Fuorisalone 2021 EGO.M: il set di scrittura Cento3, l’intervista

Fuorisalone 2021 EGO.M: in occasione della Milano Design Week, EGO.M presenta gli accessori a completamento di CENTO3, il set di scrittura disegnato nel 2001 dagli architetti Achille Castiglioni e Gianfranco Cavaglià, prodotto in collaborazione con Cavaglià e Fondazione Achille Castiglioni.

Fuorisalone 2021 EGO.M

In occasione della Design Week svelate i nuovi accessori del set di scrittura del progetto CENTO3. Ce ne parlate?

“La sfida ora consiste nel mantenere sempre viva CENTO3 rendendola una collezione dinamica e in continua evoluzione. A questo proposito e in occasione della Design Week, presenteremo i nuovi accessori per ampliare il progetto e donargli nuove vite. Il matitone CENTO3 infatti si arricchisce di numerose novità. Sfruttando la potenzialità di avere un unico corpo, ergonomico e versatile, abbiamo pensato di giocare sul suo meccanismo interno, aggiungendo nuove singolari funzioni fra loro intercambiabili. Nel matitone quindi si potranno inserire, oltre alla grafite, pastelli in cera colorata o evidenziatori a secco in cera naturale, pensati per non produrre scarto di materiale plastico una volta terminati. Lo strumento può poi diventare anche penna sfera o, infine, pennello per acquarelli completo di un set di acquarelli mezzi godet, realizzati artigianalmente con colorazioni unconventional amate da Achille. Presenteremo poi anche TRILO-BYME, una capsula a forma trilobata in grafene per contenere il matitone e tutti gli accessori necessari per dare libero sfogo alla creatività: dai refill, al temperino alle gomme. Alla stilografica pocket, infine, si aggiunge una gamma di inchiostri colorati pensata per rispondere alle diverse situazioni e ai diversi stati d’animo, rendendola davvero una penna da portare dove non porteresti una penna.”


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Dopo la pandemia e il lockdown, quali sono le sfide del futuro che dovrà affrontare il design?

“Il periodo straordinario e destabilizzante che abbiamo vissuto ci ha portati ad affrontare le nostre giornate con una consapevolezza diversa. C’è stato un ritorno al valore, prezioso e unico, del tempo e un riavvicinamento all’aspetto quotidiano e umano dei rapporti sociali. Bisognerebbe quindi prendere atto di questi due aspetti e farsene carico stimolando un rinnovato modo di fare e comunicare il design. Noi crediamo infatti in un fare design che sappia valorizzare il concetto di tempo, perché è nella dimensione temporale che si originano emozioni e intercorrono pensieri e perché solo in questa dimensione si sviluppa un lavoro quanto più artigianale, che riesca a curare e rispettare la qualità e, di conseguenza, il cliente. Nel comunicare il design invece la sfida è quella di raccontare il design per avvicinarlo alla quotidianità di tutti, mostrando come non sia un’attività patinata ma estremamente umana: in fondo un prodotto di design non è altro che una storia di idee, prove, fallimenti e soluzioni.”

Qual è la “cosa” più contemporanea, forte e promettente che si sta manifestando a vostro avviso sulla scena del design contemporaneo?

“La nostra giovane esperienza ci fa individuare nella fluidità del design contemporaneo il suo punto di forza. Coerentemente, infatti, al contesto storico e sociale, viviamo il design attuale come eclettico e composito da un’infinità di stimoli, sfaccettature e punti di riferimento, fra loro armoniosi o altamente dissonanti. È un design che ricopre ogni più piccolo dettaglio, un design che opera parallelamente su una moltitudine di piani diversi, ormai tutto è design e tutti sappiamo riconoscerlo. Quest’attitudine, combinata alla costante e imprescindibile apertura verso una dimensione ambientale e sostenibile, è la manifestazione di una progettualità prolifica, curiosa e promettente che si vuole sempre più inserire nella quotidianità di tutti allontanandosi da logiche elitarie a circuito chiuso.”


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Una domanda che è anche un po’ una provocazione, esiste ancora uno stile italiano nel design?

“Se partiamo riconoscendo come ogni cultura abbia un proprio design perché ogni paese è costruito su particolari valori, tradizioni ed esperienze allora è logico che anche l’Italia abbia un suo singolare e ben riconoscibile fare design. Il design italiano, infatti, oltre a tradurre l’anima di un popolo poliedrico e di un territorio dalla sorprendente bellezza, può contare su un’irripetibile classicità e storicità che certamente ispirano e provocano il lavoro di sviluppo della modernità. Avendo infatti alle spalle una così esemplare esperienza, segnata dai più grandi nomi del design, la progettazione deve farne tesoro e imparare dalle lezioni dei maestri, mantenendo però lo sguardo sempre rivolto all’innovazione e al futuro: nello sviluppare CENTO3 abbiamo studiato a fondo Achille e ci siamo lasciati guidare dai valori del suo design, ma abbiamo infine presentato degli strumenti da scrittura realizzati in grafene tramite stampa tridimensionale. Lo stile italiano quindi ci sarà sempre perché racconta l’italianità nel suo insieme, è inevitabile però che si stia evolvendo e stia modificando i suoi connotati.”


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Oggi per voi che cosa significa la parola design?

“Essendo un Team eclettico dove ognuno ha la propria inclinazione, ci piace avvicinare il concetto di design a quello di condivisione. La nostra progettazione, infatti, è sempre caratterizzata da un lavoro di analisi e approfondimento mai individuale ma partecipato, al quale ogni membro apporta la propria passione e conoscenza. Design poi significa anche condividere gli obiettivi del progetto nell’ottica di ricercare idee per risolvere problemi e colmare mancanze. Un design quindi che con lineare semplicità sia finalizzato alla funzione.”

Da dove nasce la vostra ispirazione?

“Abbiamo sempre sentito vicine le parole di Achille “se non siete curiosi lasciate perdere”: quotidianamente ci lasciamo sorprendere e incuriosire da ciò che incontriamo, anche i piccoli dettagli possono diventare fonte d’ispirazione e stimolo per la progettazione. Inoltre, crediamo sia fondamentale non trascurare la capacità di immaginare e fantasticare, in quanto essenziali per “vedere oltre” e innovare con audacia e creatività.”

State lavorando a dei nuovi progetti?

“Sì, stiamo cercando quanto più di ampliare e maturare i nostri orizzonti. Siamo pur sempre giovani e ironici e su questo si basa il nostro approccio al progetto. Dopo tutto una rigorosa ironia è imprescindibile nel lavoro e nella vita.”

Quali sono gli oggetti e arredi che non possono, a vostro avviso, mancare in una casa?

“Per noi casa è ovunque ci sia una comoda poltrona e un buon libro, una lampada, una pianta e una caffettiera (preferibilmente moka)!”

Caterina Di Iorgi
  • Laurea in Filosofia
  • Giornalista pubblicista
  • Specializzazione in Architettura & Design
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