Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale

Autore:
Marilena Pitino
  • Giornalista
Tempo di lettura: 6 minuti

Non più solo riferimento estetico, ma materia, metodo e visione: designer e aziende indagano la natura per riportarla al centro delle proprie riflessioni creative, sperimentare nuovi processi, riscrivere il rapporto con i materiali e immaginare un design sempre più radicato nei principi del mondo naturale.

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Mille Fleurs di Baccarat

Vivere a contatto con la natura è un modo per riscoprire sé stessi e migliorare la qualità della propria vita. È da questa consapevolezza che prendono forma progetti che mettono al centro il rapporto tra uomo e ambiente, un tema sempre più rilevante nella nostra quotidianità. La natura è fonte d’ispirazione per molti designer, che sperimentano materiali come il vetro e il legno, ma anche il bambù e altri elementi naturali provenienti dagli stessi boschi. Perché la natura è materia viva, in continua evoluzione, capace di suggerire possibilità sempre nuove, talvolta inaspettate. Questa visione si riflette anche nei progetti di interior design, che si propongono di creare scenari immaginari e di evocare, attraverso atmosfere, materiali, texture e arredi, tutta la bellezza della terra.

Sperimentazioni floreali

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Mille Fleurs di Baccarat

Ha un fascino che cattura lo sguardo, la collezione Mille Fleurs, firmata dalla designer britannica Bethan Laura Wood per Baccarat. Celebre per la sua passione per il colore, i materiali e l’artigianato, propone una reinterpretazione contemporanea dello storico lampadario Zénith, progettato a metà del XIX secolo. Un’azione di decostruzione per restituire una nuova silhouette composta da una struttura modulare di anelli, da disporre orizzontalmente o verticalmente. Attingendo dagli archivi di Baccarat, rivisita i codici dello Zénith – bracci intrecciati, ottagoni e prismi – arricchendoli con elementi floreali tratti dal repertorio della maison e elementi distintivi del proprio universo creativo. Il risultato sono vere e proprie opere d’arte in cristallo che dialogano con il colore – olivina, viola di Parma, ambra, turchese – in creazioni stravaganti e dinamiche.

Inno alle rampicanti

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Hedera del designer olandese Onno Adriaanse

È un viaggio in Australia a ispirare la collezione Hedera del designer olandese Onno Adriaanse, presentata nell’ambito della mostra curata da Dilmos insieme a Valeria Vaccaro, artista italiana con base a Torino, in occasione della Milano Design Week 2026. L’idea nasce dall’osservazione di diverse tipologie di piante rampicanti che si innestano negli alberi, fino a trasformarsi nel tempo in forme autonome. Da queste suggestioni visive nascono oggetti interamente realizzati  in legno massello di noce e di acero, capaci di evocare elementi in continua evoluzione. La collezione comprende: tavolo da pranzo, scrivania con sedia, lampada da terra, credenza e mobile contenitore, a cui viene accostato un nuovo materiale, il vetro, ampliando così le possibilità espressive del progetto.

La collaborazione con Dilmos ha davvero dato un nuovo slancio alla collezione Hedera, introducendo per la prima volta l’accostamento tra legno e vetro e aggiungendo un ulteriore livello di eleganza al progetto, spiega il designer.

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Tavolo Hedera di Onno Adriaanse

Con l’aiuto degli alberi

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Dong Liu, la lampada da terra TG-01

Natura come materia di sperimentazione per il designer, artista, pensatore e creatore Dong Liu, di Heilbronn, in Germania, che ha presentato la lampada da terra TG-01 al Salone Satellite 2026. Una lampada dal design più che essenziale, il cui assemblaggio presuppone l’esperienza diretta nel bosco. Nella confezione originale sono inclusi solo il paralume e i connettori, ma per completarla bisogna procurarsi dei rami (ne bastano tre, piegati, dritti, nodosi o ricoperti di muschio) che fungono da supporto. Grazie a un giunto di collegamento appositamente progettato il processo è molto semplice. La forma del ramo, le sue curve, la consistenza, il peso sono parte integrante del design, elementi che contribuiranno a definire l’estetica finale della lampada.

L’unicità di ogni lampada

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Collezione Bambù di Gupica

Un altro interessante progetto è la collezione di lampade autoprodotte Bambù di Gupica per il lancio di Gupica Edition, piattaforma dedicata a edizioni limitate sviluppate in collaborazione con eccellenze manifatturiere italiane. Quattro tipologie – terra, sospensione e due varianti di applique – in cui la struttura primaria sono le canne di bambù sostenute da corpi illuminanti innestati attraverso componenti provenienti da una lavorazione metalmeccanica di alta precisione. Il diffusore a LED cromato emette luce indiretta, dimmerabile, mentre il cavo di alimentazione tessile, consente un’installazione libera. In equilibrio tra la precisione del design industriale e l’irregolarità naturale del bambù, ogni elemento risulta unico.

La delicatezza del metallo

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Scultura botanica di Francesco Barone

Nel suo dna, la lavorazione del metallo, dall’azienda di famiglia, la Barone Italia, giunta alla terza generazione. Ma nella sua anima dominano la creatività e l’estro che Francesco Barone traduce in accuratissime sculture botaniche, in cui il metallo è lavorato a mano libera con l’utilizzo della fiammella, con la pazienza e l’attenzione che solo un artista – artigiano riesce ad avere. Sostituendo la leggerezza alla naturale rigidità del metallo, il designer forgia rami e foglie, delicati bonsai “vivi” perché destinati ad aggiungere nel tempo foglie e ramificazioni. Pezzi unici raccolti in una serra dedicata, unica nel suo genere.

Visioni surreali

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale
Fable Café + Lounge a Manila,

La natura è anche un tema ricorrente in progetti di interior.  Come nel nuovo Fable Café + Lounge a Manila, progettato da Kenneth Cobonpue, designer e direttore creativo dell’omonimo marchio. Un progetto che evoca un mondo fiabesco, quasi magico.

Il design per me è teatro. Voglio che Fable trasporti le persone in un luogo immaginario: in questo caso, una rappresentazione astratta del mondo naturale. La natura, anche quando è creata dall’uomo, non smette mai di affascinarci e di stupirci, spiega Kenneth.

Entrare da Fable significa così immergersi in una dimensione onirica, dove la natura avvolge e diventa racconto di un ambiente ricco, capace di stupire e trasportare i visitatori una dimensione quasi surreale. Rattan, bambù e tessuti naturali rivestono ogni ambiente per restituire un’esperienza tattile, calda e avvolgente.

Fable è un santuario dove la ristorazione incontra l’arte, dice Cobonpue.

Dai mobili dal design al gioco di texture e luci, ogni dettaglio riflette la sua filosofia creativa.

Volevo creare uno spazio in cui ogni elemento raccontasse una storia, evocando meraviglia e connessione. Questa è la mia interpretazione della natura, che anche nella sua forma artificiale continua a ispirarci, affascinarci e incantarci, conclude Kenneth.

Il design come ponte tra ambiente naturale e artificiale: foto e immagini.