Pieces of Venice: l’intervista a Luciano Marson e Karin Friebel

Industrial design, materiali di recupero e l’amore per una città: questa è Pieces of Venice. Abbiamo incontrato ed intervistato gli ideatori del progetto Luciano Marson e sua moglie Karin Friebel, con cui abbiamo parlato di sostenibilità, design e tendenze future.Pieces of Venice

Com’è nato e su quali valori si fonda la filosofia aziendale di Pieces Of Venice? Ce ne vuole parlare?

 

Luciano Marson: “Nell’estate 2016 mi era stata richiesta una consulenza volta a creare una azienda di mobili in rovere di bricola, la mia natura mi ha suggerito di lasciar stare in quanto si sarebbe trattato di andare in un segmento di mercato già occupato. L’aver intercettato la disponibilità di questo materiale ha fatto accendere la lampadina del mio spirito creativo ed è partita una reazione a catena: Bricola – Laguna – Venezia – Souvenir di pregio – Cadeau – Murano – altre “reliquie” di Venezia – Benefit Company – turismo intelligente e così via; il tutto è avvenuto nel giro di tre giorni nei quali continuavo a metter giù appunti e nello stesso tempo mi stupivo del fluire di idee collegate da una logica che sembrava il riassunto dei valori nei quali credo da moltissimo tempo: del legno me ne sono innamorato nel 1986 camminando scalzo nei templi giapponesi e il riciclo ho cominciato a farlo almeno negli anni settanta, mentre la mia prima autoproduzione risale al 1960 quando ero ancora bambino. In sintesi Pieces Of Venice nasce dalla curiosità e dalla mia coerenza nel voler presentare al mercato solo proposte innovative.”


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In che modo si sta evolvendo, oggi, il settore del design, vista anche la pandemia di Covid-19, che ci ha fatto riscoprire l’importanza della casa durante il lockdown?

Pieces of Venice

Karin Friebel: “Io ho sempre pensato che la casa deve essere calda, accogliente, insomma un nido che ti avvolge… che debba sempre avere un caminetto e una vasca da bagno, non potrei vivere senza la presenza dell’acqua e del fuoco al suo interno, come pure delle piante e dei nostri tre mici che ci infondono tanta serenità. Insomma un luogo in cui star bene e in cui si possa convivere anche con una piccola parte di mondo animale e vegetale. La pandemia ha sicuramente fatto capire a più persone l’importanza di avere spazi più generosi ed accoglienti in cui tutto confluisce, ecco quindi che abbiamo visto crescere il mercato immobiliare e la conseguenza naturale è che le nuove proposte di design si rivolgano principalmente a soddisfare queste nuove esigenze di riunire tanti aspetti della vita al suo interno, vediamo come siano nate anche tantissime proposte per l’home-office, l’outdoor, le luci, il comfort. Insomma un nuovo modo di progettare per essere più versatili e riuscire a vivere la casa in più direzioni.”

Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovranno affrontare le aziende che producono design?

Karin Friebel: “La digitalizzazione è e sarà indispensabile, non si può prescindere da essa. Nel caso di Pieces Of Venice il lockdown ci ha costretti a mettere il motore al minimo, interrompere alcune collaborazioni esterne, e concentrarci in prima persona ad assimilare tutte le conoscenze possibili per rivolgerci ai mercati on-line e intensificare quindi la nostra presenza nel mercato digitale. Oggi la partita si gioca su due fronti, quella sul territorio fisico e quella in rete. Se si dovesse tornare ad una situazione “a porte chiuse” l’unica possibilità per un azienda di sopravvivere è essere pronta nel mercato digitale e organizzata nel gestire le varie fasi a distanza. Se si evita di fare questo nel corso dei prossimi 3 / 5 anni c’ è un altissimo rischio di trovarsi tagliati fuori dal mercato; il cambiamento era già in atto, ma l’esperienza del lock-down ha dato una fortissima accelerata avendo fatto sperimentare ad ognuno di noi che nuove modalità non solo sono possibili, ma sono necessarie.”


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Quali invece saranno le tendenze su cui puntare?

