior tutela ai minori, cosa che richiede tempi davvero lunghi. Proprio per prevenire questa evenienza, molti proprietari non vogliono più affittare casa. L’importante, per riuscire a tutelarsi, è farlo sempre con un contratto scritto. Sfrattare un inquilino moroso senza contratto, infatti, è una vera e propria impresa.