Casa popolare, non è tua per sempre: nuove regole in Veneto
Il Consiglio regionale del Veneto ha approvato nuove regole sugli alloggi ERP: fino a dieci anni di esclusione dai bandi per chi occupa senza titolo. Cosa cambia e cosa è rimasto fuori.
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Ottenere una casa popolare non vuol dire averla per sempre. L’alloggio di edilizia residenziale pubblica (ERP), infatti, viene assegnato a chi rispetta precisi requisiti (sia economici sia familiari).
Questo vuol dire che il diritto a restarci dipende dal mantenimento di quelle condizioni e da un uso corretto dell’immobile. Le regole cambiano da Regione a Regione e il Veneto ha appena scelto di renderle più rigide.
Case popolari in Veneto: cosa prevede la nuova legge

La misura più pesante riguarda chi entra in un alloggio senza averne diritto. Dopo un provvedimento che accerta l’occupazione senza titolo, non sarà possibile presentare una nuova domanda per un alloggio ERP per dieci anni.
Il blocco scende a cinque anni in altre situazioni: per chi ha subito la convalida di uno sfratto da una casa popolare, per chi è stato dichiarato detentore senza titolo e per chi ha perso l’assegnazione dopo aver presentato dichiarazioni false o documenti non veritieri.
Tra i requisiti per accedere entra anche quello di non aver cambiato abusivamente la destinazione d’uso di un alloggio pubblico avuto in passato.
Il testo istituisce poi l’Anagrafe regionale dell’ERP, pensata per raccogliere ogni anno i dati su patrimonio disponibile, domande e graduatorie, e stanzia 300mila euro nel triennio 2026-2028 per la formazione della polizia locale. La relatrice Elisa De Berti ha tenuto a precisare che la morosità incolpevole non va confusa con gli abusi e che per chi è in difficoltà restano le forme di sostegno.
Le misure rimaste fuori dal voto
Non tutto il pacchetto è passato. In Aula è stato bocciato l’articolo sui controlli, e con esso diverse novità annunciate. Come spiegato dalla stessa De Berti, restano per ora sulla carta le verifiche di Comuni e ATER dentro gli alloggi, la decadenza per chi rifiuta senza motivo un’ispezione, l’obbligo per tutto il nucleo di spostare la residenza entro trenta giorni dalla consegna e la riduzione da sei a tre mesi dell’assenza che può far perdere la casa.
Queste norme sono state riproposte in un nuovo progetto di legge, firmato anche dal presidente della Regione Alberto Stefani, che dovrebbe tornare in Aula nelle prossime settimane.
Quando si perde il diritto alla casa popolare

Riforma a parte, le ragioni che portano alla decadenza dall’assegnazione sono simili in buona parte d’Italia, anche se tempi e procedure dipendono dalle singole leggi regionali.
In Veneto la norma già in vigore indica, tra i casi principali, il mancato ingresso nell’alloggio entro trenta giorni dalla consegna senza gravi motivi, l’abitazione non stabile per oltre sei mesi consecutivi senza autorizzazione, la cessione o sublocazione anche parziale, il cambio di destinazione d’uso, l’impiego della casa per attività illecite, la perdita dei requisiti e la morosità.
Decadenza e annullamento: la differenza
I due termini non sono sinonimi. La decadenza scatta quando, durante il rapporto, vengono meno le condizioni richieste oppure l’assegnatario non rispetta i propri obblighi. L’annullamento riguarda invece un’assegnazione che non sarebbe mai dovuta avvenire, per esempio perché ottenuta con dati falsi.
In entrambi i casi si arriva al rilascio dell’alloggio e, con le nuove regole venete, anche a un’attesa più lunga prima di poter rientrare in graduatoria.
Chi occupa senza titolo un immobile, pubblico o privato, può andare incontro anche a conseguenze penali oltre a quelle amministrative. Per capire quali strumenti offre la legge a chi subisce un’occupazione è utile la nostra guida su cosa fare quando qualcuno occupa casa.