Maxi piano zero alloggi vuoti: l’obiettivo di Padova
Il maxi piano zero alloggi vuoti è un obiettivo ambizioso, che la città di Padova intende realizzare entro i prossimi 3 anni per risolvere la situazione complicatissima degli affitti. Attualmente l’intera regione del Veneto soffre il caro affitti, e Padova per i propri cittadini vuole far scendere in campo gli alloggi pubblici.
Guarda il video

Il mercato immobiliare delle locazioni non è mai stato tanto in crisi come in questo momento, e il Veneto lo sa bene. Questa infatti è una delle regioni che soffre maggiormente la difficile situazione congiunturale del mercato delle locazioni, resa tale dall’incontro tra un boom di affitti brevi e overtourism, un’estrema scarsità di alloggi sul mercato e prezzi altissimi. A complicare le cose, poi, ci si mette anche il timore dei proprietari di trovare inquilini che non pagano e di dover affrontare il lungo e complicato iter di sfratto.
La città di Padova tenta di trovare soluzioni, e lo fa con un maxi piano, davvero ambizioso, che punta da qui a 3 anni ad occupare interamente gli alloggi pubblici attualmente vuoti perchè inagibili. Si tratta di un progetto sicuramente difficile da realizzare, ma in cui la città crede molto, e che potrebbe realmente fare la differenza, portando un numero elevatissimo di nuovi alloggi sul mercato, allentando la stretta sui prezzi e alleggerendo la pressione sull’intero sistema locativo locale.
Maxi piano zero alloggi vuoti

Il maxi piano che la città di Padova vuole attuare a partire da quest’anno prevede una spea di ben 2,8 milioni di euro, e andrà ad agire inizialmente su 254 immobili attualmente sfitti poichè inagibili. In totale gli alloggi comunali in questo stato sono 1.658, ed entro i prossimi tre anni l’obiettivo è arrivare ad affittarli tutti. Inoltre, darà il suo contributo anche l’Erp, con il restauro di 10 edifici non di proprietà comunale.
Un altro grande problema che la città di Padova, così come altre realtà venete e italiane, deve affrontare, è la poca fiducia dei proprietari nel saldo del canone di affitto da parte degli inquilini. In questo caso, già dal 2023 è stato stipulato un Accordo territoriale trilaterale:
- da un lato le organizzazioni sindacali dei proprietari e degli inquilini;
- da un lato l’Esu per lo studio universitario;
- da un terzo lato le associazioni degli studenti.
Questo accordo prevede contratti particolari, studiati ad hoc per gli affitti agli studenti universitari e che garantiscono ai proprietari delle agevolazioni fiscali. Uno sgravio fiscale di questo tipo è stato recentemente annunciato anche dal sindaco di Abano Terme, che da un lato garantisce incentivi per chi affitterà il proprio immobile a lungo termine, dall’altro imporrà l’aliquota massima dell’IMU sulle abitazioni destinate agli affitti brevi.
Un problema diffuso

Quello di Padova non è un caso isolato, per quanto riguarda la necessità della rimessa a nuovo di alloggi pubblici inutilizzati. Infatti, secondo i dati Istat, sono 470.000 gli alloggi di questo tipo in tutto il Veneto, che se fossero rimessi in uso potrebbero sbloccare una situazione in forte crisi. Come spiega anche l’assessore alle politiche abitative Luisa Ceni in riferimento alla città di Verona:
“Il Comune si sta muovendo per individuare attraverso l’Ance immobili da acquistare per realizzare alloggi pubblici.”
Un’iniziativa di questo tipo è quella dell’Ater a Roma, che per i prossimi periodi ha in cantiere una messa a disposizione dei propri alloggi a canoni di affitto calmierati, con la possibilità di acquisto dopo almeno 7 anni di locazione. Progetti di questo tipo si dimostrano necessari in Italia, dove gli affitti brevi stanno schiacciando il mercato delle locazioni e dove i prezzi sono diventati talmente proibitivi da non permettere a 7 giovani su 10 di lasciare la casa dei genitori.