Il calcio in pantofole: una storia d’eccellenza italiana da non dimenticare
Anche in quest’era di multinazionali che si sono impadronite dello sport più bello al mondo, almeno per noi italiani, val la pena tornare sulla storia troppo presto dimenticata di un nome unico nel panorama degli accessori (spesso fondamentali) per praticare lo sport più popolare e praticato dell’intero globo terrestre.

Fu John Charles, in forza alla Juventus dal 1957 al 1962 (oltre a una parentesi romana nel 1962-63) il primo a chiamare “pantofola” la calzatura creata nel 1958 da Emidio Lazzarini. In realtà, il calzaturificio Lazzarini in Ascoli Piceno era nato assai più indietro nel tempo, nel 1886 circa, ma quando nel 1950 ad ereditare l’azienda fu Emidio, le cose ebbero uno sviluppo inaspettato, almeno per i tempi. E come sempre, l’intraprendenza si serve del caso come fosse uno strumento di lavoro.

Emidio Lazzarini infatti non cessava di esser un assiduo praticante sportivo, spaziando dalla boxe alla lotta libera e greco-romana, di cui fu peraltro campione nella categoria pesi mosca. E quando fu stufo della scomodità delle calzature allora disponibile in ambito agonistico, decise di fabbricare in proprio delle scarpe più morbide e confortevoli. E’ da lì, insomma, che si mise in moto la storia.
Presto, infatti, anche un amico calciatore si lamentò dei propri scarpini da calcio, di un cuoio “duro come i sassi”. Ma Emidio non scordava di essere anche un calzolaio e accese una prima luce nella sua mente, decidendo di fornirgliene un paio fatto su misura personalmente con le sue mani utilizzando pelli di vitello morbidissime. In men che non si dicesse, si diffuse la voce e tutti i giocatori dell’Ascoli fecero a gara per accaparrarsene un paio. Al che Emidio non si fece certo pregare e, accesa la seconda luce nella sua testa, prese le misure a ogni singolo componente della compagine ascolana.

Certo, le categorie non erano ancora quelle alte a cui avrebbe abituato la città il mitico Costantino Rozzi, ma nell’ambiente del calcio le notizie circolavano in fretta anche attraverso le diverse serie e, un giorno, il leggendario cannoniere inglese della Juventus venne a sapere di questi scarpini morbidi, fatti su misura e solo dopo una prova effettiva di calzatura. Charles ne ordinò un paio e pare che una volta utilizzate abbia lui stesso proferito queste esatte parole: “questi scarpini sono morbidi come pantofole!”

Da lì, ben presto tutti i più grandi calciatori del mondo si resero protagonisti dello sport più bello del mondo calzando questi incredibili iconici manufatti italiani: Altafini, Angelillo, Jašin, Barnes, Valcareggi, Boniperti, Sivori, Suarez, Garrincha, Puskas, Haller, Mazzola, Rivera, Riva, Zoff, Bettega, Capello, Cerezo, Cruijff, Eriksson, Bergomi Conti, Milla, Dirceu, Falcao, Klinsmann, Mancini, Ferrara, Di Canio. Roba da vincere tre mondiali di seguito e chissà quanti palloni d’oro. Per non contare del contagio inevitabile che avvenne con altri sport: rugby, tennis, golf, basket e perfino ciclismo, con Moser e Chiappucci che alla fine chiesero anche loro a Pantofola d’Oro delle calzature personalizzate.

Ma la modernità, si sa, porta sì progresso ma anche conformismo. E gli interessi economici spropositati del mondo del calcio hanno finito per fare il resto. Sponsorizzazioni super milionarie convinsero presto le stelle internazionali a indossare modelli che, se realmente indossati per una pratica agonistica professionale e quotidiana, avrebbero inevitabilmente portato a numerosi problemi sia a livello di pianta che di estremità dei piedi, oltre che interessare persino le caviglie, per non parlare, infine, della diminuzione di sensibilità e precisione a livello di tocco del pallone.
In realtà, è risaputo come i campioni più osannati sia facciano spesso rivestire i propri scarpini su misura con il logo del grande marchio internazionale che poi magari riserva lo stesso modello, ma prodotto con materiali più sintetici e di valore commisurato a generare le giuste convenienze economiche, per la produzione su larga scala.

Oggi Pantofola d’Oro, anche grazie all’ingresso di un socio argentino, continua a produrre scarpini di altissima qualità per la pratica del calcio, oltre a delle versioni da passeggio o delle vere e proprie versioni replica dei modelli vintage con suole più adatte all’utilizzo con abbigliamento casual. Nel segno dell’antica tradizione ma anche di uno sguardo attento ai frutti più positivi della modernità.
E, in questo senso, vanno anche le formidabili collaborazioni con Panini, Prodirect, Glasgow Rangers, Venice Beach Football Club, Eroica (la mitica corsa sulle strade bianche del Chianti classico) e, in ultimo ma non meno importante, con Fundación P.U.P.I., no-profit fondata da Javier Zanetti e sua moglie Paula a favore dei bambini più poveri e disagiati.