Tasso di sforzo: perchè nel 2024 finalmente è sceso
Il tasso di sforzo per comprare casa è in calo rispetto ai dati relativi alla fine del 2023. Nei 12 mesi del 2024 infatti, lo sforzo economico per acquistare una casa è sceso del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. A dirlo è un’analisi condotta dall’Ufficio Studi di Idealista, che svela anche quali sono le città dove il tasso di sforzo è maggiore.
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Il mercato immobiliare italiano ha vissuto un 2024 a dir poco complesso. Ad avere il peso maggiore nelle oscillazioni sono stati i tassi di interesse sui mutui, che hanno letteralmente fatto il bello e il cattivo tempo. Quando erano insostenibili e troppo alti infatti, hanno provocato lo spostamento dell’interesse dei possibili acquirenti verso l’affitto. Così, il mercato delle locazioni si è trovato in sovraffollamento di domanda, causando un’impennata dei prezzi che, ad oggi, rende gli affitti più impegnativi di un mutuo a livello economico.
Quando poi i tassi sono iniziati a scendere, grazie ai tagli della BCE, in molti sono tornati a rivolgersi al mercato delle compravendite, attirati soprattutto dalla rata mensile inferiore del mutuo rispetto a quella del canone d’affitto. Facendo una comparazione infatti, nel 2024 il tasso di sforzo per l’affitto è stato pari al 30% del reddito familiare, mentre per l’acquisto si è fermato al 18%. Questa è una percentuale in calo di 3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2023, ma che rappresenta per molti cittadini ancora un ostacolo all’acquisto.
Tasso di sforzo per comprare casa

Parlare di tasso di sforzo vuol dire capire quanto reddito familiare viene assorbito dalla spesa per la casa. Nel caso specifico dell’acquisto di un immobile, il tasso di sforzo equivale alla rata del mutuo, mentre nel caso dell’affitto equivale al canone di locazione. Parlando del mercato degli acquisti, nel 2024 il tasso di sforzo è stato pari al 18%, il 3% in meno rispetto al 2023. Questo calo, come spiega Vincenzo De Tommaso (responsabile dell’Ufficio Studi di Idealista), è da imputare principalmente ai tassi di interesse sui mutui:
“I mercati delle compravendite e degli affitti sono strettamente legati. Entrambi hanno vissuto un periodo di stagnazione, causato dall’aumento dei tassi di interesse e dall’aumento dei canoni di affitto. Questa situazione ha generato un’impasse: molti inquilini, di fronte a condizioni sfavorevoli per l’acquisto, hanno preferito rimanere nelle abitazioni in affitto in attesa di condizioni migliori. Tuttavia, la recente riduzione dei tassi ha dato nuova spinta al mercato delle compravendite, riducendo lo sforzo economico per acquistare casa”.
Le città dove l’acquisto pesa di più

In Italia la media nazionale del tasso di sforzo è pari al 18%, ma non è una percentuale che rispecchia la totalità delle realtà. Infatti, sono diverse le città che superano questa media. Quelle che presentano il tasso di sforzo maggiore sono:
- Venezia, con un tasso di sforzo del 37%;
- Bolzano, con il 35% di tasso di sforzo;
- Milano, con una percentuale del 33%;
- Rimini e Napoli, dove il tasso di sforzo è pari al 32%;
- Firenze, dove c’è un tasso di sforzo del 30%.
Milano e Venezia sono anche due delle città dove servono più stipendi per comprare casa, e dove è davvero difficile non disperare di fronte alla prospettiva di acquistare un immobile. Rispetto al resto d’Italia, Bolzano, Trento, Rimini e Pesaro sono le uniche città dove il tasso di sforzo per l’affitto supera quello per l’acquisto. Le città dove invece si possono ancora fare affari e dove il tasso di sforzo è minore sono Biella (6%), Caltanissetta (8%) e Vercelli, Enna, Terni, Reggio Calabria, Alessandria e Ragusa (9%).