Il Festival des Cabanes a Villa Medici: dove utopia e realtà si incontrano
Fino al primo ottobre il Festival offre un’occasione di riflessione sulle tematiche dell’abitare contemporaneo in relazione alla sostenibilità. Sullo sfondo, la meravigliosa Villa Medici di Roma.

Chi non ha sognato di vivere in una capanna quando era bambino? Nel nostro immaginario, rappresenta il simbolo di casa per antonomasia, è rifugio e nido. Proprio a questo suo aspetto evocativo dell’abitare è dedicato il Festival des Cabanes di Villa Medici a Roma, alla sua seconda edizione e aperto fino al primo ottobre.
Evocando il potenziale immaginifico della capanna, il festival invita a ripensare la tematica dell’abitazione modulare con un focus sulle questioni architettoniche e ambientali contemporanee. Installazioni, micro-architetture, proto-abitazioni trovano spazio nel cuore dei giardini di Villa Medici, il cui eccezionale patrimonio arboreo fu concepito da Ferdinando de’ Medici alla fine del XVI secolo.
Sono sette i progetti – realizzati con materiali riciclati o pensati con un approccio eco-responsabile – messi a punto appositamente per il festival dagli studi di architettura e design ArchiSculpteurs, Atelier CRAFT, Atelier Poem, Aurel Design Urbain, Nelson Wilmotte Architectes per Copacabanon, offset e orizzontale.

La timidité des cimes

Posizionata all’ingresso del giardino, questa capanna offre uno spazio di transizione tra il vialetto e la piazza, accompagnando il visitatore in una passeggiata all’ombra di fronde particolari. Il titolo dell’installazione (la timidezza delle chiome) vuole essere un omaggio al bosco, in particolare al pino marittimo, la specie per eccellenza che caratterizza il paesaggio romano. Costruita in legno di abete, richiama i giardini storici di Villa Medici attraverso una geometria semplice data dalla ripetizione in serie di quindici moduli identici. La distanza che li separa fa entrare la luce che nel corso della giornata assume configurazioni diverse. A firmare il progetto è lo studio Atelier Poem, che interpreta l’architettura come un processo in cui la complessità di ogni parametro progettuale possa essere risolta attraverso concetti semplici e puri. Ha ricevuto la menzione “Giovane Talento dell’Architettura italiana 2022” dal Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC).
Batouto

Un groviglio di travi di abete rosso. Così si presenta Batouto, la “capanna” firmata ArchiSculpteurs che vuole invitare il visitatore a far parte del paesaggio, diventare il paesaggio. Entrare nell’intrico dei rami di un bosco immaginario per poi uscirne per ammirare il mondo e viverlo. Un’esperienza che ci vuole ricordare che una parte importante della nostra vera felicità risiede nella capacità di mantenere e condividere lo spazio che occupiamo. ArchiSculpteurs è un collettivo composto dall’architetto Julien Fajardo e dallo scultore Vincent Brédif. Collaborano regolarmente ai rispettivi progetti. Le loro realizzazioni comuni intersecano scultura e architettura in progetti che indagano i modi di abitare.
Awa

La definizione di capanna in questo caso calza più per una questione di forma che di sostanza. Awa, infatti, è stata progettata da Copacabanon come un’unità abitativa indipendente, completa di ogni comodità: in otto metri quadrati sono stati ricavati camera da letto, cucina e bagno. La gestione dello spazio domestico avviene tramite l’interfaccia E-Bellule, messa a punto da Copacabanon con l’obiettivo di rendere connessi e intelligenti gli habitat autonomi isolati. Offre infatti uno strumento che centralizza tutti gli elementi di controllo, gestione e manutenzione della struttura per monitorarne l’eco-gestione e la longevità. Per nulla improvvisata, Awa è il frutto di una collaborazione fra architetti, ingegneri e artigiani. Il riferimento estetico è alle costruzioni tradizionali giapponesi ed è realizzata in legno e alluminio.
Parasol Tree House

Più che una capanna, potremmo definire questa opera firmata Atelier Craft come un albero meccanico. È dotato di una chioma artificiale che offre spazi ombreggiati dove sostare. Inoltre, in caso di temporali estivi, grazie alla sua struttura a imbuto consente di raccogliere l’acqua piovana, conservarla e ridistribuirla all’ambiente circostante al bisogno. Thomas Lelouch, Minh Ta e Roman Szymczak, fondatori dell’Atelier, vogliono riflettere sul ciclo della vita e sulle proporzioni del paesaggio. Con Parasol Tree House hanno allestito una struttura site-specific che si inserisce in una dinamica di sostegno multiforme, al servizio del giardino e dei suoi visitatori.
Vivere Pontis

Offset è un collettivo composto da amici e amiche architetti, studenti e laureati, che intende dialogare con gli attori locali in un processo di valorizzazione e condivisione delle competenze. In un anno di vita, ha realizzato diversi progetti con cui ha affrontato i temi della partecipazione, della riabilitazione e dell’autocostruzione. Nel caso del Festival, ha partecipato con Vivere Pontis, una passerella che collega due piazze adiacenti dei giardini di Villa Medici. Il ponte consente l’attraversamento delle siepi e del sentiero mediante una salita a ritmi diversi, offrendo così nuove prospettive sul paesaggio.
Tutto Sesto

Con 25 anni di esperienza alle spalle, Aurel Design Urbain riflette sulla città di domani, inventando nuovi usi e nuove utopie per restituire ai cittadini un posto nello spazio pubblico. Un approccio che ha scelto anche per Villa Medici realizzando una struttura curvilinea, ispirata alle forme delle modanature dell’architettura rinascimentale, che accompagna il visitatore nella scoperta dei giardini e che propone sedute all’ombra dei grandi pini. Lungo il percorso, Tutto Sesto espleta la sua funzione di contenere il vagare dei visitatori nei giardini, dialogando con l’ambiente circostante, senza diventare invasivo.
Cabinet de lecture e Librairie 7L

Si chiama orizzontale il collettivo romano di architettura che ha ideato il progetto site-specific articolato in due aree di Villa Medici. Sul piazzale esterno, la sala di lettura che accoglie i visitatori. Concepita come una terrazza sospesa, invita ad abbracciare un cambio di prospettiva salendo un gradino per leggere o per osservare l’ambiente intorno. Nel vestibolo, invece, si trova la Librairie 7L, un omaggio alla libreria omonima fondata nel 1999 da Karl Lagerfeld a Parigi, acquisita poi nel 2021 da Chanel. Qui si può trovare una selezione di opere scelte appositamente per il festival, volumi di pregio che evidenziano l’interazione tra architettura e natura.