Affitto di casa: come fare in modo che a pagarlo sia l’INPS
Ecco quando grazie ad un sussidio si può recuperare anche una parte o tutto il canone di affitto pagato mensilmente. L’Assegno di Inclusione lo prevede.
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Le spese per il canone di affitto di chi vive in locazione è una delle voci di spesa maggiori che questi soggetti sostengono. Ecco perché molti cittadini che vivono in affitto cercano soluzioni per limitare l’esborso.
Per chi oltre a vivere in affitto ha redditi bassi e vive in condizioni prossime alla povertà, lo Stato Italiano viene incontro con l’Assegno di Inclusione. Parliamo della misura che dal primo gennaio 2024 ha preso il posto del Reddito di Cittadinanza. Grazie a questa misura anche l’affitto di casa diventa meno oneroso.
Assegno di Inclusione e affitto di casa, il nesso esistente
Che nesso c’è tra l’Assegno di Inclusione e il canone di affitto? Domanda lecita questa, perché quando si parla di Assegno di Inclusione si parla di una misura di contrasto alla povertà. Un autentico sussidio che però come era per il Reddito di Cittadinanza, ha una doppia componente.
La prima è di integrazione al reddito del nucleo familiare, che grazie a questo strumento può arrivare a 500 euro al mese per i singoli non pensionati e 630 euro al mese per i singoli pensionati. La seconda è la cosiddetta componente dell’affitto imputato. Chi vive in una casa di affitto con il suo nucleo familiare, e con contratto regolarmente registrato all’Agenzia delle Entrate, può quindi ottenere un ristoro sul canone. In questo caso le cifre sono pari a 280 euro al mese di ristoro affitto per i singoli non pensionati e 150 euro al mese per i singoli pensionati.
I requisiti da rispettare
Per prendere l’Assegno di Inclusione e quindi anche la componente del canone di affitto, bisogna avere un ISEE del nucleo familiare non superiore a 9.360 euro. E una componente reddituale del nucleo familiare non superiore a 7.560 euro al mese. Inoltre il nucleo familiare non deve avere dotazioni e risparmi alle Poste o in banca eccedenti i 6.000 euro (aumentati di 2.000 euro per ogni componente della famiglia).
Oltretutto, gli eventuali beneficiari dell’Assegno di Inclusione non devono avere un patrimonio immobiliare ad esclusione della casa di abitazione, superiore a 30.000 euro. Tornando alla componente dell’affitto imputato che fa parte integrante dell’Assegno di Inclusione, il ristoro naturalmente è commisurato all’affitto pagato.
Perché in sede di presentazione della domanda va indicata la spesa per il canone di affitto annualmente versato dall’inquilino al proprietario di casa. Evidente che se il canone di locazione è inferiore a 250 euro al mese, il ristoro erogato sarà inferiore a questa soglia.
Come presentare domanda all’INPS
Gli interessati a questa soluzione che rientrano nei limiti di ISEE e redditi prima citati e che detengono tutte le altre condizioni utili all’Assegno di Inclusione devono presentare domanda all’INPS.
L’istanza si presenta tramite procedura telematica con SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e CIE (Carta d’Identità Elettronica). In alternativa l’interessato può farsi assistere gratuitamente da CAF o Patronati. La cosa necessaria è avere un ISEE in corso di validità per il 2024.
