Il restauro di una masseria pugliese segna la rinascita di un’antica residenza del Settecento nel segno della sottrazione consapevole
Riportare un edificio alla sua essenza originaria. Questo l’intervento dello Studio Marrone per una residenza di villeggiatura oggi diventata una destinazione hospitality ricca di fascino.

Alle porte di Taranto, nella frazione di San Donato, il Casino Li Pupi dona nuova vita a una residenza risalente alla fine del Settecento, tornata oggi a splendere grazie a un intervento meticoloso e misurato. Di proprietà della famiglia de Cesare dal 1854, l’edificio presentava segni incoerenti di stratificazioni avvenute nel tempo, interventi eseguiti per praticità che avevano finito per appannare l’identità carismatica della struttura.
Il progetto di restauro, curato dall’architetto Francesco Marrone, è iniziato proprio da un’operazione di pulizia e semplificazione. Rimuovere ciò che era superfluo o incoerente ha permesso di riportare alla luce le proporzioni originarie, tramite un recupero conservativo profondo che ha scelto di valorizzare i segni del tempo come testimonianze di un passato familiare e territoriale.
- Habitat non convenzionali ed eclettici
- L’equilibrio tra memoria e design contemporaneo
- Materiali bionaturali e coerenza materica
- Il paesaggio come estensione della casa
- Un nuovo modello di accoglienza mediterranea
- Il restauro di una masseria pugliese segna la rinascita di un’antica residenza del Settecento nel segno della sottrazione consapevole – Foto e immagini
Habitat non convenzionali ed eclettici

Fondato a Taranto nel 2001 da Francesco Marrone, lo Studio unisce la cultura delle arti visive moderne e contemporanee a un approccio che integra cura del dettaglio e visione d’insieme. La ricerca progettuale rifiuta schemi rigidi e si apre all’interdisciplinarità, equilibrando gli opposti per creare atmosfere pensate su misura nei settori residenziale, retail e hospitality.
Questo, come ogni progetto dello Studio, coniuga l’amore per l’arte con un modello ecosostenibile e concreto, basato su materiali bionaturali, tinte neutre, massima efficienza energetica e ottimizzazione della luce naturale. In quest’ottica, il rinnovamento degli impianti, il recupero del giardino e la progettazione dell’illuminazione hanno contribuito a esaltare le caratteristiche originarie degli spazi, generando ambienti accoglienti, rispettosi del contesto rurale e della memoria del luogo.
L’equilibrio tra memoria e design contemporaneo

All’interno della masseria, una palette cromatica sobria, composta da toni naturali e tenui, accoglie la luce naturale con morbidezza. Le scelte fatte negli interni avvicinano con disinvoltura gli arredi tipici della tradizione rurale pugliese degli anni Cinquanta, parte della memoria storica della casa, a elementi del design contemporaneo internazionale.

Ogni dettaglio è stato pensato per essere percepito come spontaneo, quasi non progettato, pur essendo frutto di una ricerca accurata. Nel living la comodità dei divani Ghost, disegnati da Paola Navone per Gervasoni, si affianca alle semplici sedute in legno e paglia di Zara Home, in un richiamo ai materiali dell’artigianato locale.

La cucina e le porte interne sono state realizzate su disegno in noce canaletto, impreziosite da elementi in ottone spazzolato di Corston e maniglie personalizzate su disegno. Tutti piccoli segni di un’eleganza discreta, che non vuole essere esibita.
Materiali bionaturali e coerenza materica

La scelta dei materiali rappresenta il fiore all’occhiello del progetto e riflette la filosofia di Studio Marrone, orientata alla sostenibilità e al rispetto del luogo. Per le pavimentazioni è stata utilizzata la Pietra di Trani, un materiale che è destinato a invecchiare insieme all’edificio, acquisendo nel tempo una patina unica. Gli intonaci in calce e canapa realizzati da Biomat e da Banca della Calce, garantiscono la traspirabilità naturale degli ambienti, assicurando un comfort abitativo che segue i principi della bioarchitettura.

Anche l’illuminazione gioca un ruolo fondamentale. I punti luce, scelti tra le collezioni di brand come Il Fanale e Karman, vanno oltre la funzione, sono piuttosto escamotage per sottolineare le imperfezioni della texture delle pareti e le altezze delle volte, creando giochi di chiari e scuri che rispettano il carattere intimo della residenza.
Il paesaggio come estensione della casa

Lo spazio si articola in modo fluido: all’interno, la zona giorno introduce la cucina, mentre un corridoio filtra il passaggio verso la zona notte e i servizi, mantenendo intatta la distribuzione semplice e funzionale dell’impianto settecentesco.
All’esterno, il progetto trova nel giardino la sua estensione naturale, una vera e propria stanza a cielo aperto. All’ombra degli alberi, la vita quotidiana trova il suo centro attorno al grande tavolo Concreto di Paola Lenti, pensato come riferimento per una convivialità lenta, tipicamente mediterranea. Il confine tra interno ed esterno si fa labile, trasformando la masseria in elemento del paesaggio stesso.

Il giardino ospita anche una piccola piscina e una dependance costruita con legno e pietra locale spaccata a mano. Questo volume, discreto e perfettamente integrato nel verde, ospita i servizi dedicati all’area relax, tra cui spogliatoi e docce, di cui una interna con rubinetteria industriale in rame, l’altra, esterna, con colonna doccia di Gessi.
Un nuovo modello di accoglienza mediterranea

Il lavoro di Francesco Marrone vuole riportare l’abitare a una dimensione sensoriale, prima ancora che esperienza culturale. In questa masseria, l’eleganza è intesa come una ricerca di equilibrio tra forma e costruzione, tra il rigore della pietra e la morbidezza delle texture.

La casa di villeggiatura dei de Cesare è tornata a essere un luogo di vita e accoglienza, dove la storia del tardo Settecento incontra la sensibilità contemporanea. Una destinazione tipica della Puglia più autentica e segreta, un’architettura silenziosa, che si lascia scoprire a poco a poco attraverso la bellezza dei materiali e la fluidità degli spazi.