Animali in condominio: si possono vietare?

Un condomino può tenere un cane o un amico a quattro zampe? Esiste qualche divieto che limiti la possibilità di beneficiare della compagnia di animali in immobile apposto in edificio condominiale? 

cane

Il cane è il migliore amico dell’uomo.

Di certo non va d’accordo con il gatto, altro amico a quattro zampe che, a suo modo, allieta le giornate in casa e ci tiene compagnia.

Ma se la nostra abitazione si trovi in un edificio condominiale, è possibile il possesso di un animale a quattro zampe o vi sono dei divieti specifici?

Animali in condominio: alcun divieto salvo caso specifico

Animali in un Condominio: si possono vietare?

L’assemblea condominiale non può vietare che un proprietario abbia nella propria abitazione un animale salvo che non si tratti di bestia pericolosa tale da mettere a rischio l’incolumità fisica degli altri condomini.


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Dovrebbe il vicino del proprietario di un animale domestico, trovarsi sul pianerottolo a contatto con un coccodrillo, il quale, rappresenterebbe un problema, certo, ma difficilmente è possibile trattenerlo in un habitat diverso da quello naturale.

L’assemblea, di fatto, neanche con divieto all’unanimità può obbligare a non adottare un cucciolo o un animale a quattro zampe.

Chi, pertanto, voglia avere in casa un cane, gatto o un canarino può farlo rispettando le regole ovvero utilizzando il guinzaglio per portare il cane a passeggio nelle parti comuni.

Animali in condominio: la legge lo consente

Animali in un Condominio: si possono vietare?

Al di là del regolamento condominiale che non può opporsi alla scelta del condomino di avere un cane o un gatto in casa, la legge del Giugno 2013 ha sancito che non sia possibile porre limiti alle destinazioni d’uso della proprietà nè vietare di possedere animali di compagnia.

L’amministratore o il singolo condomino che si attivi per imporre il contrario viola la legge menomando i diritti personali del condomino.

Regolamento condominiale vieta animali domestici: la decisione è nulla

Come succitato qualora il regolamento condominiale, benchè approvato all’unanimità dei condomini, stabilisca che il singolo proprietario non possa beneficiare della compagnia di animali domestici e non bestie feroci,  sarà frutto di una decisione nulla poiché contraria alla legge.


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La Suprema Corte di Cassazione è già intervenuta sul punto con sentenza, stabilendo che allorquando un regolamento contenga una norma contraria al diritto di proprietà, è da considerarsi nullo.

Condominio vieta la compagnia di animali: cosa fare

Animali in un Condominio: si possono vietare?

Qualora il Condominio perseveri, vietando l’adozione di animali da parte dei singoli proprietari, è possibile chiedere annullamento della delibera per contrarietà alla legge mediante ricorso inoltrato dinnanzi al Giudice di Pace entro 30 giorni dalla notifica della delibera o dalla data di approvazione della stessa.

Il ricorso è presentato su carta libera con in allegato la documentazione che attesti il buon stato di salute dell’animale mediante certificati medici oltre alla copia delle delibera impugnata.


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Se la questione relativa al divieto sia stata dibattuta non tra i punti all’ordine del giorno dell’assemblea, ma tra le “varie ed eventuali” per dirimere la questione si potrà evitare di adire le vie legali, inoltrando una Raccomandata A/R all’amministratore condominiale al fine di far cessare l’atto di limitazione della libertà e dei diritti individuali dei singoli condomini.

Animale domestico in Condominio: diritti e doveri

Animali in un Condominio: si possono vietare?

La legge tutela il diritto del singolo condomino di beneficiare della compagnia di un animale domestico ma, al contempo, fissa dei doveri a cui attenersi.

Il proprietario di un cane non deve essere richiamato per gli schiamazzi notturni o i disturbi dovuti alla frequenza ed intensità dell’abbaiare del cane sul balcone a danno della quiete degli altri condomini.

Quando il cane abbaia dopo le ore 22.00 occorre intervenire per educarlo a non disturbare in tal modo la quiete degli altri condomini.

Il disturbo arrecato al singolo vicino dall’intensità del latrato non configura, tuttavia, il reato di disturbo della quiete pubblica.

E’ necessario perché si configuri tale fattispecie, che le lamentale siano corali e che l’abbaiato risulti essere continuo.

In tal senso occorre una perizia che sia in grado di accertare oltre ogni ragionevole dubbio che l’abbaiato del cane rechi effettivamente un disturbo insopportabile prima di arrivare alla decisione improcrastinabile di allontanare l’animale dal Condominio.

Avv. Ennio Carabelli
  • Laurea in Giurisprudenza
  • Abilitazione Forense presso la Corte d'Appello di Salerno
  • Giornalista Pubblicista
  • Autore specializzato in controversie legali, normative, condominio, casa, successioni, contratto, mutui.
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