Case Green 2030: ecco perché tanti proprietari stanno correndo ai ripari
La Direttiva Case Green crea uno spartiacque nel 2030, ed essendo arrivati a breve distanza, la domanda sorge spontanea: conviene vendere casa prima di questa data, oppure no? Ecco tutto quello che c’è da sapere sulla Direttiva e i suoi vincoli, e come conviene muoversi caso per caso.
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La Direttiva Case Green avrà un impatto notevole sul valore degli immobili dopo il 2030: gli immobili inefficienti, infatti, subiranno una svalutazione importante dopo questa data, e per molti sarebbe conveniente vendere l’immobile entro questa scadenza.
La strategia, in questo caso, punta ad agire prima che i futuri decreti attuativi entrino a regime e spingano gli acquirenti a pretendere sconti fino al 30% sulle case in classe F o classe G.
Chi invece è proprietario di un immobile di classe energetica alta o punta ad effettuare interventi di innalzamento della classe, può aspettare ancora prima di vendere, con l’obiettivo di trasformare la propria abitazione in un bene premium nel prossimo decennio. Ecco tutto quello che c’è da sapere per fare la scelta migliore in base al proprio caso specifico.
Direttiva Case Green: elementi essenziali

La prima cosa da specificare riguardo la Direttiva Case Green è che chi non adegua il proprio immobile entro le sue scadenze non andrà incontro a sanzioni europee dirette o ad un immediato divieto di vendita o affitto.
Questo approccio, infatti, è stato superato da tempo, ma non vuol dire che si debba rimanere fermi. I singoli Stati, infatti, possono decidere se e come introdurre penalità per chi non adegua il proprio immobile e, di conseguenza, non contribuisce al raggiungimento degli obiettivi minimi di risparmio energetico. Inoltre, non c’è da sottovalutare le conseguenze dettate dal mercato:
- la svalutazione commerciale degli immobili in classe F o G data dall’obsolescenza economica, che può andare dal 15 al 25% rispetto agli immobili di classe alta;
- i costi di gestione in aumento, che rendono l’immobile meno appetibile sia per i potenziali acquirenti che per gli inquilini;
- le difficoltà creditizie, in quanto le banche non concederanno più così facilmente mutui per ristrutturazioni o acquisti di immobili a bassa efficienza energetica.
All’atto pratico, quindi, non ci saranno divieti di legge di vendere case in classe energetica bassa, ma cambierà sostanzialmente il concetto di vendibilità reale, e con esso il valore degli immobili non efficientati. Gli immobili che rischiano le svalutazioni maggiori sono, quindi, quelli che richiedono le spese maggiori post-acquisto (quelli, ossia, in classe G ed F).
Deroghe ed esenzioni

Gli immobili che invece non saranno toccati dalla Direttiva Case Green sono gli edifici storici e vincolati, se il restauro per l’efficientamento ne altera in modo inaccettabile il carattere architettonico o storico; le seconde case, se utilizzate per meno di 4 mesi l’anno o con un consumo energetico previsto inferiore al 25% di quello dell’intero anno; i fabbricati indipendenti piccoli (con superficie utile totale inferiore ai 50 mq); gli edifici religiosi e le strutture temporanee.
Nel 2030, quindi, assisteremo ad una divisione netta del mercato, che vedrà contrapporsi da un lato gli immobili efficienti, e dall’altro quelli energivori, che faticheranno a mantenere il loro valore nel lungo periodo.
La posizione, precedentemente aspetto fondamentale nella scelta di un immobile, sarà superato dalla classe energetica nella scelta degli acquirenti, e anche dal fattore tempo, il che potrebbe portare una casa in classe G al centro città, ma senza cappotto termico, a valere meno di un trilocale in periferia in classe A.