Abuso di diritto: quando il proprietario di casa esagera

Autore:
Carabelli Ennio
  • Esperto legale

Cos’è l’abuso di diritto? Quando una parte esagera nel rivendicarne uno nei confronti della controparte?

Quando si verifica un abuso di diritto: ecco i casi in cui si esagera nel rivendicarne uno.
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Se una regola c’è nel raggiungimento dell’incontro di volontà tra le parti, al fine di siglare il cosiddetto “accordo”, quella risulta essere data dal rispetto dei canoni negoziali della buona fede e della correttezza reciproca.

Indipendentemente dal contenuto dell’atto negoziale da un punto di vista normativo, le parti si impegnano nella stipula del contratto, ad assumere un comportamento equilibrato in conformità ai diritti riconosciuti dalla giurisdizione.

In caso di difformità a tali obblighi di comportamento da tenere nel corso dell’esecuzione del contratto, l’inadempiente sarà soggetto al cosiddetto abuso di diritto.

Abuso di diritto: di cosa parliamo?

Quando si verifica un abuso di diritto: ecco i casi in cui si esagera nel rivendicarne uno.
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L’abuso si configura nel momento in cui una delle parti del contratto rivendichi un diritto nei confronti della controparte, esagerando in forza dell’uso di una facoltà soggettiva riconosciutagli dal contratto stesso. Il caso di scuola è quando il contraente che ha riconosciuto un diritto o una posizione dominante, ne faccia abuso, esercitandola al fine di cagionare un danno all’altra parte contraente non per realizzare un proprio, legittimo, interesse.

Il caso più in voga risulta essere quello in cui il vicino proprietario di casa eriga un muro sempre più alto al fine di evitare che la luce giunga all’abitazione finitima. Tale condotta rientra tra gli atti dispositivi del proprio diritto reale sul bene di proprietà, ma è posta in essere al fine di cagionare un danno al proprietario dell’abitazione confinante.

Una regola che risulta valida per qualsiasi contratto stipulato tra due parti consenzienti è quella che riguarda il rispetto dei canoni di condotta ispirati alla buona fede e alla correttezza.

Infatti, aldilà delle norme inserite nell’atto sottoscritto, esiste un principio riconosciuto dalla legge che richiama entrambi i soggetti ad assumere un comportamento equilibrato e in conformità con i diritti riconosciuti dalla giurisdizione. Per chi eccede nell’esercizio della propria posizione, il rischio è quello di sfociare nel cosiddetto abuso di diritto.

Abuso di diritto: quali sono i parametri per individuarlo?

Ed allora ci si chiede, a tal punto, come si fa a parametrare l’abuso di diritto.

Ebbene, la dottrina ha individuato, fissato, dei parametri in forza dei quali sia possibile individuare quando si configuri un abuso di diritto.

In primis, è necessario che chi faccia abuso del diritto ne sia il titolare, legittimato ad esercitarlo seppur non per determinati fini illeciti.

In secondo luogo, la condotta illecita perpetuata dovrà essere qualificata come una delle possibili e non come l’unica da porre in essere per esercitare quel determinato diritto.

Le condotte perpetuate, di natura dolosa, dovranno figurare quali irragionevoli rispetto alle circostanze di fatto contingenti.