Portico non condonabile: sanatoria possibile con Salva Casa
Un portico non condonabile si può sanare grazie al Decreto Salva Casa. Questo è quanto emerge da una sentenza del Tar Sicilia, che sancisce che la sanatoria di un portico considerato non condonabile prima dell’approvazione del Salva Casa, può essere sanato senza appelli ai precedenti rifiuti. Ecco come funziona il tutto.
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Il Decreto Salva Casa ha introdotto in Italia una semplificazione importantissima in materia edilizia, portando alla sanatoria di immobili e situazioni complesse, che fino ad ora erano rimaste in sospeso e bloccate. Un caso molto particolare, che recentemente ha interessato il Tar della Sicilia, riguarda un portico considerato non condonabile, che proprio grazie al Salva Casa può ottenere, oggi, una sanatoria. Si tratta, in poche parole, di un portico giudicato non idoneo al condono edilizio del 2003 e che è stato rigettato anche nel 2024.
Dopo aver fatto ricorso al Tar, però, il proprietario è riuscito ad ottenere la sanatoria, proprio in virtù delle nuove disposizioni del Decreto Salva Casa. Questa sentenza crea un precedente importante e, di fatto, apre le porte ad una serie lunghissima di casi da riaprire. Ecco i dettagli e cosa bisogna sapere per riuscire ad ottenere una sanatoria analoga a quella oggetto di questo caso.
Portico non condonabile

Con il terzo condono edilizio italiano, avvenuto nel 2003, migliaia di immobili hanno ottenuto la sanatoria per difformità di costruzione o per la costruzione di opere realizzate in assenza di apposito permesso di costruzione. Alcune di queste, però, non hanno passato l’esame, e sono state giudicate non condonabili. Questo è esattamente il caso di un immobile che negli anni ‘90 aveva subìto delle modifiche senza concessione edilizia. In particolare, a risultare non condonabile era un portico realizzato sul terreno pertinenziale dell’immobile.
Nel 2018, l’immobile viene venduto ad un nuovo proprietario, il quale presenta, nel 2024, dopo l’entrata in vigore del Decreto Salva Casa, una nuova SCIA in sanatoria, anch’essa respinta dalla Soprintendenza. A questo punto, il proprietario si rivolge al Tar che, alla luce delle nuove disposizioni del Salva Casa, che hanno modificato le regole sulla sanatoria edilizia, emette la sentenza 2191/2025 e sana ufficialmente il portico.
La potenza del Salva Casa

Si tratta di un precedente importante, che sottolinea la potenza delle Salva Casa e delle sue disposizioni in materia di sanabilità degli interventi edilizi. In particolare, il Tar spiega che l’articolo 36-bis del Testo Unico dell’Edilizia, introdotto proprio dal Salva Casa, consente di ottenere il permesso di costruire e presentare la SCIA in sanatoria anche per quegli interventi che hanno determinato un aumento volumetrico, anche se questi non hanno mai ottenuto un’autorizzazione. Ad avvalorare la decisione del Tar, arriva la specifica del Ministero della Cultura, il quale afferma che questa possibilità non contrasta con il Codice dei beni Culturali e del Paesaggio.
I giudici hanno chiarito che il diniego della Soprintendenza è da considerarsi illegittimo poichè le regole del Salva Casa sulla sanatoria semplificata sono entrate in vigore in Sicilia con la Legge Regionale 27/2024. In sostanza, quindi, anche un’opera che ha ricevuto un diniego precedente, può essere riesaminata alla luce del Salva Casa, e la nuova domanda di SCIA in sanatoria deve essere analizzata esclusivamente in base alla nuova normativa vigente. Questa risoluzione ha ricevuto l’appoggio anche:
- dal Consiglio di Stato, che spiega che sebbene il Salva Casa non sia retroattivo, può sanare situazioni datate a fronte di una nuova domanda;
- dal Tar della Campania, che legittima il proprietario di un immobile gravato da lievi difformità in precedenza bocciate da un’istanza di sanatoria, può fare un nuovo tentativo basandosi sulla maggiore elasticità della nuova norma.