A Milano, due interventi tra recupero storico e contemporaneità
Due interventi milanesi – il restauro del planetario di Piero Portaluppi e lo studio Pecorelli in Casa Sissa, edificio di Gio Ponti ed Emilio Lancia – mostrano come un progetto attento possa rigenerare uno spazio storico con tocchi essenziali e rispettosi

I due esempi che pubblichiamo, apparentemente distanti – uno pubblico, l’altro privato e operativo – condividono un ethos comune: il piccolo intervento come leva per la significatività. Al Planetario, il restauro cromatico dell’atrio sblocca un potenziale narrativo, estendendosi a collezioni come Cosmo, che democratizzano l’astronomia di Portaluppi nelle case milanesi. In Casa Sissa, il recupero dei pavimenti e delle boiserie è tecnico e culturale: restituisce a un capolavoro di Ponti e Lancia una vitalità lavorativa.
Entrambi gli interventi sottolineano inoltre l’importanza del confronto con la materia: Clerici, Troglio e Castellini Baldissera rimuovono strati per ritrovare l’azzurro portaluppiano; Pecorelli reintegra rovere e cementine per innestare il nuovo.
Il Planetario di Milano: un firmamento restaurato (Foto Max Pescio)


Nel cuore di Milano, il Planetario donato da Ulrico Hoepli nel 1930 e progettato da Piero Portaluppi, ha recentemente riaperto dopo un restauro che ne ha svelato l’essenza originaria. Orsola Clerici e Chiara Troglio di Pictalab, con Nicolò Castellini Baldissera – pronipote dell’architetto – e il supporto di Fabio Peri e Chiara Fabi, hanno eliminato strati successivi di materiali estranei riportando l’atrio al suo ‘azzurro cupo’, solcato da ‘lievi scie d’argento’, così come il Portaluppi l’aveva pensato. Un ‘atrio concettuale’, che prepara lo sguardo metropolitano alla contemplazione cosmica.




L’azione si è concentrata sul recupero filologico: sotto accumuli di vari decenni, è riemersa la purezza di uno straordinario punto di blu, privo di decorazioni superflue. Da qui è nata la terza collezione di carte da parati Cosmo di Pictalab e Castellini Baldissera, che riprende i motivi astronomici cari a Portaluppi, come la meridiana della Casa degli Atellani o la finestrella stellare di Villa Necchi Campiglio, coniugando heritage e design contemporaneo.
Questo piccolo intervento limitato all’atrio – a cui hanno concorso anche l’azienda di marmi Budri per le mensole e le cornici delle nicchie e il brand di lighting design decorativo di alta gamma MatLight Milano, che si è occupato della riproduzione fedele delle appliques e dei fregi decorativi della biglietteria – dimostra come un azione coordinata e significativa possa rigenerare un’icona novecentesca.
Gregorio Pecorelli Studio: rigore filologico in Casa Sissa (Foto Francesca Iovene)


A poca distanza, in corso Italia, l’architetto Gregorio Pecorelli ha trasformato nel suo studio professionale un’ala di Casa Sissa, edificio razionalista progettato da Gio Ponti ed Emilio Lancia nel 1934-1936. Il restauro conservativo ha privilegiato il rispetto della griglia originale, introducendo necessarie nuove funzioni: armadiature a tutta altezza all’ingresso, una sala operativa luminosa, una sala riunioni affacciata sul giardino, zona caffè e aree tecniche nascoste.



Le porte vetrate a doppio battente, ricostruite su modello delle originarie perdute e le boiserie in rovere affumicato, danno allo spazio calore e profondità. I pavimenti in rovere, posati a spina di pesce nella sala riunioni, e a quadrotte diamantate nel formato 40×40 cm in quella operativa, sono stati recuperati da sotto strati sovrapposti e reintegrati per alloggiare impianti moderni. Dove il recupero non era possibile, la scelta progettuale ha privilegiato materiali coerenti, come il marmo nero del Belgio utilizzato in sostituzione delle cementine originarie, per garantire continuità cromatica ed evitare soluzioni artificiose.

Sinergie tra passato e innovazione


In un contesto urbano come Milano, saturo di storia, questi gesti filologici evitano il rischio del mimetismo sterile o della tabula rasa, optando per un dialogo rispettoso, amplificando il genius loci. Sia il ‘caso planetario’, sia quello di casa Sessa, evidenziano il micro-intervento come antidoto all’eccesso, specie in città densamente stratificate. Il planetario ispira restauri che generano prodotti: le carte Cosmo, con zodiaci e meccaniche celesti, potrebbero rivestire pareti di loft milanesi, portando il cielo indoors. Pecorelli, invece, modella uno studio che è manifesto: rigore filologico per spazi ibridi lavoro-vita, dove il Novecento razionalista incontra esigenze smart.
Questi esempi rinvigoriscono il dibattito sul riuso in un’epoca di sostenibilità, dove meno è più, proiettano un modello replicabile, alla cui base sta l’intervenire poco, ma profondamente; recuperare, reintegrare, innestare, per far rivivere lo spazio.