Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione

Abbiamo incontrato il giovane designer nel nuovo studio per scoprire il suo approccio al progetto e gli ultimi lavori presentati alla Design week milanese.

Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione
Francesco Forcellini

Ho deciso che volevo fare il designer verso i 15 anni. Studiavo al liceo artistico e dopo aver letto L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica di Walter Benjamin, ho pensato che volessi realizzare dei progetti artistici, ma con una maggiore diffusione tra il pubblico. E poi ho anche i libri di Bruni Munari mi hanno indirizzato in maniera definitiva al design.

Inizia con questo racconto il nostro incontro con Francesco Forcellini, classe 1988, nato a Milano e cresciuto a Firenze. Da poco si è trasferito nel nuovo studio, un open space in condivisione con altri ragazzi che operano nel mondo della creatività.

Esperienze formative tra Inghilterra e Olanda

Studia al Politecnico di Milano Design di prodotto e Design dell’innovazione. E dopo la laurea decide di andare a Londra per lavorare presso importanti studi di design come Benjamin Hubert, Coates, Raw Eeges e Layer.

Qui ho appreso un forte senso pratico, una grande serietà lavorativa e anche velocità. A Londra uno studio di design è una vera e propria attività commerciale con tutte le dinamiche annesse, spiega Francesco.

Al termine di questo percorso professionale decide di recarsi in Olanda dove frequenta la Design Academy di Eindhoven, dedicandosi a progetti più sperimentali. Un’esperienza che lo ha messo di fronte a un grande senso pratico dove al centro c’è sempre la ricerca per andare oltre i limiti della progettazione. Questo approccio progettuale lo accompagna ancora oggi nella fase di sviluppo dei progetti.

Vediamo infatti nel suo studio scaffali pieni di prototipi e quaderni con tanti schizzi. Nei suoi lavori emerge anche una visione etica nel modo in cui osserva la realtà e riguardo il contributo che intende dare al mondo del design.

Credo che bisogna essere più schietti e onesti possibili. Gli oggetti sono fatti di materiali e voglio che si comprenda cosa viene utilizzato senza troppe sovrastrutture, ci svela Francesco.

L’essenza della materia

Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione
Cappellini, Collezione Trace

Quando progetta cerca sempre di ridurre al minimo il segno per poi arrivare alla sua essenza e trasmettere un significato. L’elemento chiave della sua progettualità è quindi l’esaltazione della purezza materiale del prodotto e la sua fisicità.

Questa viene perseguita tramite una riduzione formale della complessità degli oggetti e la valorizzazione delle loro superfici. Ma senza rinunciare alla decorazione che viene integrata in modo armonico con il pezzo stesso.

Rappresentativa è la collezione di vasi Trace per Cappellini, che è stata realizzata dopo una lunga ricerca con stampa 3D.  Pezzi contemporanei in cui l’estetica digitale si fonde alla lavorazione artigianale della ceramica, rendendo ogni pezzo unico. Realizzati in ceramica bianca con finitura esterna opaca e finitura interna smaltata lucida, i vasi presentano una texture tridimensionale e irregolare, a tema geometrico: la trama, impressa nella ceramica, cattura le piccole imperfezioni del processo, esaltando la forza espressiva della materia.

Progetti in collaborazione con noti brand di design

Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione
Bentley Home, specchio Stirling

Oggi collabora anche con altre importanti aziende come Bentley Home, De Castelli, Tonelli Design, e di recente ha iniziato a collaborare con molti altri marchi internazionali riconosciuti nel campo del design. Tra i suoi primi progetti c’è lo specchio Central per Tonelli, dove l’elemento circolare riflette la figura che ha davanti, quelli laterali invece, grazie alla loro inclinazione, riflettono due prospettive leggermente ruotate, creando un effetto di sospensione della parte centrale.

Questo gioco di disallineamenti prospettici fa dialogare il prodotto con gli interni in cui risiede, integrandolo in maniera non convenzionale. Mentre tra gli ultimi presentati allo scorso Salone del Mobile lo scorso troviamo lo specchio Stirling per Bentley Home, un progetto sfidante che ha preso vita grazie ad un’azienda che ha creduto nel suo lavoro. Il pezzo riproduce le curvature tipiche Bentley con angoli ammorbiditi, accentuati però da minute incisioni che formano un’immagine geometrica rigorosa. L’elemento a rombo, ottenuto con la tecnologia a laser, ne definisce la tridimensionalità dello specchio.

Inoltre, per preservarne le caratteristiche uniche, l’argentatura viene eseguita a mano, ormai una pratica rarissima che veniva utilizzata nelle vetrerie fino alla metà del XX secolo.

Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione
De Castelli, Madia Sculp

E poi ricordiamo la madia Sculpt per De Castelli all’interno del progetto Biomorphic, massima espressione delle antiche tecniche di martellatura e bombatura riprese e innovate dall’azienda. Le concavità morbide ma ben scolpite delle ante a battente sono circoscritte da profili netti e rigorosi, che segnano il passo ritmato di un delicato gioco di luci e ombre.

Le sfide future

Riuscire ad avere una voce autoriale nel settore del design, ci dice Francesco.

Francesco Forcellini, tra pragmatismo e sperimentazione
Tonelli, specchio Whirl

In lui c’è il desiderio di lasciare un’impronta significativa, e per questo si impegna costantemente anche nella sperimentazione di nuovi linguaggi. Durante la pandemia ci racconta che ha studiato il linguaggio in codice per realizzare gli NFT, e cercare di restare al passo con i tempi e le nuove modalità di racconto. Gli abbiamo anche chiesto cosa gli piacerebbe disegnare in futuro.

Il mio sogno nel cassetto è di realizzare qualcosa per lo spazio: veicoli o sistemi, conclude Francesco.

Ed ecco la video intervista con Francesco Forcellini, che potrete trovare anche sul canale Youtube di Pianetadesign.it