Rendere la tavola più divertente o sorprendente si può, basta avere attenzione al dettaglio e un po’ di fantasia. Ecco le stoviglie che non ti aspetti

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 7 minuti

Esplosione di colori, materiali inediti, fatture artigianali e tecnologie moderne. Per una mise en place fuori dall’ordinario ci vogliono  stoviglie che escono dagli schemi.

Rendere la tavola più divertente o sorprendente si può, basta avere attenzione al dettaglio e un po’ di fantasia. Ecco le stoviglie che non ti aspetti
Pic nic, Massimo Cutlery set. Worn Studio

L’estate è spesso sinonimo di pasti all’aperto. La luce del sole e i colori della natura intorno invogliano a portare allegria e leggerezza non solo nelle pietanze, ma anche nella mise en place.

Se la risposta più ovvia sta nel cercare stoviglie colorate e vivaci, chi desidera anche l’elemento inconsueto o di sorpresa troverà in questa nostra selezione spunti di ispirazione interessanti, fra dettagli preziosi, materiali non scontati, persino tecnologie prese a prestito da altri settori.

Come un giardino fiorito

Rendere la tavola più divertente o sorprendente si può, basta avere attenzione al dettaglio e un po’ di fantasia. Ecco le stoviglie che non ti aspetti
Fleur. Villeroy & Boch

Fiori e colori primaverili sbocciano su mug, portauova, burriere, bricchi per il latte e teiera nella nuova collezione Fleur di Villeroy & Boch. Le tazze, disponibili nelle tonalità del giallo, blu, viola e verde, offrono l’occasione di creare combinazioni mix & match personalizzate sulla tavola.

Rendere la tavola più divertente o sorprendente si può, basta avere attenzione al dettaglio e un po’ di fantasia. Ecco le stoviglie che non ti aspetti
Fleur. Villeroy & Boch

A fare da collante ci pensano gli elementi da portata: il loro design multicolore armonizza infatti l’intero set. Tovaglioli di stoffa e tovagliette a forma di fiore, disponibili in tutte le colorazioni della collezione, completano la mise en place e creano una cornice allegra che accompagna le stoviglie.

All’insegna della raffinatezza

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Escamas, Rabat. Elena Salmistraro per Bosa

L’estro di Elena Salmistraro si declina nella collezione Escamas per Bosa in  equilibrio fra eleganza e tecnologia. Le tazze sono infatti caratterizzate da fittissime textures 3D.

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Escamas, Kora. Elena Salmistraro per Bosa

I motivi traggono ispirazione sia dagli elementi naturali, come le corazze degli animali, sia dalle meravigliose decorazioni arabe, dando vita ai due diversi modelli Kora e Rabat, entrambi realizzati in smalti colorati e oro lucido. Per una tavola semplice, dove è il dettaglio a rendere preziosa la collezione.

Quando l’arte esce dal museo

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Mujer II. Lladró per il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza

All’interno della collezione che Lladró, il prestigioso marchio di porcellane di Valencia, ha firmato per il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza, c’è un omaggio a Delaunay, composta da Donna I, Donna II e Donna III, ispirate al dipinto Abiti simultanei (1925) di Sonia Delaunay.

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Mujer III. Lladró per il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza

In questo dipinto, l’artista ucraina residente a Parigi, una delle pioniere dell’arte astratta e delle avanguardie dei primi del Novecento, esprime un’altra delle sue molteplici sfaccettature: quella di stilista. Nello specifico, uno dei tre abiti raffigurati nel dipinto fu disegnato per la star di Hollywood Gloria Swanson.

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Mujer I. Lladró per il Museo Nacional Thyssen-Bornemisza

I tre pezzi sono stati trasformati in oggetti funzionali in porcellana: bottiglie con i rispettivi bicchieri che riprendono le forme degli abiti a cui si ispirano. Disponibili in soli 25 esemplari per ogni pezzo, sono realizzate a mano da esperti artigiani nei laboratori del marchio a Valencia.

Il pic nic secondo Natalia Ortega

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Pic nic, Julieta Cutlery set. Worn Studio.