Luciano Marson: “Continueremo a credere e consolidare quelli che sono i nostri valori fondanti: economia circolare e quindi recupero, riuso, riciclo accompagnati da rispetto dell’ambiente, attenzione e sostegno al sociale, il tutto contraddistinto dall’Industrial Design. Proprio per questi contenuti ci è stato conferito il Compasso d’Oro al progetto d’impresa.”

Quando comincia a pensare ad un nuovo progetto, qual è la scintilla che accende la sua curiosità e che la indirizza verso le prime idee?

Pieces of Venice

Luciano Marson: “Di natura sono molto curioso e attento al dettaglio ma sono anche razionale e pratico. Di conseguenza la mia creatività è connotata da due fonti principali, la casualità quando un progetto nasce dall’accorgermi di un dettaglio che scatena la mia fantasia trasformandolo di un prodotto totalmente inaspettato rispetto a quello che ho inizialmente percepito; l’altro fronte è invece quello delle necessità, del completamento di gamma, del contenuto tecnologico, del doppio o triplo uso di uno stesso oggetto, del sorprendere. In entrambi i casi ne deve comunque uscire un prodotto nuovo e magari anche innovativo.”


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Da sempre siete un brand green e sostenibile, vi siete posti nuovi obiettivi in termini di eco-sostenibilità?

Pieces of Venice

Karin Friebel: “Come diceva prima Luciano, abbiamo iniziato con il recupero del legno di Bricola ma ricordo che usiamo anche il Larice dei Pontili, ora stiamo iniziando con il riuso di scarti di produzione del vetro di Murano e guardando ad altri materiali veneziani sempre di recupero. Altro tema è l’utilizzo di materiale FSC per i nostri imballi, azione che avevamo già programmata ma che sta subendo un rallentamento a causa della difficoltà di reperimento della materia prima.”

Ci racconta le novità della collezione? State lavorando al lancio di nuovi oggetti di design per Pieces Of Venice?

Karin Friebel: “Certamente sì, per fine anno o molto più probabilmente a gennaio in occasione di Homi presenteremo a Milano le novità 2021. Si tratta di una decina di oggetti che spaziano da quelli per la tavola, un Souvenir, oggetti in vetro di Murano e Bricola; sono disegnati da giovani italiani emergenti, alcuni vivono a Venezia, altri all’estero, accompagnati da una nostra vecchia conoscenza, un neo Compasso d’Oro e da un coetaneo pugliese di Luciano che ha un rapporto speciale con Venezia.”

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a suo avviso sulla scena del design contemporaneo?

Luciano Marson: “L’ADI Design Museum: un’entità presentatasi ufficialmente in piena pandemia che è partita con uno scatto incredibile, custodisce la storia del nostro industrial design, settimanalmente propone iniziative di forte spessore e ha il coraggio di coinvolgere altri mondi dall’editoria alla musica al …Prosecco.”

Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

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Luciano Marson: “Certamente sì, come esiste lo scandinavo o il germanico. Lo stile Italiano oggi è contraddistinto dalla somma di produttori del nostro Paese accompagnati da designers Italiani e Internazionali che solo da noi trovano la maestria, la tecnologia, le tradizioni, la predisposizione al rischio, l’ ingegno in grado di trasformare l’idea in prodotto di successo. Nasce alla fine degli anni ’50 dal connubio tutto italiano di designer e produttore dell’area soprattutto milanese e poi si espande anche a nord-est. Oggi le nostre eccellenze sono competenti e competitive a partire dai mobili più economici che vengono prodotti nel nord-est anche per il noto marchio scandinavo e coprono tutte le fasce di mercato del settore arredamento, illuminazione, wellness per non parlare di abbigliamento, auto, moto, biciclette, automazioni industriali. Siamo una grande Nazione e se investitori italiani e stranieri si contendono le proprietà delle nostre eccellenze vorrà pur dire qualcosa.”

Cosa significa per voi il concetto di Made in Italy?

Karin Friebel: “Deve essere fatto completamente in Italia. Noi siamo ancora più radicati al territorio e tutta la nostra filiera parte da Venezia e si muove in un’area che non arriva a 100 chilometri dalla partenza.”

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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