Casa venduta con assegno scoperto: cosa succede?

Quali sono i rimedi per un venditore che si ritrova la caparra versata, al momento della conclusione del contratto preliminare, mediante un assegno bancario risultante essere scoperto di provvista sul conto corrente?

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E’ possibile che il venditore, pur confidando nella buona fede dell’acquirente, al momento della stipula e sottoscrizione del contratto preliminare di vendita di un immobile, accetti quale pagamento della caparra, un assegno bancario che poi risulti essere scoperto di provvista sul conto corrente dedicato.

Che cosa è possibile fare, in tal caso, per recuperare la somma spettante?

Assegno scoperto versato quale caparra: come premunirsi

Al di là della buona fede professata dall’altra parte contraente, è all’uopo in circostanze di vendita, premunirsi, rifiutando determinate tipologie di pagamento proposte dall’acquirente non prefigurate nè tutelate dalla legge in caso di inadempimento della prestazione oggetto di obbligazione contrattuale.


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La caparra confirmatoria versata con assegno scoperto, certo non può essere considerata carta straccia, poichè la legge ha previsto una serie di rimedi per recuperare la somma spettante al promittente acquirente.
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Al momento della conclusione del contratto preliminare, per effetto del quale le parti si obbligano a ratificare il successivo contratto di compravendita definitivo dinnanzi al notaio nelle vesti di pubblico ufficiale che vidima il rogito, l‘acquirente, per confermare la volontà di concludere l’affare, versa una somma di danaro al cedente.

Colui che versa la caparra se poi non ottempera all’obbligo di concludere il contratto definitivo, consentirà al promissario cedente di trattenere tale somma versata inizialmente a titolo di risarcimento del danno.

Di contro, il cedente se non ottempera all‘impegno di concludere il contratto definitivo, dovrà restituire al promissario acquirente il doppio della somma ricevuta.

Generalmente l’importo della caparra confirmatoria al momento del preliminare è corrispettivo del 10/20% del prezzo di acquisto del bene immobile pattuito dalle parti.

Caparra confirmatoria versata mediante assegno scoperto: cosa accade?

La Caparra confirmatoria può essere versata in contanti, purché non superi l’entità in danaro stabilita dalla legge (dal 1° Gennaio 2022 di euro 1000) ovvero mediante un assegno bancario, postale o circolare.

Con l’assegno circolare non si ha alcun problema di copertura bancaria, poiché la somma promessa risulta già essere versata anticipatamente dall’istituto bancario emittente il titolo di pagamento e disponibile a consentire l’incasso.


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Gli assegni bancari, invece, costituiscono un’arma a doppio taglio per il cedente, poiché al momento dell’incasso potrebbe risultare il conto corrente privo della necessaria provvista di valuta richiesta.

A seguito di emanazione di assegno bancario emesso su conto corrente privo del tutto o in parte di provvista necessaria, l’istituto bancario appura che il conto è privo di provvista e rifiuta il pagamento.

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Assegno scoperto: cosa fare per recuperare la somma dovuta

A seguito di emissione di assegno scoperto per il pagamento dell’importo della caparra confirmatoria, la banca deve informare il proprio correntista della scopertura dell‘assegno emesso, regolarizzando la posizione entro 60 giorni con pagamento tardivo ed una penale a carico del correntista del 10% più gli interessi maturati.


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Scaduti i 60 giorni si verifica la revoca dell’autorizzazione ad emettere assegni con segnalazione in CAI (Centrale di allarme interbancaria)

Il creditore, in tal caso, soddisfa la propria volontà di ricevere la somma spettante da contratto, facendo valere l’assegno scoperto quale titolo esecutivo in giudizio, necessario al recupero coattivo dell’importo.

Pertanto, il cedente potrà agire con atto di precetto ovvero un’intimazione all’acquirente inadempiente di pagamento entro 10 giorni dalla notifica del precetto stesso, data a partire dalla quale, in caso di inadempimento, si procederà al pignoramento (esecuzione forzata) di beni immobili e mobili.

Chi è in possesso di un assegno scoperto ha, dunque, degli strumenti da far valere per il recupero di quanto dovuto salvo che il debitore non sia un nullatenente.
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Caparra confirmatoria versata con assegno scoperto: le problematiche

Il recupero della somma corrispettiva dell’assegno versato quale caparra confirmatoria, è possibile da parte del cedente entro sei mesi dalla data di emissione del titolo di pagamento.

Scaduto tale termine, l‘assegno bancario emesso e risultante essere scoperto, perde l’efficacia di titolo esecutivo restando quale semplice promessa di pagamento.

Per recuperare i soldi della caparra, il creditore può agire in giudizio mediante richiesta al giudice (inaudita altera parte) di un decreto ingiuntivo, retta sulla prova scritta dell‘assegno emesso dal debitore.

Emesso il decreto ingiuntivo, il debitore può, entro 40 giorni dalla notifica, provvedere al pagamento di quanto dovuto ovvero presentare opposizione motivata, dimostrando che il debito non sussista o sia stato già saldato.

Qualora il debitore non paghi o non si opponga al decreto ingiuntivo notificatogli, libererà il creditore a procedere per l’esecuzione forzata con atto di precetto e successivo avvio di pignoramenti

Tuttavia, il creditore deve rispettare i termini per far valere il titolo di credito in possesso, deve procedere all’incasso dell’assegno:

  • entro 8 giorni dall’emissione dello stesso su piazza, nello stesso comune di emissione
  • entro 15 giorni se l’assegno è stato emesso fuori piazza, in luogo diverso.

Al di fuori di tali termini, la caparra perde la funzione di garanzia per inadempimento ed il successivo decreto ingiuntivo non potrà più essere richiesto per il recupero della somma dovuta al creditore.

Avv. Ennio Carabelli
  • Laurea in Giurisprudenza
  • Abilitazione Forense presso la Corte d'Appello di Salerno
  • Giornalista Pubblicista
  • Autore specializzato in controversie legali, normative, condominio, casa, successioni, contratto, mutui.
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