Nel cuore barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique

Autore:
Marilena Pitino
  • Giornalista
Tempo di lettura: 8 minuti

In Sicilia, lo studio B-Arch firma il restauro conservativo di un palazzo storico che rinasce in equilibrio tra memoria e contemporaneità.

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
Dimora Santagatha

 Nel cuore del Val di Noto, lo studio fiorentino B-Arch, fondato dagli architetti Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro, firma il restauro di Dimora Santagatha, già nota come Palazzo Sbano: un edificio storico che oggi rinasce attraverso un progetto capace di intrecciare materiali locali, luce mediterranea e design contemporaneo.

Ci troviamo sulla soglia di quella che a Noto viene chiamata “città alta”: la parte del centro storico fuori dal perimetro UNESCO e lontana dai percorsi più battuti del turismo internazionale. Una Noto meno fotografata, ma forse più autentica. Se il centro monumentale è ormai meta di un turismo veloce, la città alta conserva ancora una dimensione profondamente vissuta, fatta di relazioni quotidiane, botteghe, panetterie, caffè e piazze ombrose. Dimora Sant’Agata è diventata così una sorta di porta verso quest’altra Noto: un luogo pensato per accogliere visitatori mossi dalla curiosità e dal desiderio di scoprire ciò che si trova appena oltre l’ovvio, raccontano gli architetti Sabrina Bignami e Alessandro Capellaro.

L’attento restauro conservativo

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
Dimora Santagatha

La sfida progettuale è stata quindi quella di creare una dimora di charme, raffinata e accogliente, capace al tempo stesso di dialogare con un tessuto urbano vivo.

La parola chiave che ha guidato il progetto è stata autenticità: il tentativo di preservare, anche in questo nuovo capitolo della sua storia, almeno una parte dell’anima che ha abitato questi spazi per tanti anni, spiegano i progettisti.

Ne nasce un luogo in cui passato e presente, memoria e contemporaneità, instaurano un dialogo coerente.

I nostri progetti affrontano spesso il tema del recupero di manufatti storici e della loro reinterpretazione attraverso funzioni e linguaggi contemporanei. Il nostro approccio si fonda sulla volontà di mantenere una distinzione chiara tra ciò che appartiene al corpo originario dell’architettura e ciò che viene introdotto per renderlo capace di rispondere ai bisogni del presente, sia in termini di comfort sia di identità. Ogni restauro comporta inevitabilmente una perdita. Il nostro tentativo consiste nello spostare questo limite il più avanti possibile, preservando quanto più possiamo dell’autenticità originaria dell’edificio. In questo processo, la chiarezza del disegno diventa fondamentale: l’onestà visiva, l’assenza di ambiguità tra antico e nuovo, tra ciò che è stato e ciò che viene aggiunto, rappresentano la chiave del nostro approccio. Trasformare senza cancellare non è semplice: è forse il tema centrale che attraversa tutto il lavoro del nostro studio, ovvero instaurare un dialogo rispettoso ma vitale tra memoria e contemporaneità, dicono gli architetti.

Materiali e cromie ispirati dal luogo

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Dimora Santagatha

È stato lo stesso edificio a suggerire la palette cromatica.

È una costante del nostro lavoro: cerchiamo sempre di costruire la tavolozza del progetto partendo dai colori, dalle materie e dalle atmosfere che il luogo custodisce già. In questo caso abbiamo recuperato e riutilizzato molti dei materiali originari. In particolare, il pavimento in pietra pece — materiale tipico della Sicilia sud-orientale, un tufo impregnato di bitume naturalmente sciolto dal calore dell’Etna – è stato restaurato e riposato al piano terra, diventando uno degli elementi identitari più forti del progetto. Al primo piano, invece, abbiamo recuperato le cementine decorate del pavimento originario. Le piastrelle superstiti non erano sufficienti a ricoprire interamente gli ambienti, così abbiamo scelto di trasformarle in “tappeti” centrali all’interno delle stanze, completando le superfici con un microcemento dal tono cromatico capace di richiamare la calce antica delle pareti. Su questa base materica e cromatica, già fortemente caratterizzata, abbiamo introdotto nuovi colori attraverso tessuti, dettagli e rivestimenti contemporanei che identificano le diverse camere. L’inserimento di questi elementi è stato volutamente calibrato con grande delicatezza, per evitare che prevalessero sull’atmosfera autentica dell’edificio, raccontano i progettisti.

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
Dimora Santagatha

La facciata in cocciopesto dialoga così con il tessuto urbano con discrezione, mentre all’interno la luce diventa il vero materiale di progetto. Superfici in calce, resina chiara e cromie terrose – dall’ocra al sabbia, fino al verde salvia e ai riflessi di rossi e blu – definiscono ambienti essenziali e fluidi che rispecchiano l’identità del luogo.

