Case popolari, 28.000 alloggi possono tornare disponibili: il nuovo piano parte a ottobre

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Di Geronimo Daniele
  • Laurea in Lettere moderne
Tempo di lettura: 5 minuti

Il rinvio serve a far entrare nuove risorse: il contributo per ogni alloggio sale da 25 a 30 mila euro. Primi appartamenti riassegnabili in primavera.

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Case popolari
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Il primo bando del Piano Casa per il recupero delle case popolari non uscirà a settembre come annunciato, ma ai primi di ottobre. Il rinvio, deciso dalla struttura commissariale, non è un rallentamento burocratico: serve a far entrare nel programma nuove risorse legate al Fondo sociale per il clima, e proprio grazie a queste il contributo previsto per ogni alloggio dovrebbe salire da circa 25.000 a 30.000 euro. Un tema importante considerando che le famiglie in attesa di un alloggio popolare in Italia sono circa 300.000, e solo in Lombardia superano le 67.000. Ogni appartamento che torna assegnabile è una casa in più disponibile senza consumare nuovo suolo e senza attendere i tempi di una nuova costruzione.

Quanti alloggi tornano assegnabili

Graduatoria case popolari
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Il bando sarà gestito da Invitalia e mette sul piatto 700 milioni di euro. L’obiettivo della prima fase è rimettere in condizione di essere assegnati circa 28.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi vuoti perché inagibili, su uno stock complessivo di poco superiore ai 60.000. Si tratta di appartamenti che esistono già e che risultano inutilizzabili per impianti fuori norma, carenze manutentive o mancanza di certificazioni: recuperarli è molto più rapido che costruire da zero.

Una precisazione utile per evitare equivoci: qui non c’è nessuna domanda da presentare per i cittadini e nessun click day. A partecipare al bando saranno Regioni, Comuni, aziende casa ed enti gestori del patrimonio pubblico. Per chi è in lista d’attesa l’effetto arriverà più avanti, sotto forma di alloggi che rientrano nelle graduatorie ordinarie dei singoli enti, con i requisiti e le procedure di sempre.

Dove finiranno i soldi

Le risorse non saranno distribuite in parti uguali. Il riparto seguirà due criteri: il fabbisogno abitativo, misurato anche attraverso le liste di attesa, e la consistenza del patrimonio di edilizia residenziale pubblica presente sul territorio. Sulla base di questi parametri le Regioni con il fabbisogno più alto risultano Lombardia, Lazio e Campania, ma la graduatoria definitiva dipenderà dalle domande effettivamente presentate dagli enti. Le prime convenzioni sono attese entro dicembre, mentre i primi alloggi recuperati dovrebbero tornare disponibili in primavera.

30.000 euro bastano davvero?

Bando case popolari
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Resta aperta la domanda più concreta. L’ordine di grandezza era già stato discusso in primavera: l’Osservatorio realizzato da Federcasa con Nomisma osservava che, dividendo 1,7 miliardi per 60.000 alloggi, si arriva a circa 28.000 euro per unità, una cifra che copre ripristini e manutenzioni puntuali ma non riqualificazioni profonde. Nelle stime iniziali del Governo si parlava addirittura di 20.000 euro ad alloggio.

Il passaggio a 30.000 euro è quindi il riconoscimento implicito che la dotazione di partenza era stretta. Quanto basti dipenderà molto dal punto di partenza del singolo immobile: sostituire una caldaia, rifare un impianto elettrico e sistemare i servizi è un conto, intervenire su un alloggio degradato da un decennio è un altro. Sarà questo, alla prova dei cantieri, il vero indicatore di efficacia del programma.

Per chi è già assegnatario o sta partecipando a un bando comunale, il consiglio è tenere d’occhio i canali del proprio ente gestore nei prossimi mesi, perché sarà lì che compariranno gli avvisi. E vale la pena ricordare che sulle assegnazioni sono in arrivo controlli incrociati più stringenti con conseguenze pesanti per chi dichiara requisiti che non possiede.

Case popolari e bando da 700 milioni: foto e immagini