Chi è di scena
Performance, architettura e design si possono incontrare per restituire al pubblico un’esperienza teatrale sempre più completa ed accogliente.

Piccole sale o più grandi auditorium, i teatri sono notoriamente spazi destinati alla comunità, luoghi in cui riunirsi, guardare ed essere guardati. Sono “Architetture per la meraviglia”, come testimoniano le foto stampate su carta cotone con interventi di coloritura a mano di Patrizia Mussa – fotografa per importanti riviste di architettura e interior design e gruppi editoriali come Condè Nast e Taschen – oggetto dell’omonima mostra visibile fino al 4 febbraio al Palazzo Reale di Milano, ricordandocene la natura di spazi sociali ma anche di lavoro. Luoghi quindi fruiti tanto dagli artisti come dal pubblico, che si possono rendere più accoglienti e contemporanei modificando ciò che risulta oggi inefficace o anacronistico, anche ricorrendo a progetti co-partecipati.

Il Theater Next Door

DAAA Haus è uno studio di architettura e design multidisciplinare con sede a Malta, Milano e Ragusa fondato da Keith Pillow. Tra i suoi progetti recenti un piccolo teatro nella località di Maghtab, borgo sull’isola di Malta, descritto attraverso un progetto fotografico, curato dall’agenzia di branding e comunicazione digitale di DAAA Haus, che sottolinea gli elementi spaziali, la luce, le ombre, le trame superficiali degli ambienti, associati al balletto classico.

Il teatro, su quattro diversi livelli, si sviluppa nel sito di un’ex fattoria ed è giocato sia dentro che fuori sul contrasto e la fusione delle vecchie caratteristiche calcaree con le nuove strutture in cemento e metallo. Per collegare i diversi livelli dal retro, per esempio, una grande scala metallica a chiocciola bianca si staglia sula facciata in pietra, mentre il secondo e il terzo piano hanno un ponte che attraversa l’asse verticale del volume teatrale collegando fronte e retro dell’edificio.

Al piano terra il foyer ha come fulcro spaziale il banco della reception formato da un grande blocco di pietra abbinato al legno e una panchina dove la presenza di un ulivo a richiama la memoria rurale dell’ambiente. Il foyer conduce alla caffetteria e all’area ricreativa dove le aperture in pietra calcarea delle stanze successive sono evidenziate dall’incorniciatura con la lamiera di acciaio corten. Sul retro del piano terra si trova il primo dei tre studi polifunzionali. Il primo piano ospita gli uffici amministrativi del locale e percorrendone il corridoio si entra nella grande scatola nera e metallica del teatro che attraversa il volume di tre livelli.


Teatro Arcimboldi Milano

A Milano un progetto partito tre anni fa ha portato interessanti novità al Teatro Arcimboldi. Tutto è iniziato nel 2021 con “Vietato l’ingresso” mostra-evento curata dall’architetto Giulia Pellegrino che ha portato alla ristrutturazione del corridoio di distribuzione e di ben diciassette camerini realizzata da altrettanti architetti milanesi. Un evento che ha riscosso un grande successo, culminato nel restauro del primo camerino affidato, a seguito di una votazione pubblica, allo studio Calvi Ceschia Viganò Architetti Associati. Il camerino, denominato “Diorama”, è collocato sul lato sinistro del palco ed è caratterizzato dalla generosa dimensione anche in altezza e nasce dall’ascolto-confronto con i suoi futuri utilizzatori con i quali gli architetti si sono relazionati.
Le linee guida prevedevano uno spazio accogliente nel quale truccarsi, un bagno completo, un soggiorno per interviste, una piccola cucina, armadi per gli abiti di scena, il tutto tradotto in uno spazio a pianta semicircolare dominato da un grande tappeto disegnato ad hoc in lana dai motivi circolari realizzato con Kasthall.

Tutte le superfici sono rivestite di resina e la scelta del colore spazia dalla gamma dei verdi fino all’arancio per le pareti. Si entra attraverso una porta ad imbuto che introduce a un piccolo atrio triangolare: due porte scorrevoli di grande dimensione possono separare ma anche connettere lo spazio, aprendolo cosi? sulla boiserie in legno chiaro che fa da quinta separando dalla circolazione del teatro.
I due ambienti principali si distinguono per il tipo di sedute: lo spazio del trucco direttamente collegato al bagno ha un grande divano in velluto verde petrolio, il secondo ambiente con una piccola buvette si caratterizza per una panca imbottita appoggiata alla parete semicircolare.

Più di venti aziende – tra cui Cassina e Gebruder Thonet per gli arredi, Lualdi per le porte, Olivari per le maniglie – sono state coinvolte nel progetto coordinato da Giulia Pellegrino che più recentemente, con “Un bagno di folla”, seguendo la logica di questo primo progetto, ha aggiunto al teatro un intervento permanente con il totale ripristino dei nuovi bagni del foyer (in chiave “genderless” per dare un segnale di inclusività).
Il progetto stavolta è stato affidato a Collettivo Inverso di Maurizio Di Mauro, Elena Reggiani, Paolo Tegoni con un concept dominato dalle eccentriche scelte cromatiche a effetto caleidoscopio (due tipologie di bagni: colorato per il foyer e bianco-nero per l’interrato). Ogni bagno è stato arredato con accessori di alta qualità e dotazioni moderne, fornite da importanti partner del settore come in primis Laufen, per ridurre significativamente l’impatto ambientale.

