Stufette elettriche: quanto consumano davvero e come sceglierle senza pesare in bolletta

Autore:
Di Geronimo Daniele
  • Laurea in Lettere moderne
Tempo di lettura: 5 minuti

Alogene, termoventilatori o pannelli in ceramica: il consumo dipende da potenza e ore di utilizzo. Ecco come calcolare la spesa, quale tecnologia scegliere e gli errori da evitare.

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Stufetta elettrica
Photo by Donald Teel – Unsplash

Quando la sera inizia a fare fresco ma accendere tutto l’impianto sembra eccessivo, molti tirano fuori la stufetta elettrica. È pratica, si sposta facilmente e scalda in pochi minuti il bagno o lo studio.

Il rovescio della medaglia è la paura della bolletta: questi apparecchi hanno potenze elevate e, se usati male, fanno lievitare i consumi. La buona notizia è che il costo si può prevedere con un calcolo semplice, e che la scelta del modello giusto conta più di qualsiasi promessa di risparmio scritta sulla confezione. Bastano pochi minuti per capire quanto costa davvero un’ora di calore extra.

Stufette elettriche: come si calcola il consumo

Contatore energia elettrica
Photo by Brecht Corbeel – Unsplash

Tutto dipende da due numeri: la potenza a cui lavora l’apparecchio e il tempo in cui resta acceso. Una stufetta da 2.000 watt al massimo assorbe 2 kWh ogni ora; se la si imposta a 1.000 watt, il consumo si dimezza. Per sapere quanto si spende basta moltiplicare i kWh per il prezzo dell’energia riportato in bolletta.

Un esempio con un prezzo ipotetico di 0,30 euro al kWh: due ore a piena potenza costano circa 1,20 euro, ogni sera. Nella pratica il conto è spesso più basso, perché il termostato spegne la resistenza quando la stanza raggiunge la temperatura impostata.

Va detto, però, che tutti gli apparecchi a resistenza trasformano l’elettricità in calore con un’efficienza molto simile: la dicitura “basso consumo” indica soprattutto la presenza di funzioni che aiutano a gestire l’energia, come livelli di potenza, timer e modalità Eco.

Alogena, termoventilatore o ceramica: quale scegliere

Le stufe alogene scaldano per irraggiamento: il calore arriva subito a chi sta davanti, ed è la soluzione giusta per un angolo del soggiorno. I termoventilatori, spesso con elemento in ceramica PTC, spingono aria calda con una ventola e sono ideali per scaldare in fretta una stanza piccola e chiusa, come il bagno al mattino, ma possono essere rumorosi: un dettaglio da controllare, in decibel, se l’apparecchio è destinato alla camera da letto. I radiatori e pannelli in ceramica senza ventola accumulano calore e lo rilasciano lentamente: sono più costosi e meno immediati, ma garantiscono un tepore uniforme e spesso si programmano.

Sicurezza e contatore: gli errori da evitare

Riscaldamento casa
Photo by Castorly Stock – Pexels

Prima di acquistare conviene guardare il contatore. Molte case hanno una potenza impegnata di 3 kW: una stufetta da 2.000 watt accesa insieme a forno o lavatrice può far scattare il limitatore. In questi casi meglio un modello da 1.000-1.500 watt o un livello intermedio. La spina va inserita direttamente nella presa a muro, evitando prolunghe e ciabatte che con questi carichi rischiano di surriscaldarsi. Altre regole di buon senso: scegliere apparecchi con marcatura CE e protezione contro ribaltamento e surriscaldamento, tenerli lontani da tende e coperte e non coprirli mai.

In bagno serve un grado di protezione adeguato agli spruzzi, come l’IP24. Resta un ultimo punto: la stufetta è un aiuto per poche ore e per un ambiente solo. Per scaldare a lungo spazi grandi, un climatizzatore a pompa di calore consuma in genere molto meno. E per far rendere al meglio qualsiasi apparecchio è utile seguire i consigli per riscaldare casa spendendo meno ed eliminare gli spifferi da porte e finestre.

Stufette elettriche e consumi: foto e immagini