Hotel Designer Awards. Come sarà la camera d’hotel del futuro? Ecco i trenta progetti selezionati
La prima edizione degli Hotel Designer Awards under 40 racconta come si sta evolvendo il concetto di ospitalità. In attesa della premiazione che avverrà il 13 ottobre, uno sguardo ai trenta progetti finalisti.

L’ospitalità si sta evolvendo sulla base delle nostre nuove abitudini, delle nostre diverse forme di mobilità e soprattutto sulla nostra esigenza sempre più sentita di personalizzazione. È a partire da questa constatazione che è stata varata la prima edizione degli Hotel Designer Awards, premio internazionale ideato da Mauro Santinato, presidente di Teamwork Hospitality, e dedicato ad architetti e designer under 40 impegnati nella progettazione dell’hospitality.
Tema progettuale è una camera d’hotel di 36 metri quadrati da interpretare attraverso dieci diverse categorie. L’obiettivo del premio è, prima di tutto, costruire un laboratorio internazionale di ricerca. I partecipanti sono stati chiamati a immaginare il futuro dell’ospitalità al di fuori dei modelli consolidati (da qui il requisito under 40), affrontando temi ben precisi come accessibilità, sostenibilità, tecnologia, relazione con il territorio, benessere, inclusione e nuove forme di esperienza.

Alla sfida hanno risposto 180 progettisti internazionali. La giuria – composta da selezionati protagonisti dell’ospitalità, dell’architettura, del design, della moda e dell’editoria (giuria a cui ha preso parte Pianeta Design con Mia Pizzi) – dopo un vivace confronto ne ha selezionati 30 sulla base di cinque criteri: coerenza con la categoria scelta, originalità e innovazione, qualità estetica e progettuale, funzionalità del layout, facilità di manutenzione e pulizia.
Nei criteri di selezione si riassume il nocciolo della nuova hospitality. Una camera d’albergo deve saper costruire un’atmosfera, ma anche rispondere a esigenze operative, economiche e gestionali. Deve essere desiderabile e, allo stesso tempo, durevole; riconoscibile ma non rigida; tecnologicamente avanzata senza trasformarsi in un catalogo di dispositivi. Nei trenta progetti finalisti questa complessità emerge attraverso soluzioni molto diverse, ma accomunate dalla stessa consapevolezza: progettare un hotel oggi significa interpretare il modo in cui desideriamo vivere, viaggiare e prenderci cura di noi stessi. La proclamazione dei migliori designer – di cui vi daremo parte – si terrà il 13 ottobre 2026 nel corso dell’evento Hospitality Day al Palacongressi di Rimini.
Concept Storytelling Room

Si riuniscono qui tre progetti nei quali la camera diventa soprattutto un racconto.
In Istanbul: The Century-Old Ritual, Ayse Sama intreccia la tradizione dell’hammam turco con un’idea contemporanea di lusso e benessere. Da qui il marmo riscaldato, il vapore integrato, la vasca collocata al centro della stanza e il mosaico ispirato ai dipinti di Devrim Erbil.

Anshika Mangla, con Party for One, interpreta invece la camera come una listening room privata. Il suono diventa elemento progettuale, capace di definire l’atmosfera insieme alla luce, ai pannelli acustici e agli arredi custom. La solitudine diventa qui un valore, tempo personale libero da obblighi sociali.

In Studiolo – An Italian Chapter, Martino Semeraro rilegge lo studiolo rinascimentale come principio spaziale: un ambiente raccolto in cui architettura, arti, sapere e contenimento convivono attraverso boiserie, nicchie, librerie e superfici continue. La stanza si presenta così come un luogo da scoprire un poco alla volta.
Accessible Room

Il design universale può diventare una qualità estetica, non un insieme di prescrizioni tecniche da seguire senz’anima. La camera, esteticamente ben risolta, deve essere pienamente accessibile, priva di barriere architettoniche.
In Linee di Autonomia, Angela Parisi e DAIR Architects trasformano il corrimano in un elemento architettonico continuo: illumina, accompagna, integra piani a quote differenti e incorpora funzioni come lo specchio e l’appendiabiti. La boiserie cannettata, il seminato veneziano e il letto regolabile in altezza contribuiscono a costruire uno spazio inclusivo senza rinunciare alla riconoscibilità formale.

