10 pezzi disseminati nella storia del design raccontano l’evoluzione dell’archetipo della sedia

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 7 minuti

Certo non è esaustiva, ma questa nostra selezione vuole essere un momento di riflessione in un viaggio di sedia in sedia, per osservare come una nuova versione sia cambiata rispetto al modello a cui si ispira, restando tuttavia… sempre una sedia.

10 pezzi disseminati nella storia del design raccontano l’evoluzione dell’archetipo della sedia
Zig Zag chair, Gerrit T. Rietveld. Foto per gentile concessione Cassina

Gertrude Stein scriveva “Una rosa è una rosa è una rosa”, il suo celebre verso tratto dalla poesia Sacred Emily del 1913. Significa che una cosa è ciò che è in sé, ma la sua ripetizione richiama anche tutte le immagini, i significati e le sfumature che quella parola porta con sé.

In questo articolo declineremo il verso in “una sedia è una sedia è una sedia” per raccontare, con dieci modelli attuali, quanto questo archetipo sia stato interpretato e si sia evoluto nella storia del design. Dieci sedute che non hanno la pretesa di essere esaustive, bensì di invogliare chi ci leggerà a continuare una ricerca propria, sulla scia delle associazioni personali che sgorgheranno, così come abbiamo costruito noi questo piccolo percorso.

Thonet, 118 di Sebastian Herkner

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Per gentile concessione Thonet

Basandosi sul principio di riduzione del numero di elementi di una sedia, sviluppato da Michael Thonet a metà XIX secolo, nella progettazione della 118 Sebastian Herkner si è confrontato anche con le tematiche tipiche del Bauhaus e, in particolare, con l’esposizione intitolata “La sedia”, svoltasi a Francoforte nel 1929. Ispirandosi al celebre modello 214, il designer ha rivisto la forma delle gambe arrotondandole verso l’esterno, mantenendo il telaio formato da un unico pezzo di legno curvato, ma proponendo la seduta in un’inaspettata canna d’India intrecciata.

Cassina, 699 Superleggera di Gio Ponti

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Foto Paola Pansini. Per gentile concessione Cassina

Prodotta ininterrottamente dal 1957 da Cassina, 699 Superleggera è il frutto di un’approfondita ricerca di Gio Ponti per una seduta con una sezione triangolare di soli 18 millimetri e un peso minimo di 1.700 grammi. Ponti ha spogliato la classica sedia da osteria (la Chiavarina) di ogni eccesso, assottigliando la struttura in frassino a sezioni triangolari minime per dimostrare che l’essenzialità strutturale può coincidere con la massima resistenza. Le varianti postume riguardano solo colore e rivestimento, rigorosamente intatta la struttura. Nel 2024, è stata premiata con il Compasso d’Oro alla Carriera.

Atelier Fornasetti, Capitello Corinzio di Piero Fornasetti

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Per gentile concessione Atelier Fornasetti

Decisamente la più riccamente decorata fra le nostre scelte. Creata originariamente in bianco e nero nei primi anni Cinquanta, a metà dello stesso decennio fu integrata con una seconda versione in oro e nero. Caratterizzata da una scocca unica con funzione di seduta e schienale, prevede sulla base quattro puntali innestati che la rendono leggera ma stabile. Lo schienale è sagomato in base al decoro che ospita, che può essere un capitello corinzio o ionico. L’Atelier Fornasetti la produce tuttora in entrambe le versioni di colore.

Carl Hansen & Son, CH33T di Hans J. Wegner

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Per gentile concessione Carl Hansen & Son

Disegnata nel 1957 da Hans J. Wegner, ha rivoluzionato la sedia da pranzo grazie alle sue gambe svasate, ai giunti a vista stampati artigianalmente e allo schienale curvato in legno impiallacciato, perfetto per sostenere la postura naturale con il minimo ingombro. Prodotta originariamente per dieci anni, la CH33T è tornata in produzione nel 2012, dopo un’interruzione di circa 45 anni, confermando la sua indiscutibile attualità.

