Italia: aumentano le case abbandonate

Davide Bernasconi
  • Dott. in Economia e Commercio
31/07/2022

La crisi economica e la pandemia hanno creato un aumento delle case abbandonate. I dati preoccupanti di Confedilizia e le possibili soluzioni.

Italia: aumentano le case abbandonate

Il segno del degrado, quando camminiamo in città, è dettato anche e spesso dalle numerose abitazioni che paiono decadenti e mostrano immeritamente i segni dell’abbandono, come balconi rovinati e con segni di muffa piuttosto che persiane rimaste aperte e che sbattono contro le mura ad ogni soffio di vento.

Per non parlare di vetri e portoni sfondati, che non fanno altro che farci capire che sia meglio stare lontano da quell’immobile, per evitare di trovarsi faccia a faccia con qualche malintenzionato.
E ad indicare che il degrado sta aumentando sono i recenti dati di Confedilizia, che ha provveduto ad elaborare i dati dell’Agenzia delle entrate sullo stato del patrimonio immobiliare italiano.

Nel 2021 sono aumentati gli immobili ridotti allo stato di rudere a seguito dell’aumentato livello di degrado. Questi immobili, classificati nella categoria catastale F2, è aumentato del 3,3% rispetto al 2020.

Come si legge nella nota di Confedilizia:

Ma il dato più significativo, è quello che mette a confronto il periodo pre e post Imu: rispetto al 2011, gli immobili ridotti alla condizione di ruderi sono più che raddoppiati, passando da 278.121 a 594.094 (+ 113,61%). Con tutte le prevedibili conseguenze in termini di degrado delle aree su cui insistono.
Si tratta di immobili, appartenenti per il 90% a persone fisiche, che pervengono a condizioni di fatiscenza per il solo trascorrere del tempo o, in molti casi, in conseguenza di atti concreti dei proprietari (ad esempio, la rimozione del tetto) finalizzati ad evitare almeno il pagamento dell’Imu, viepiù gravosa in questo periodo di grandi difficoltà per le famiglie. Va infatti ricordato che sono soggetti alla patrimoniale immobiliare – giunta a un carico di 22 miliardi di euro l’anno – persino i fabbricati definiti “inagibili o inabitabili”, ma non ancora considerati “ruderi”.

Non sono mancate da parte del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, una serie di proposte:

Bisogna, ad esempio, iniziare a ridurre il macigno di tassazione patrimoniale rappresentato dall’Imu. Inoltre, quest’imposta andrebbe eliminata del tutto – eventualmente per un periodo limitato, ad esempio un quinquennio – per gli immobili dei piccoli centri, quelli situati nei nostri splendidi borghi, che tutti a parole difendono ma che vengono lasciati morire di spopolamento. Cancellare l’Imu nei Comuni fino a 3.000 abitanti avrebbe un costo di appena 800 milioni di euro annui e sarebbe un segnale per i tanti proprietari (eredi, assai di frequente) che non hanno le forze e i giusti stimoli per riqualificare i loro beni, in molti casi privi di qualsiasi possibilità di essere venduti o affittati e sui quali fra pochi anni piomberà addirittura un obbligo di riqualificazione energetica per effetto di una direttiva europea in corso di approvazione.