Oggetti dall’estetica senza tempo, al di là di mode passeggere. Natalia Ortega, fondatrice di Worn Studio, durante l’ultima Design Week di Milano, ha presentato presso Alcova, nella cucina di Villa Pestarini, il suo progetto Pic Nic.

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Pic nic, Japan basket. Worn Studio.

La designer ha instillato tutta la sua esperienza nella progettazione di posate d’argento e cesti in vimini con inserti in pelle e vetro soffiato che sembrano appartenere a rituali universali, dove è la bellezza delle forme e dei materiali a creare la magia. Più che stoviglie, vere opere d’arte e di artigianato.

Anima artigianale e precisione industriale

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Cesel. Patricia Urquiola per Kartell

Nella collezione Cesel di Patricia Urquiola per Kartell nessuna superficie è mai scontata: si muovono, riflettono e cambiano a ogni movimento. Ciascun pezzo – bicchieri, caraffa e vassoio – è realizzato in materiale riciclato trasparente, la cui texture è caratterizzata da delicate incisioni che catturano e giocano con la luce.

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Cesel. Patricia Urquiola per Kartell

Ispirandosi all’antica arte della cesellatura, Patricia Urquiola ha trasformato una tecnica senza tempo in una collezione di stoviglie dall’allure contemporanea.

Per uno stile inconsueto

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D mug. RedDuo

Sembra quasi uscita da un’incisione di Maurits Cornelis Escher. La collezione in edizione limitata firmata REdDUO, il progetto multifunzionale nato nel 2020 dall’unione creativa di Fabiola Di Virgilio e Andrea Rosso, raccoglie infatti stoviglie realizzate a mano che sfidano la normale percezione.

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D coffee cup. RedDuo

Non solo perché ogni pezzo è unico e può presentare piccole imperfezioni che lasciano intuire la maestria artigianale con cui è stato realizzato e dipinto. Ma anche perché tazze, tazzine e brocca hanno il manico in materiale refrattario che segue linee rette, in netto contrasto con la base rotonda. Nonostante l’alto tasso di artiginalità, ciascun pezzo è labavile in lavastoviglie e utilizzabile nel microonde.

Invasioni pacifiche sulla tavola

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Omini. Stefano Giovannoni per Ghidini 1961

Ricordano i lillipuziani del Viaggio di Gulliver i piccoli omini che Stefano Giovannoni ha disseminato su vassoi, ciotole, portatovaglioli disegnati per Ghidini 1961. Dei piccoli esploratori sempre divertenti e accattivanti, che sdrammatizzano la solidità dei materiali (acciaio e ottone) e le linee pure ed essenziali degli oggetti.

Una magia che sorprende da quasi quarant’anni

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Samba-M. Shiro Kuramata, Ambientec

Era il 1988 quando Samba-M fu presentata per la prima volta alla mostra “IN-SPIRATION”, che fece tappa a Tokyo, Parigi e Milano. La mostra ospitava oltre 20 giovani creatori provenienti dal Giappone e dall’estero, che proponevano nuovi progetti di illuminazione, tra cui Ron Arad e Zaha Hadid. Shiro Kuramata, che curava la mostra e l’allestimento dello spazio, espose anche la sua opera Samba-M. Alla festa di inaugurazione, sorprese gli ospiti versando champagne nel bicchiere della Samba-M e illuminandola di rosso.

Il progetto originale era infatti un oggetto d’arte in cui un LED rosso, la tecnologia più avanzata dell’epoca, era racchiuso in un bicchiere a forma di calice. La sua produzione era molto complessa e costosa, solo un numero limitato di esemplari fu reso disponibile al pubblico.

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Samba-M. Shiro Kuramata, Ambientec

La sua riedizione è stata avviata dalla Galleria Tamura Joe sotto la supervisione di Kuramata Design Office nel 2021, 30 anni dopo la morte di Kuramata. Basandosi sui disegni originali e sul prodotto reale, il brand di illuminazione giapponese Ambientec lo ha migliorato rendendolo a doppia parete in vetro, impermeabile, senza fili e ricaricabile grazie a una batteria agli ioni di litio a lunga durata.

 

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