Gli spazi fluidi valorizzano la struttura originaria

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
Dimora Santagatha

Nel costruire le nostre architetture cerchiamo sempre di perseguire un tema a cui teniamo molto: quello che potremmo definire il “colpo d’occhio”. Ci interessa creare spazi percepibili con uno sguardo unico e continuo, attraverso l’allineamento delle aperture, delle prospettive e delle sequenze spaziali. Nel caso di Dimora Santagatha questa qualità era già presente nell’impianto originario dell’edificio. Essendo un edificio borghese costruito secondo i canoni dell’epoca, possedeva naturalmente lunghe prospettive interne, allineamenti di porte e una continuità visiva che oggi spesso cerchiamo di ricostruire artificialmente. Il nostro lavoro è consistito soprattutto in una sorta di “ripulitura”: eliminare aggiunte e superfetazioni accumulate nel tempo che avevano compromesso la leggibilità degli spazi originari. Un compito reso ancora più complesso dalla necessità di inserire nuove funzioni, trasformando la residenza in una struttura ricettiva contemporanea con camere indipendenti e bagni privati.

Una luce intima che evoca atmosfere d’altri tempi

Anche la luce rappresenta un elemento chiave del progetto, pensato per assecondare il carattere schivo e raccolto della dimora.

Le grandi finestre protette dalle persiane raccontano un modo antico di abitare: osservare la strada e la città senza esporsi completamente allo sguardo esterno. Abbiamo quindi evitato l’idea, oggi spesso dominante, di saturare ogni ambiente di luce. Al contrario, abbiamo lavorato su una luminosità più intima, fatta di ombre, filtri e penombre, capace di evocare storie di altri tempi: sguardi che attraversano la strada, presenze appena accennate dietro una tenda o nel chiaroscuro di una persiana socchiusa, spiegano gli architetti.

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
Dimora Santagatha

Nelle sette camere – Classic, Deluxe e Suite – il restauro incontra così l’interior design: cementine recuperate, porte antiche restaurate, testiere in tessuti naturali e arredi su misura definiscono un’estetica calda ed essenziale. La materia diventa protagonista: legno, lino e ceramica raccontano una Sicilia domestica e colta, attraversata da influenze greche, arabe, normanne e spagnole. Anche gli spazi comuni – cucina, sala da pranzo e cortile – mantengono la scala dell’abitare tradizionale. Il cortile interno, schermato da una pergola in canne e circondato da agrumi e piante aromatiche, è un’oasi silenziosa dove la luce rimbalza sulle pareti color sabbia restituendo il ritmo lento della vita mediterranea. Dimora Santagatha diventa così un luogo che accoglie più che ospitare.

Una boutique all’interno della chiesa

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
La boutique

Fiore all’occhiello del progetto è la nuova boutique ospitata all’interno dell’antica chiesa di Sant’Agata, edificio settecentesco progettato da Rosario Gagliardi e parte dell’ex Ospedale Trigona. Oggi non più luogo di culto, ritrova vita attraverso un intervento che ne reinterpreta la sacralità in chiave contemporanea, diventando estensione dell’esperienza di ospitalità della Dimora.

Si trattava di un edificio sconsacrato e abbandonato da molti anni, ma ancora profondamente vivo nella memoria collettiva dei cittadini più anziani di Noto: un luogo legato ai ricordi di matrimoni, comunioni e momenti importanti della vita della comunità, rimasto poi chiuso per decenni. Restituire questo simbolo alla città, ma attraverso una funzione completamente nuova, ha rappresentato il cuore stesso del progetto. Una volta compreso che non avremmo avuto alcun diritto di alterare realmente questo spazio, tutto è diventato paradossalmente più semplice. La chiesa è stata soltanto delicatamente ripulita, lasciando sulle pareti tutti i segni depositati dal tempo: tracce, imperfezioni e stratificazioni che continuano a raccontarne la storia, affermano gli architetti.

Nel cuore del barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique
La boutique

L’intervento ha integrato tutti gli aspetti tecnici necessari al comfort contemporaneo — climatizzazione, illuminazione, ventilazione e distribuzione energetica — intervenendo esclusivamente sul pavimento, poiché quello originario in maiolica era andato perduto.

Abbiamo realizzato una piattaforma rivestita in microcemento capace di contenere al suo interno tutti gli impianti tecnici: ventilazione, reti elettriche e distribuzione dei sistemi di climatizzazione. Questa piattaforma esprime bene l’atteggiamento che abbiamo cercato di adottare durante tutto il progetto: quello di ospiti temporanei all’interno di un luogo molto più antico e importante di noi. Un intervento pensato per essere, almeno teoricamente, completamente reversibile. Se un giorno questa funzione dovesse venire meno, sarebbe possibile rimuovere i nostri elementi e restituire la chiesa alla città nello stesso stato in cui ci è stata consegnata, concludono.

Nel cuore barocco di Noto, una dimora storica si trasforma tra hospitality contemporanea e una chiesa convertita in boutique: foto e immagini.