Diritto di abitazione e affitto: ecco perchè è illegale

Autore:
Erika Fameli
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Diritto di abitazione e affitto possono convivere sotto lo stesso tetto? La risposta è un no secco, e i motivi sono molteplici. Principalmente, hanno a che fare con la violazione del diritto di abitazione stesso, che impone a chi ne è titolare di rispettare determinate regole, tra cui rientra l’impossibilità di lucrare sull’immobile.

Diritto di abitazione e affitto: ecco perchè è illegale
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Quando si parla di diritto di abitazione c’è da fare molta attenzione a non confonderlo con l’affitto. Infatti, il primo ha natura gratuita, mentre il secondo vincola le parti con un pagamento. Il diritto di abitazione consente a chi ne è titolare, di abitare in un immobile di cui non è proprietario, a titolo totalmente gratuito, finché sussiste la necessità che lo ha generato.

Per fare un paio di esempi, si tratta dei casi in cui un anziano o un disabile maturano il diritto di vivere in una casa che non possiedono, senza dover pagare nulla, vita natural durante.

Ancora, è il caso di due coniugi separati o divorziati in presenza di figli minori, quando il diritto di abitazione viene concesso ad uno dei due fino alla maggiore età dei figli. Si può trattare, quindi, sia di un diritto determinato che indeterminato. A prescindere dalla sua scadenza però, è un diritto che si può revocare, e tra le principali cause di revoca rientra l’affitto, da parte del titolare del diritto, di una porzione dell’immobile o della sua interezza.

Diritto di abitazione e affitto

Diritto di abitazione e affitto: ecco perchè è illegale
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Alla base dell’impossibilità di affittare una parte o l’intera casa su cui si gode il diritto di abitazione, c’è l’assunto che quella casa sia necessaria a scopo abitativo, come prima casa. Di conseguenza, non vi si può in alcun modo lucrare sopra. Questo vuol dire che sono vietate tutte le azioni che riguardano:

  • l’affitto a terzi dell’immobile;
  • l’affitto a terzi delle singole stanze;
  • l’uso a scopo di lucro (b&b/casa vacanze, ufficio, ecc.);
  • la vendita del diritto a terzi;
  • l’affitto del diritto a terzi;
  • la cessione del diritto a terzi.

Se il titolare del diritto viola anche una sola di queste regole, il diritto può essere revocato con effetto immediato. Altri motivi che possono dar luogo alla revoca riguardano la non sussistenza dei motivi di necessità oppure il mancato pagamento delle spese a carico del titolare del diritto. Queste sono le spese di manutenzione ordinaria e straordinaria, se non diversamente deciso a monte, e anche l’IMU, la Tari e le utenze.

Convivenza e ospitalità

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Stando così le cose, è evidente che l’affitto è decisamente illegale quando sussiste il diritto di abitazione. Come funziona invece in caso di convivenza e di ospitalità verso altre persone? Innanzitutto c’è da specificare che il diritto di abitazione si estende naturalmente a tutti i figli del titolare e alle persone che prestano servizio nella famiglia, in caso di anziani o disabili non autosufficienti. Al di là di questo però, ai titolari è concesso ospitare altre persone, sia in modo saltuario che stabile.

Altro discorso è la convivenza, nel caso di coniugi separati, con un nuovo partner. Questo infatti farebbe decadere il diritto di abitazione, e il proprietario dell’immobile sarebbe legittimato a chiederne la restituzione immediata. Anche creare un ufficio in casa può portare alla stessa conclusione, così come l’affitto, che questo sia transitorio o di lunga durata.

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