Case green, il conto è salato: l’Italia pagherà almeno 800 miliardi
La direttiva case green che intende riqualificare il patrimonio edilizio europeo presenta un conto troppo salato per l’Italia che pagherà più della media Ue: secondo quanto stimato da Deloitte, la cifra oscilla tra gli 800 e i 1000 miliardi di euro. Si temono gli effetti negativi sui cittadini.

Il prossimo 29 maggio entrerà in vigore la Direttiva Case Green che è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’UE l’8 maggio. Gli edifici sono responsabili del 40% del consumo finale di energia nell’Unione Europea e del 36% delle emissioni di gas a effetto serra associate all’energia, mentre il 75 % degli edifici è tuttora inefficiente sul piano energetico. Proprio per questo l’obiettivo prefissato dalla direttiva è il miglioramento della prestazione energetica del parco immobiliare europeo. Tuttavia, tutto questo avrà un costo e il conto si presenta molto salato, soprattutto per l’Italia.
Secondo l’analisi di Deloitte presentata nel corso dell’evento “Greenhouse Legislation: black hole or pink future per il Real Estate italiano?”, le cifre sarebbero altissime, soprattutto tenendo conto dell’età media degli edifici.
Direttiva case green, conto da almeno 800 miliardi per l’Italia

Rendere la direttiva europea Case Green un’opportunità di crescita per il Paese è possibile. Per farlo, però, serve una soluzione sistemica capace di indirizzare le criticità patrimoniali ed economiche che la direttiva potrebbe far ricadere sui cittadini e sul sistema bancario in assenza di una strategia coordinata. Serve, dunque, un piano programmatico che coinvolga developer e costruttori, investitori istituzionali e retail e il sistema bancario, con il contributo mirato dello Stato, a supporto del “built environment” del Paese e di un settore strategico per la competitività e per il benessere di tutta l’Italia
, è quanto dichiarato da Claudio Scardovi, partner Deloitte responsabile per M&A e Private Equity. Dunque, servirebbe un piano ben studiato per evitare effetti negativi sui cittadini, soprattutto perché la maggior parte degli edifici in Italia risultano obsoleti. Nel dettaglio, circa l’83% degli edifici residenziali è stato costruito prima del 1990 e più della metà (57%) è risalente a prima degli anni ’70. Ricordiamo, inoltre, che l’obsolescenza degli edifici è considerata una delle principali cause di inefficienza energetica degli immobili.
Il parco immobiliare residenziale italiano rappresenta circa il 55% della ricchezza complessiva delle famiglie Italiane. Per questo, è necessaria una strategia per far sì che la direttiva non si trasformi in un buco nero, ma, al contrario, diventi un’opportunità. Si tratta di un processo lungo e articolato che chiama in causa tutti i soggetti in campo e che deve essere affrontato sotto il profilo tecnico, giuridico e finanziario insieme
ha sottolineato Angela D’Amico, real estate sector leader di Deloitte Italia.
Quanto costerà la direttiva case green
In materia di edilizia residenziale, l’Italia è sicuramente un passo indietro rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea e il nostro Paese pagherà a caro prezzo la riqualificazione: servono, infatti, investimenti dagli 800 ai mille miliardi di euro. Questo perché oltre il 60% degli immobili appartengono alle classi energetiche F e G, a differenza della Germania (45%), Spagna (25%) e Francia (21%).