I top ten della Milano Design Week 2026. Ecco perchè

Autore:
Ali Filippini
  • Giornalista
Tempo di lettura: 9 minuti

Come ogni anno, ecco la selezione di installazioni, esposizioni e prodotti che hanno particolarmente colpito la nostra redazione durante la Milano Design Week recentemente conclusa.

I top ten della Milano Design Week 2026. Ecco perchè
‘Bringing the Inside Out’ – Bethan Laura Wood, Palazzo Citterio, When Apricots Blossom, commissioned by ACDF. Image courtesy of ACDF

Durante la Design Week, come succede ogni anno, Milano sembra accelerare ancora di più: appuntamenti che si sovrappongono, cortili affollati, installazioni che chiedono attenzione continua. Ma, a riflettori spenti e guadagnata la relativa calma e distacco necessari al giudizio, cosa rimane di interessante visto al Salone del Mobile e al Fuorisalone? Il team della redazione ha raccolto le idee e commentato insieme i progetti più meritevoli che vi proponiamo in questa top ten. Come sempre motivando il perché rende davvero unico un prodotto o un’esposizione tra le numerose o, in altre parole e senza voler esagerare, memorabile.

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Nemo Showroom_A Ron Gilad project_Ph Santi Caleca

I salotti en plein air di Flexform e Molteni

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Molteni 2026_PH_Eve_Mdw_Booth_Responsive-Nature_Garden-Senato

La tappa nel giardino di Molteni&C in via Senato si è rivelata un vero “toccasana”: in pieno centro città, una sorta di Eden contemporaneo in cui rifugiarsi lontano dalla frenesia. Responsive Nature, l’installazione site-specific firmata da Elisa Ossino Studio per presentare la prima Outdoor Collection 2026 curata da Vincent Van Duysen, ha trasformato lo spazio in un percorso a effetto sorpresa: sei paesaggi botanici, ciascuno racchiuso in una propria architettura filtrante, in un susseguirsi di atmosfere e scenari sospesi, fino ad arrivare ad un paesaggio digitale che si espandeva e reagiva al contatto umano. Una bella dimostrazione di come il verde possa farsi linguaggio progettuale per arredare uno spazio e modificarne profondamente il ritmo emotivo.

 

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Molteni 2026_PH_Eve_Mdw_Booth_Responsive-Nature_Garden-Senato_

Con una chiave di lettura diversa, nel Chiostro Sant’Angelo in via Moscova, teatro della collezione Flexform. Il chiostro possiede una teatralità silenziosa, ben espressa dall’architettura austera di Giovanni Muzio e dalla luce che attraversa i porticati regalando un ritmo rarefatto allo spazio. Ciò che Flexform però è riuscito a fare è stato amplificarne ulteriormente il carattere, trasformandolo in un raffinato salotto domestico a cielo aperto, eppure intimo e raccolto. The Private Lives of Objects, l’allestimento ispirato ai colli senesi, ha mandato in scena una collezione outdoor di pochi elementi, progettata da grandi designer, che hanno aperto un dialogo misurato con architettura e natura. Tra grafiche rigorose e volumi decisi, richiami alla Belle Epoque e dettagli quasi couture.

 

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The Private Lives of Objects

Due showroom della luce: Barovier&Toso e Nemo

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Convince della nuova identità di Barovier&Toso come Luca Nichetto – direttore artistico dal 2025 – abbia sovvertito i codici estetici intervenendo su uno dei brand più consolidati dell’arte vetraria muranese. Una virata decisa, senza nessuna rottura teatrale, che sposta però radicalmente il racconto, da custode della tradizione a laboratorio creativo contemporaneo. Studio Blanco ha firmato l’impianto visivo deciso e quasi rarefatto, mentre Nichetto ha costruito attorno al marchio un dialogo internazionale coinvolgendo progettisti capaci di leggere il vetro non come reliquia decorativa ma come linguaggio aperto. Nell’installazione si alternano le visioni di Claesson Koivisto Rune Architect, Emmanuel Babled, Studio Lani, Keiji Ashizawa e García Cumini, oltre a tre novità firmate dallo stesso Nichetto. E più che un rebranding, assistiamo a una scoperta inattesa che trasforma una delle più antiche fornaci muranesi in un’incubatrice di cultura e sperimentazione.

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Ed è firmato dal visionario Ron Gilad il nuovo showroom di Nemo Lighting e Reggiani: quasi una galleria d’arte, uno spazio che sorprende e incanta, dove la luce si trasforma in racconto. Un percorso inaspettato che si svela angolo dopo angolo, tra intuizioni brillanti, giochi di percezione e l’inconfondibile ironia di Gilad, capace di fondere genialità e leggerezza in un’esperienza immersiva. Le lampade qui sono trattate come veri e propri elementi architettonici: modellano lo spazio, rivelano il movimento e accompagnano i visitatori nella visita.

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De Castelli, una visione magnetica

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Per anni De Castelli ci ha abituato allo straordinario lavoro fatto con i grandi architetti, “che dava consistenza ai sogni altrui” come ben racconta quell’imprenditore gentile e straordinario che è Albino Celato. Ma da qualche tempo, durante le Design Week, si accorre allo showroom di Visconti di Modrone con un altro spirito, certi di trovare qualcosa di inaspettato e speciale. L’incontro di quest’anno è stato ancora più travolgente. Allo showroom, ormai diventato Gallery a tutto titolo, ci attendeva La Geometria del Caos: specchi, mobili, paraventi, ma soprattutto i grandi totem di Antonio Marras – pezzi unici, ca va sans dire. Oggetti potenti, che ci hanno letteralmente incantato e inghiottito in quella spirale emozionale che scaturisce dalla perfetta combinazione di arte, fuoco e metallo guidata dalla visione magnetica che solo un artista sa trasmettere. E realizzata da chi perfettamente padroneggia il fare.