Suite Velaria, di Cinzia Agnello per Lombardini22, adotta i principi dell’Universal Design per offrire un ambiente fluido, intuitivo e privo di compromessi estetici. Arredi sospesi, pareti attrezzate continue, materiali naturali, luce diffusa e riferimenti biofilici migliorano orientamento, autonomia e comfort.

In Orbita, Francesco Casucci e luoghiCOMUNI scelgono invece un linguaggio retro-futurista ispirato alla Space Age degli anni Sessanta e Settanta. Volumi organici, contrasti cromatici, argilla naturale, tessuti riciclati, comandi vocali e illuminazione circadiana dimostrano che l’inclusività può essere anche memorabile, persino visionaria.
Outdoor Experience Room

In questa categoria il paesaggio entra nella stanza e si fonde con essa in un’esperienza indimenticabile.
In Questa stanza non ha più pareti, Federica Cucco e NUMI STUDIO trasformano la camera in un paesaggio continuo, ispirato all’immaginario del campeggio ai margini del bosco. Il letto-rifugio ruota su sé stesso e modifica la percezione dell’ambiente, mentre bagno, living, zona notte e spazio outdoor concorrono alla costruzione di un’unica esperienza immersiva.

Aether – live the Fifth Element, di Martina Anna Seeberger per MIDE Architetti, propone una struttura modulare capace di inserirsi in contesti naturali differenti. L’architettura lascia entrare il paesaggio: luce, ombre, stagioni e condizioni atmosferiche diventano componenti attive del progetto.

In Echoes of Nature, Veronica Fusaro e DAIR Architects lavorano invece sul concetto di soglia. Una vetrata a tutta altezza, un giardino privato, una vasca open-air e un brise-soleil in legno fanno della camera un filtro tra intimità e natura.
Luxury Experience Room

Questa categoria finalmente conferma il superamento dell’idea di lusso come semplice accumulo di materiali preziosi.
In Aevum – Longevity Resort, Corrado Conti interpreta l’esclusività come percorso di rigenerazione, con una wellness station al posto del minibar, una selezione personalizzata di cuscini e un’area dedicata all’ascolto immersivo.

Limen, di Stefanie Battistella, usa la soglia come metafora per raccontare uno spazio site-specific e guest-specific, radicato nel paesaggio e nelle filiere artigianali della Sardegna.

Amber Suite, di Federico Pagetti, rilegge invece il glamour anni Settanta attraverso luce, pietra, metallo in una sequenza cinematografica di ambienti.
Emotional & Sensorial Room

I tre progetti hanno sperimentato come la camera possa diventare uno strumento di regolazione percettiva ed emotiva.
A Place to Be Again, di Gerald Somovidis per Prime Renovation, è pensato come un luogo di rigenerazione mentale: un lucernario sopra il letto, un giardino sensoriale, acqua, agrumi, pietra, legno e luce soffusa concorrono a ridurre il sovraccarico e a ristabilire una relazione con sé stessi.

Dreamscape, di Maria Giovanna Manfredi, costruisce un percorso articolato in rituali della vista, dell’acqua, dell’infusione, del respiro e della materia.

