Rilancio delle zone montane: tra i bonus c’è lo smart working
Nella Legge 131/2025 dedicata al rilancio delle zone montane si prevede anche un bonus per lo smart working. L’obiettivo è ripopolare le zone meno abitate, promuovendo il lavoro agile e incentivando le assunzioni stabili.
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L’Italia sta vivendo una crisi abitativa decisamente particolare. Se da un lato ci sono città che soffrono per l’eccessiva pressione demografica, e che letteralmente non sanno più dove creare nuove abitazioni, dall’altro esistono realtà che stanno soffrendo lo spopolamento, e dove le case rimangono vuote e sfitte, anche se hanno un valore di mercato bassissimo.
Questa è la situazione in cui versano numerose zone montane remote, che vedono i giovani allontanarsi per andare a vivere dove il mercato lavorativo è più generoso e restano con un pugno di abitanti.
Per tentare di risolvere questo scenario, e con il duplice intento di far ritornare gli abitanti in queste realtà da un lato, e aumentare la sostenibilità ambientale legata al lavoro dall’altro, il governo ha approvato la Legge 131/2025, entrata in vigore lo scorso 12 settembre. Si tratta di una legge interamente dedicata alla valorizzazione e al rilancio delle zone montane, attraverso diversi strumenti e incentivi, tra cui spicca il bonus smart working.
Bonus smart working

A disciplinare il bonus smart working è l’articolo 26 della sopracitata Legge 131/2025. Premettendo che i criteri demografici e altimetrici che definiranno le zone montane arriveranno con un decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri entro il 20 novembre prossimo, attualmente si sa che il bonus funzionerà tramite l’agevolazione contributiva dei datori di lavoro privati che assumeranno dipendenti con contratto a tempo indeterminato.
Questi dovranno spostare la loro residenza da un comune non montano ad uno montano, e svolgere la propria attività lavorativa totalmente in smart working. Il pro per il lavoratore consiste nella possibilità di non dover fare il pendolare senza rinunciare ai vantaggi di un lavoro stabile, mentre per il datore di lavoro sta nel non dover far fronte alle spese contributive, che saranno coperte dal bonus secondo il seguente criterio:
- 2026/2027 – 100% di copertura, fino ad un massimo di 8.000 euro;
- 2028/2029 – 50% di copertura, fino ad un massimo di 4.000 euro;
- 2030 – 20% di copertura, fino ad un massimo di 1.600 euro.
Dall’agevolazione restano esclusi i premi e i contributi dovuti all’INAIL.
Rilancio delle zone montane

Tramite la promozione del lavoro da remoto, il governo intende quindi incentivare la popolazione a tornare e trasferirsi nelle zone montane che attualmente soffrono di spopolamento. Così facendo, gli immobili attualmente inutilizzati potranno tornare sul mercato ed essere riqualificati, le economie locali potranno ripartire e la pressione sui grandi centri potrà alleggerirsi. Si tratta di una soluzione che porta vantaggi, quindi, anche alle grandi città dove la domanda sia immobiliare che lavorativa supera l’offerta. In queste località, la casa in montagna non è più un lusso, e si può avere uno stile di vita più sostenibile e slow.
Questa iniziativa si aggiunge alle altre già avviate per il ripopolamento delle zone rurali, come ad esempio le case in vendita a 1 euro. Il bonus smart working è cumulabile, inoltre, anche con altri strumenti di sostegno, a patto che rispetti i limiti previsti dal regime de minimis.
Così facendo, il rilancio socio-economico delle aree montane può configurarsi attraverso la stabilizzazione dei nuclei familiari e dei professionisti, valorizzando il capitale umano, riducendo la fuga verso i centri urbani più grandi e promuovendo un modello lavorativo a basso impatto ambientale, che valorizza il work-life balance.