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Studio Irvine, la narrazione affidata a un filo

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Through The Thread©Frank_Stelitano

Un lavoro a sei (o più) mani, con competenze diverse ma perfettamente convergenti di un team tutto femminile che ha messo insieme architettura, design, industria, artigianalità e ricamo. Marialaura Irvine ­– Creative Director studio Irvine – Elisa Conti – di Aurifil, brand specializzato in filati, qui Project Coordinator – Maria Pia Colombo e Anna Monti – Eimbrodery Development – hanno dato vita al progetto Through The Thread – Embroidery as an Architectural Act. Il filo anche come metafora di collaborazione, il ricamo come struttura narrativa, il tutto non solo scenografica installazione (che pure è) ma atto progettuale che dà vita a un linguaggio rielaborato capace di trasferire l’architettura in superficie tessile. La Cà Brutta di Giovanni Muzio, in via Moscova a Milano, è l’ispirazione da cui la designer si è mossa per elaborare un proprio linguaggio che tratteggia nuovi spazi. Questi pannelli, archi e muri tessuti, ricamati, leggeri, morbidi, colorati, trasparenti, mutevoli all’aria e alla luce, poi frammentati e ricomposti, suggeriscono una reinterpretazione di portali e soglie – il significato simbolico è sempre latente – da vivere come nuovi e preziosi diaframmi.

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Through The Thread©Frank_Stelitano

Il nuovo capitolo di B&B Italia

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Per ora unico “ricordo” legato ai brand al Salone del Mobile (in altri servizi riprenderemo il tema della produzione dalle aziende) ci rimane visivamente il segno della presenza dell’azienda B&B Italia, a venticinque anni di assenza dalla manifestazione. Un ritorno di forte carattere perché accompagnato da una visione rinnovata del tutto percepibile nei nuovi prodotti, presentati in uno stand, monumentale e minimalista al contempo, progettato dal duo Formafantasma. Uno spazio architettonico, con evocazioni materiche di sapore modernista e dalla maestosità conferita anche dalla luce zenitale diffusa dal soffitto a cassettoni. Contenitore neutro al punto giusto per mettere in valore i nuovi contributi di Ronan Bouroullec e Jasper Morrison, tra gli altri, insieme alla riedizione della poltrona richiudibile disegnata negli anni Ottanta Nena di Richard Sapper: un ottimo esempio di progetto evergreen perfettamente in linea con il tono asciutto ed elegante della nuova collezione.

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Due mostre: Utzbekistan Arts and Culture a Palazzo Citterio e The Eames Houses in Triennale

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Day Time – The Garden Pavilion – A deconstructed yurt, created by Kulapat Yantrasast, commissioned by ACDF – MDW 2026 – Image Credit ACDF

Un autentico peccato che oltre al Garden Pavillon, visitabile fino a fine luglio, non sia stata prorogata anche la mostra When Apricots Blossom, progetto della Uzbekistan Arts and Culture Development Foundation allestita nel bel Palazzo Citterio, recentemente aperto nel cuore di Brera. Si è rivelata infatti una delle più apprezzate mete, grazie soprattutto alla cura della presentazione, in interni e in esterni, con la presenza della scenografica iurta decostruita di Kulapat Yantrasast e WHY Architecture. Ha alimentato in noi un po’ di sano escapismo e, in definitiva si è rivelata un’autentica occasione per entrare nel vivo di un racconto contemporaneo sulla cultura, le comunità e gli artigiani di un paese poco noto di storia straordinaria.

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Commissioned work by Marcin Rusak (L) and Fernando Laposse (R) for ACDF – When Apricots Blossom – MDW 2026 – Image Credit ACDF

Altrettanto interessante sotto il profilo culturale The Eames Houses allestita alla Triennale dall’Eames Office e Kettal, ovvero un’installazione architettonica per esplorare l’attualità del pensiero radicale della coppia di design americani sulla prefabbricazione, la modularità costruttiva e un’idea di abitare a scala umana. Temi caldi anche del dibattito contemporaneo quindi interessanti da ripercorrere nell’esposizione che includeva due imponenti costruzioni a grandezza naturale di padiglioni Eames, insieme a nuovi modelli in scala di otto case, alcune delle quali mai esposte o pubblicate prima oltre a rari disegni d’archivio, film e fotografie provenienti sempre dagli archivi Eames.

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foto Gianluca Di Ioia – GDI STUDIO

A casa di Osvaldo Borsani con Interni Venosta

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© Andrea Ferrari

La Design Week è spesso occasione di scoperta di luoghi privati altrimenti inaccessibili. Ed era per palati fini la visita, ricca di suggestioni date dalle preesistenze d’epoca, alla casa privata milanese progettata da Osvaldo Borsani tra il 1947 e il 1948, mai aperta al pubblico, nel cuore di Palazzo Olivazzi, in via Bigli 21. Nell’appartamento è stata presenta la nuova collezione di oggetti, complementi e arredi di Interni Venosta, il recente progetto indipendente di Emiliano Salci e Britt Moran (dimorestudio), realizzato insieme ai Fabbri Services per la realizzazione dei pezzi interamente prodotti ad Arezzo. Difficile non rimanere affascinati dalla visita di questa sorta di casa museo e la commistione tra gli arredi originali di Borsani, molti dei quali rivestiti in pelle e legno pregiato, e gli oggetti della collezione contemporanea con cui dialogavano ad arte nell’andirivieni tra passato e presente in un gioco di proporzioni, materiali e contrasti.

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© Andrea Ferrari

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