In WAQT, Roy E. Chaaya lascia invece che sia la luce a segnare il tempo, filtrata da uno schermo reinterpretato dalla mashrabiya. La stanza resta immobile, ma cambia continuamente grazie al movimento del sole.
Sustainable Room

In questa categoria si prova a dare risposta alle attuali istanze ambientali.
Rethinking Hotel Lifecycles, di Robyn Davis per reWorks, affronta uno dei nodi più rilevanti del progetto alberghiero: la frequenza con cui gli interni vengono sostituiti prima di aver esaurito la propria vita utile. La proposta organizza la camera come un sistema stratificato, distinguendo elementi permanenti, componenti riparabili, materiali disassemblabili, tessili riciclabili e opere d’arte aggiornabili. La sostenibilità coincide qui con la capacità di progettare il cambiamento.

In Finca Tierra, Giancarlo Tosti interpreta il paesaggio rurale di Ibiza attraverso terra battuta, pietra locale, fibre vegetali, legni autoctoni e lavorazioni artigianali.

Living Canopy, di Florian Mouafo per Studio 127_1, concentra invece bagno, contenimento e impianti in una fascia di servizio, liberando le aree principali verso una terrazza verde. La vegetazione diventa una seconda pelle capace di filtrare la luce e contribuire al raffrescamento.
Urban Living Room

Al centro di questa categoria c’è la trasformazione delle abitudini urbane.
Dinamismo Agile, di Melania Durante, distribuisce la camera in tre macro-aree (servizi, notte e living) separabili attraverso una tenda a tutta altezza. Una chaise longue può diventare letto aggiuntivo, il tavolo si trasforma in postazione di lavoro o spazio per la colazione e il televisore scorrevole cambia orientamento secondo l’uso.

In FULL – Flexible Users’ Living Layout, Luca Cerinza Pettreca e okam Studio superano il modello centrato sul letto. Due pareti attrezzate funzionano come infrastrutture abitative capaci di contenere, estrarre e riconfigurare gli elementi necessari per il riposo, il lavoro, il long stay o un piccolo meeting.

City-Cube Hotel, di Leonardo Martini, organizza invece la stanza attraverso volumi cubici autonomi, simili a edifici metropolitani. Il vuoto acquista la stessa importanza dei pieni e rende possibili configurazioni differenti.
Smart & Tech Room

La tecnologia in questa categoria non è concepita come spettacolo, bensì come infrastruttura discreta.
Nefusa Circadian Room, di Federica Buscema e IngegnoLab, integra illuminazione circadiana, controllo acustico e sistemi a scomparsa in una camera pensata per il viaggiatore business.

Terra Viva, di Eugenio Santelli, combina regolazione automatica di luce, clima e qualità dell’aria con interfacce touch, controllo da smartphone, parete vegetale, metodologia BIM e Digital Twin.

AEES – Adaptive Emotional Environment System, ancora di Gerald Somovidis, porta questa logica verso una camera capace di assumere quattro stati – Sonno, Concentrazione, Recupero e Gioia – modificando luce, suono, temperatura, profumazione, arredi e scenari.
Pet-Friendly Room

I progetti dedicati agli animali domestici, da Shared Space: A Retreat for Two Species di Victoria Ceaglei a Co-Habitat Suite di Haochen He e CO-STAY hotel di Alessia Angelica Alison Netrella, considerano la convivenza tra persone e animali come una questione progettuale vera e propria.


Percorsi integrati, spa dedicate, nicchie, sistemi igienici, superfici resistenti e controllo acustico trasformano il pet-friendly da servizio accessorio in forma evoluta di ospitalità. Divertenti, ben risolti, assolvono una necessità sempre più sentita.
Wellness Room

Nei progetti wellness, infine, il benessere assume una dimensione rituale. Origine, di Sara Frassineti, articola la suite in un percorso diviso in tre fasi: yoga e fitness, ciclo termale e herbal tea corner.

Armonia Sensoriale, di Melania Durante, lavora su acqua, aromi, luce e balneoterapia.

Mentre ES Room, di Elsa Sanfilippo, unisce biophilic design, neuroarchitettura, materiali naturali, illuminazione circadiana e diverse tecnologie per la salubrità indoor.