Anonima Castelli, Plia di Giancarlo Piretti

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Per gentile concessione Anonima Castelli

Presentata al Salone del Mobile nel 1969 dopo due anni di sviluppo progettuale, ha ridefinito la sedia pieghevole moderna introducendo l’iconico perno a tre dischi in alluminio, che permette di chiuderla in soli 5 cm di spessore. Nata in un periodo di grandi trasformazioni culturali, ne racconta lo spirito anticonformista con l’adozione del policarbonato. La struttura in acciaio può essere cromata o verniciata a polveri, mentre seduta e schienale sono proposti trasparenti, in rosa o nero fumè, in giallo, e anche in paglia di Vienna. Il che la rende ancora più particolare.

Serial Planks di Francesco Faccin e Fonderia Artistica Battaglia

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Foto Daniele Iodice. Per gentile concessione Nilufar Gallery

La collezione, sviluppata nel 2016 in collaborazione con Nilufar ed esposta quest’anno a Raritas all’interno del Salone del Mobile, ruota intorno all’utilizzo seriale di un’unità elementare per costruire tavoli, sedie, panche, sgabelli. L’elemento base è ricavato dalla trasposizione in bronzo di un’asse di legno. Ciò che a prima vista sembra una sedia costruita con semplici pezzi di legno, in realtà è frutto di un’abilità artigiana che utilizza l’antica tecnica della fusione a cera persa. In questo processo di nobilitazione (di materiale, ma anche di produzione e, dunque, di valore), gli elementi della collezione diventano emblematici dell’intersezione fra arte e design.

Cappellini, S-Chair di Tom Dixon

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Per gentile concessione Cappellini

La S-Chair disegnata nel 1991 da Tom Dixon per Cappellini è significativa perché smaterializzò la distinzione tra seduta, schienale e gambe a favore di un’unica linea fluida a S. Originariamente rivestita con un intreccio di paglia di palude realizzato a mano, le necessarie evoluzioni prevedono varianti in midollino, in pelle o in tessuti di collezione. Tra cui la celebre rivisitazione di Pietro Fadda che abbinò una tela barocca del XVIII secolo a un tessuto etnico.

Cappellini, Thinking Man’s Chair di Jasper Morrison

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Per gentile concessione Cassina

Seduta e un po’ poltrona, minimal sofisticato che delizia gli appassionati, ha un nome che ne rivela la vocazione. Realizzata nel 1988 in profilato di metallo piatto nelle aree di appoggio del corpo e in tubolare nella struttura principale, con braccioli con porta bicchieri integrati, genialmente anticipa quel transito in/out dell’arredo diventato consuetudine ai nostri giorni. In più colori, tra cui la versione in rosso ossido arricchita dal dettaglio curioso dell’indicazione dei raggi di curvatura della struttura metallica.

Midj, Tu-be di Paolo Vernier

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Per gentile concessione Midj

Si dice nomen omen e questo modello ne è un caso. Disegnata quest’anno da Paolo Vernier, Tu-Be nasce da un segno quasi infantile, di bambino. Costruita intorno a un tubo lineare, dietro all’apparente semplicità cela uno studio preciso di proporzioni perché la struttura combina elementi cilindrici in alluminio con una cornice in tubo di acciaio inox nell’area della seduta. Le varianti giocano su materiali (pelle, similpelle o tessuto) e forme (sedia, sedia con braccioli, lounge, lounge con braccioli e sgabelli).

Cassina, Zig Zag di Gerrit T. Rietveld

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Foto Paola Pansini. Per gentile concessione Cassina

Progettata da Gerrit T. Rietveld nel 1934, Zig Zag è prodotta da Cassina dal 1973, icona in tutto il mondo. Rietveld sostituì le classiche quattro gambe verticali con quattro piani di legno incastrati a sbalzo a formare una Z, introducendo per la prima volta l’idea della sedia come scultura geometrica rigida. L’apporto artigianale compare nel gioco di incastri a coda di rondine.

 

10 pezzi disseminati nella storia del design raccontano l’evoluzione dell’archetipo della sedia – foto e immagini