Impianto idrico in Condominio: è possibile il distacco?

Come si gestisce un impianto idrico condominiale. In particolare, cosa accade allorquando il Condomino decida di staccarsi dall’impianto comune?

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L’art.1117 c.c. nel far riferimento all’impianto idrico installato in un Condominio prescrive che i sistemi centralizzati di distribuzione e trasmissione di energia elettrica o acqua, ed il condizionamento dell’aria  sia comuni che singoli devono arrivare fino al punto della singola utenza.

In merito all’impianto idrico comune svolge il ruolo fondamentale la braga che è il raccordo tra la tubatura orizzontale di pertinenza del singolo condomino e la tubatura verticale di pertinenza condominiale (Cass. sentenza n.1027 del 2018).

Impianto idrico distaccato: come è possibile

Qualora il Condomino decida di staccarsi dall’impianto idrico comune per ragioni di risparmio sulla bolletta, può eseguire tale operazione?


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Per rispondere a tale legittimo quesito basta far riferimento all’art.118 c.c. ai sensi e per gli effetti del quale, ciascun condomino deve contribuire alla conservazione delle parti comuni senza modificare la destinazione d’uso del proprio immobile salvo che legge speciale non disponga diversamente.

In forza di tale dettato normativo la corte di Cassazione, in merito alla possibilità del singolo condomino di staccarsi dall’utenza comune ha statuito:

la rinuncia unilaterale al riscaldamento condominiale operata dal singolo condomino mediante il distacco del proprio impianto dalle diramazioni dell’impianto centralizzato è legittima quando l’interessato dimostri che, dal suo operato, non derivano né aggravi di spese per coloro che continuano a fruire dell’impianto, né squilibri termici pregiudizievoli per la erogazione del servizio.

Pertanto secondo l’orientamento prevalente, il singolo condomino che intenda staccarsi dall’impianto idrico o di riscaldamento comune, senza previa autorizzazione degli altri condomini, potrà farlo allorquando dimostri che dal distacco non derivi un’ulteriore spesa a carico degli altri condomini che continuino a restare allacciati all’impianto.

Per l’impianto idrico il distacco senza cagionar danno con aggravio di spese agli altri condomini, dall’impianto centralizzato è più complesso da realizzare anche perché si configura mediante l’aggiunta di tubature nuove, tali da determinare un’influenza sul decoro ed un peggioramento dell’aspetto estetico dell’edificio.


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Occorre, infine, sottolineare che l’eventuale distaccamento dall’impianto comune idrico non determina in capo al condomino distaccato un esenzione dall’obbligo di pagamento delle spese volte ad assicurare il corretto funzionamento dell’impianto idrico comune a cui restano attaccati gli altri condomini.

Principio giuridico per il distacco dall’impianto idrico difficilmente applicabile

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Così come stabilito dalla Corte di Cassazione, il criterio stabilito per il  distacco del singolo condomino dall‘impianto idrico senza cagionare un aggravio di spese a carico degli altri condomini che restano allacciati allo stesso, è tuttavia, di difficile applicazione.


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Ovvero, tecnicamente, ex art.1118 c.c., il singolo Condomino può staccarsi da tutte le utenze comuni non solo dall’impianto idrico, soprattutto per divincolarsi da spese giudiziarie dovute ai decreti ingiuntivi depositati per ottenere  il pagamento coattivo delle spese che non sono erogate da una parte dei condomini morosi ed accollate, in termini di acconto, in capo a tutti gli altri adempienti.

Il limite difficilmente superabile per il distacco dall’impianto idrico è dato dalla necessità del singolo di dover provare che il dislaccio non cagioni un danno in termini di maggior esborso di spese a carico degli altri condomini.

Inoltre occorrerà provare che il distacco che si materializza mediante uso di tubature esterne non rechi danno al decoro o sia inficiante la parte estetica del condominio.

Dunque, alla luce di tale orientamento giurisprudenziale, è possibile staccarsi dal contatore comune di gas o elettricità, ma per quanto concerne il contatore d’acqua, il dislaccio è possibile soltanto sulla carta.

In pratica i cosiddetti “paletti” giurisprudenziali sembrano, spesso, insormontabili, a favore del mantenimento dell’impianto di allaccio comune.

Avv. Ennio Carabelli
  • Laurea in Giurisprudenza
  • Abilitazione Forense presso la Corte d'Appello di Salerno
  • Giornalista Pubblicista
  • Autore specializzato in controversie legali, normative, condominio, casa, successioni, contratto, mutui.
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