Diritto alla riparazione: lavatrici, frigoriferi e smartphone si aggiustano anche fuori garanzia
Dal 22 ottobre 2026 il decreto legislativo 176 obbliga i produttori a riparare alcuni elettrodomestici anche a garanzia scaduta: ecco quali, a che prezzo e cosa fare in caso di rifiuto.
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Da oggi, 22 ottobre 2026, un elettrodomestico guasto non è più destinato per forza alla discarica. Entra infatti in vigore il decreto legislativo 176 del 25 settembre 2026 con le nuove regole che toccano da vicino la vita di casa.
Chi produce lavatrici, frigoriferi o lavastoviglie dovrà garantire la possibilità di ripararli anche quando la garanzia legale è finita. L’obbligo non vale per qualsiasi oggetto e la riparazione non diventa automaticamente gratuita.
Diritto alla riparazione: quali elettrodomestici sono coperti

Per la casa l’elenco comprende lavatrici, lavasciuga, asciugatrici e lavastoviglie, frigoriferi e congelatori, aspirapolvere, televisori e altri display. Ci sono poi smartphone, tablet e telefoni cordless, alcune apparecchiature per il riscaldamento domestico, le saldatrici, i server e i beni con batterie per mezzi di trasporto leggeri.
Restano fuori, almeno per ora, divani, mobili e complementi d’arredo; l’elenco potrà comunque allargarsi con i futuri requisiti europei. Per questi beni il produttore deve intervenire gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole, in tempi altrettanto ragionevoli, e può rifiutarsi soltanto se la riparazione è impossibile: il classico “conviene comprarne uno nuovo” non è più una risposta accettabile. Durante l’intervento può essere offerto un apparecchio sostitutivo, ma si tratta di una facoltà; quando riparare non si può, è possibile proporre un prodotto ricondizionato.
Ricambi, tecnici indipendenti e stop ai blocchi
Il decreto prende di mira anche le pratiche che scoraggiano la riparazione. I fabbricanti dovranno rendere accessibili pezzi di ricambio, strumenti e informazioni tecniche, anche ai riparatori indipendenti, a condizioni che non rendano l’intervento sconveniente. Le regole europee fissano periodi di disponibilità dei componenti che spesso vanno dai 7 ai 10 anni dall’uscita dal mercato dell’ultimo esemplare. Sono vietati gli ostacoli tecnici, software o contrattuali ingiustificati: il produttore non potrà negare l’assistenza solo perché l’apparecchio è già stato aperto da un tecnico non ufficiale, né impedire l’uso di ricambi compatibili, usati o stampati in 3D, se conformi alle norme.
Un anno in più di garanzia se scegli la riparazione

Cambia anche la garanzia legale di conformità, che resta di due anni. Se in questo periodo il consumatore preferisce far riparare il prodotto invece di sostituirlo, la responsabilità del venditore si allunga di 12 mesi, una sola volta. La novità riguarda i contratti conclusi dal 31 luglio 2026: chi ha acquistato prima resta con le vecchie regole.
Arriva infine il modulo europeo di informazioni sulla riparazione, facoltativo ma gratuito quando il riparatore decide di usarlo: indica guasto, prezzo e tempi, e le condizioni restano valide per almeno 30 giorni.
Chi riceve un rifiuto ingiustificato può segnalarlo all’Antitrust, che può applicare sanzioni da 5.000 a 50.000 euro per violazione, raddoppiabili nei casi più gravi. Una piattaforma europea per trovare riparatori e repair café è attesa entro il 31 luglio 2027. Prima di chiamare l’assistenza conviene comunque escludere i problemi più banali: spesso una corretta manutenzione evita guasti e uscite del tecnico. E chi deve cambiare un elettrodomestico è utile sfruttare il periodo dell’anno migliore per risparmiare.