Casa occupata dall’ex proprietario: come farla liberare
Quella riguardante una casa occupata dall’ex proprietario è una situazione più comune di quanto si possa pensare, e rappresenta una fonte di stress incredibile per l’acquirente, che ha finalmente ottenuto la piena proprietà dell’immobile, ma non può abitarvi perchè ancora occupata. Ecco cosa fare per farla liberare, e per evitare che situazioni così si verifichino.
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Comprare casa è uno dei processi che generano maggiore stress nelle persone, e non è un caso. Le cose che possono andare storte, nell’intero iter, sono infatti numerose. Persino dopo la stipula dell’atto di rogito c’è qualcosa che può non filare liscio. Questo è il caso di un ex proprietario che non consegna la casa al rogito, ma che continua a viverci e a goderne come fosse sua, talvolta anche dandola in affitto a terzi.
Si tratta di una situazione critica, che può generare uno stress importante, ma che si può comunque affrontare e risolvere. La legge italiana, infatti, mette a disposizione dell’acquirente numerosi strumenti sia preventivi (le clausole nel contratto di compravendita) che successivi all’occupazione (diffida, sgombero, ecc.). Ecco cosa può fare un compratore per risolvere questo tipo di situazione.
Casa occupata dall’ex proprietario

Quando si inizia il processo di acquisto di un immobile, nonostante l’ansia, non si pensa mai che qualcosa possa andare storto, men che meno che si debbano fare i conti con un proprietario che non rispetta la sua parte di accordo.
Purtroppo però, questo accade più spesso di quanto si pensi. Per questo è essenziale tutelarsi prima ancora di diventare proprietari. Lo si può fare grazie alle clausole contrattuali da inserire sia nel preliminare di compravendita che nell’atto definitivo di rogito. Le più importanti che prevengono un’eventuale occupazione dell’immobile da parte dell’ex proprietario sono:
- la clausola dell’immobile libero al rogito,
- la penale per il ritardo del rilascio,
- il deposito del prezzo.
La clausola dell’immobile libero al rogito vincola il venditore a consegnare la casa libera da persone e cose al momento del rogito (solitamente è inserita di default negli atti di stipula, ma è sempre bene controllare).
La penale per il ritardo stabilisce una somma che il venditore deve corrispondere all’acquirente per ogni giorno in cui ritarda la consegna dell’immobile. Il deposito del prezzo, infine, stabilisce che il denaro versato dal compratore viene trattenuto dal notaio e consegnato al venditore solamente dopo la consegna dell’immobile al nuovo proprietario.
Le tutele post rogito

Se queste clausole non vengono inserite nell’accordo, oppure se il venditore non le rispetta, ci sono diverse tutele cui può ricorrere il nuovo proprietario. Innanzitutto, può chiedere la risoluzione del contratto per inadempimento, in quanto il venditore non ha rispettato gli obblighi presi, e chiedere anche la restituzione delle somme versate fino a quel momento, il doppio della caparra e persino un risarcimento danni per rientrare di eventuali spese di affitto, di opportunità perse e qualsivoglia spesa sostenuta durante il processo di acquisto.
In alternativa, si può procedere per vie legali per ottenere il rilascio dell’immobile, che in questo caso viene considerato a tutti gli effetti un immobile occupato abusivamente, il che costituisce reato. La prima cosa da fare è inviare una diffida scritta per vie ufficiali (PEC o raccomandata), e rivolgersi ad un giudice per richiedere lo sgombero dell’immobile se il proprietario non procede dopo il primo avviso. Queste sono le stesse cose che deve fare anche chi si trova in questa situazione dopo aver comprato casa all’asta. I tempi, purtroppo, non sono quasi mai rapidi, ma percorrere questa strada è l’unico modo per tutelarsi senza rischiare conseguenze legali a propria volta.