Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb: extra-tassa affitti brevi

Autore:
Raffaele Di Ciano
  • Laurea in Belle Arti
Tempo di lettura: 5 minuti

La Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb fa infuriare i gestori degli affitti brevi: le modifiche introdotte aumentano la tassazione delle locazioni brevi per chi utilizza i servizi di intermediazione. Ecco come cambieranno le cose dal 1 gennaio 2026, le reazioni dei proprietari e la nuova normativa.

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Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb: extra-tassa affitti brevi
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Il Governo ha da poco approvato la Legge di Bilancio 2026, che contiene un’importante novità in materia di affitti brevi. Questa, se da un lato fa infuriare i gestori delle locazioni a breve termine, dall’altro incontra il favore di residenti e cittadini che, invece, degli affitti brevi non ne possono proprio più. La modifica, in particolare, va a modificare la tassazione che i gestori devono pagare sulle entrate derivanti dagli affitti brevi dei propri immobili. L’intenzione del Governo era quella di aumentare l’aliquota della cedolare secca dal 21 al 26% per tutti gli immobili, ma alla fine ha deciso di intervenire diversamente.

Ecco come cambia la tassazione per i gestori degli affitti brevi a partire dal 1 gennaio 2026, e quali sono state le reazioni dei gestori e delle associazioni di categoria. L’argomento è scottante, poichè vede contrapporsi da un lato gli imprenditori e dall’altro i cittadini, che chiedono a gran voce misure contenitive per limitare l’impatto delle locazioni brevi sul mercato immobiliare e sulla vivibilità dei centri urbani, soprattutto nelle città più grandi e a vocazione turistica.

Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb

Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb: extra-tassa affitti brevi
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La Legge di Bilancio 2026 si schiera definitivamente contro Airbnb e tutti gli altri intermediari immobiliari attraverso cui i gestori degli affitti brevi possono pubblicizzare il proprio immobile e trovare utenti interessati alla locazione.

Si tratta di una presa di posizione importante, che mette in evidenza senza alcun dubbio la parte da cui sta il Governo. Dopo mesi di richieste da parte di cittadini e residenti, che risentono dell’impatto degli affitti brevi sul mercato immobiliare delle locazioni, e dopo mesi di lotte tra le amministrazioni locali e i gestori delle attività, arriva una novità che mette i bastoni tra le ruote al sistema turistico.

Attualmente, i gestori di affitti brevi devono pagare il 26% di tasse sulle entrate derivanti dalla loro attività. In dichiarazione dei redditi però, questi possono abbassare l’aliquota al 21% sulla prima casa in locazione (per le eventuali altre, la cedolare secca resta al 26%). Inizialmente il Governo aveva parlato di aumentare la cedolare secca dal 21 al 26% per tutti gli immobili, ma questa opzione non compare in Legge di Bilancio. Al suo posto arriva una stoccata diretta verso Airbnb e similari.

Le novità per gli affitti brevi

Legge di Bilancio 2026 contro Airbnb: extra-tassa affitti brevi
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In particolare, i gestori potranno continuare ad usufruire dell’aliquota al 21% sul primo immobile in locazione solamente se:

“durante il periodo d’imposta non siano stati conclusi contratti aventi ad oggetto tale unità immobiliare tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare o tramite soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da locare”.

Quindi, chi affitta attraverso un contratto di intermediazione non avrà più diritto all’aliquota al 21%. Gli affitti brevi in Italia sono circa 502.000, di cui la maggior parte transita proprio sulle piattaforme citate, o su realtà similari, per cui la nuova legge andrà ad impattare parecchio sul settore.

Secondo Marco Celani, presidente di Aigab, l’Associazione Italiana dei Gestori di Affitti Brevi, questa soluzione rispetto alla paventata modifica della cedolare secca:

“non cambia nulla. Il mercato degli affitti brevi passa praticamente tutto dai portali online. Con questa formulazione non cambia la sostanza dell’intervento che incrementa il carico fiscale su questi redditi. Ribadiamo il nostro giudizio critico sulla misura che è una patrimoniale mascherata”.

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