Separazione e divorzio, spetta l’esenzione Imu? La sentenza chiarisce
Spetta l’esenzione Imu in caso di separazione e divorzio? Si paga l’imposta municipale unica quando l’immobile viene assegnato al coniuge? La sentenza della Corte di Cassazione del 2023 fornisce chiarimenti in materia di esenzione Imu.
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Una delle tasse più odiate dagli italiani è sicuramente l’Imu, l’imposta municipale propria dovuta dal proprietario o dal titolare di altro diritto reale per il possesso di fabbricati, escluse le abitazioni principali, di aree fabbricabili e di terreni agricoli. Introdotta nel 2012 in sostituzione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), l’Imu si applica in tutti i comuni del territorio nazionale.
Tuttavia, è prevista l’esenzione dal pagamento in alcuni casi come quando si tratta di immobili posseduti dallo Stato o fabbricati classificati in determinate categorie catastali. Cosa dice la legge in caso di separazione e divorzio? Si paga l’Imu quando l’immobile viene assegnato al coniuge? La risposta arriva dalla sentenza 2747 del 2023 che ha respinto il ricorso del Comune ed ha riconosciuto il diritto all’esenzione dell’imposta al contribuente.
Esenzione Imu in caso di separazione e divorzio: cosa dice la legge

La sentenza n. 2747 del 30 gennaio 2023 affronta il tema di Imu prima casa e riconosce il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale per entrambi i coniugi, anche se risiedono in immobili diversi. Nello specifico, la Cassazione conferma la decisione presa dal CTR che aveva dato ragione a un contribuente il quale si era opposto all’avviso di accertamento Imu in relazione ad una casa di sua proprietà. L’immobile in oggetto era stato assegnato alla moglie in seguito alla separazione e costituiva la “casa familiare”.
Ai fini del riconoscimento dell’esenzione sulla «prima casa», non ritenere sufficiente – per ciascun coniuge o persona legata da unione civile – la residenza anagrafica e la dimora abituale in un determinato immobile, determina un’evidente discriminazione rispetto ai conviventi di fatto i quali, in presenza delle medesime condizioni, si vedono invece accordato, per ciascun rispettivo immobile, il suddetto beneficio.
La Corte ha dunque ristabilito il diritto all’esenzione per ciascuna abitazione principale delle persone sposate o in unione civile e, però, ha ritenuto «opportuno chiarire» che le dichiarazioni di illegittimità costituzionale non determinano, in alcun modo, una situazione in cui le cosiddette “seconde case” ne possano usufruire. Da questo punto di vista, le dichiarazioni di illegittimità costituzionale mirano a responsabilizzare «i comuni e le altre autorità preposte ad effettuare adeguati controlli», controlli che «la legislazione vigente consente in termini senz’altro efficaci»
si legge nella sentenza.
Esenzione Imu, quando non si paga

Ora diamo un’occhiata alle ipotesi di esenzione dall’IMU:
- immobili posseduti dallo Stato, dai comuni, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, dagli enti del Servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali
- fabbricati classificati o classificabili nelle categorie catastali da E/1 a E/9;
fabbricati con destinazione ad usi culturali - fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto e le loro pertinenze
- fabbricati di proprietà della Santa Sede
- fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia
- immobili posseduti e destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali delle attività