Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere

Autore:
Daniela Giambrone
  • Giornalista
Tempo di lettura: 5 minuti

Una ristrutturazione dinamica, seppure essenziale nelle puntuali scelte, ha accorpato due appartamenti su livelli diversi per restituire ai proprietari un’abitazione elegante, sobria, personale.

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Silenziosa e dalla semplicità sofisticata. È una casa a due piani per un totale di 180 metri quadrati, a Porta Venezia. L’attuale disposizione nasce dall’acquisto e unione di due appartamenti al quarto piano, uno dei quali con un secondo livello in cui è stata ricavata una camera da letto con bagno e terrazzino. Dopo la ristrutturazione, oggi ospita la zona giorno con la cucina separata, tre camere da letto e tre bagni, più una piccola lavanderia.

Il progetto porta la firma di BBA Studio, la realtà milanese guidata da Barbara Ballabio e Andrea Burgio. Il loro approccio in generale consiste nell’eliminare gli strati non autentici per razionalizzare gli spazi e valorizzare la struttura esistente.

In questo specifico caso, l’architetta Barbara Ballabio è stata al contempo progettista e committente. Questa doppia veste ha permesso di estremizzare la ricerca, puntando a creare ambienti funzionali e duraturi, liberi da mode passeggere e capaci di lasciare emergere l’essenza della “casa milanese”.

Nella zona giorno tanto spazio per una convivialità discreta

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Il fulcro della casa è il living, un ambiente ampio che ha beneficiato dell’inglobamento di parte del corridoio originale. Qui, lo sguardo è immediatamente catturato dalla vista privilegiata sul giardino interno di un convento, un’oasi verde che garantisce una quiete rara per la zona.

La pavimentazione in parquet di rovere posato a spina di pesce è un omaggio esplicito alla tradizione signorile milanese, una base neutra perfetta per la disposizione dei pezzi iconici del design italiano e internazionale che impreziosiscono la casa e che inevitabilmente attirano lo sguardo.

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Tra gli arredi, spiccano le due poltrone Modello 829 di Arnestad Bruk, prodotte da Cassina, selezionate originariamente da Gio Ponti per l’Hotel Parco dei Principi  di Sorrento nel 1960. Accanto a esse, la lampada da terra LTE1 disegnata nel 1948 da Luigi Caccia Dominioni per Azucena definisce l’angolo conversazione con la sua eleganza senza tempo.

A valorizzare prospettive nascoste sono un mezzo busto ligneo del Cinquecento e la poltrona in tondino e rete di acciaio verniciato DU 43 di Gastone Rinaldi disegnata per Rima nel 1953, la cui silhouette emerge con forza cromatica contro i toni neutri delle pareti.

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Nella zona pranzo spicca, perfetto nella geometria della composizione, il bel tavolo Sant’Andrea, realizzato su misura da Spazio RT – una galleria d’arte e di design – circondato dalle sedie Leggera disegnate da Gio Ponti nel 1952 per Cassina. Sopra, si adagia la scultura sferica di Stefano Prina, mentre l’acquerello di Marco Petrus appeso alla parete di fronte aggiunge una dimensione onirica e colta allo spazio.

Le atmosfere anni Cinquanta della cucina

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

La cucina è stata mantenuta nella sua posizione originaria, ma ampliata e schermata da una raffinata porta scorrevole in ferro e vetro realizzata su disegno. Questo elemento permette alla luce di attraversare l’intera profondità della casa, collegando il fronte strada con l’affaccio privato.

All’interno della cucina, il cambio di pavimentazione segna il passaggio funzionale: il legno cede il passo a un micro-mosaico di tessere in lucido grès bianco e nero, un richiamo contemporaneo alle antiche marmette. La scelta di utilizzare lampadine a parete, anziché strisce LED, e l’utilizzo di maniglie industriali in acciaio ispirate agli studi medici, regala una sorta di patina rétro che scalda l’atmosfera.

La rivelazione della zona notte

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Spostandosi verso la zona privata, il progetto abbandona il rigore quasi ascetico della zona giorno per rivelare una vena più audace. La camera padronale accoglie la struttura della scala che conduce al piano superiore, dove si trova la camera della figlia.

Un tempo nascosta da una trave, BBA Studio ha invece scelto di metterla a nudo: i gradini svuotati creano una struttura che sembra perdersi nel soffitto, assumendo una valenza quasi installativa. Gli arredi della stanza sono realizzati su misura, come il letto e il comodino destrutturato, che richiama le geometrie della scala.

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere
Foto Amendolagine Barracchia Studio

Anche nei bagni si ritrova la dualità stilistica del progetto. Il bagno padronale, rigoroso e classico, è dominato dal marmo di Carrara, con una specchiera-contenitore integrata e applique incastonate.

Il secondo bagno adotta un linguaggio più grafico e decorativo, giocando nuovamente con il contrasto del bianco e nero attraverso piastrelle in grès tinte in pasta che rivestono le pareti in un gioco di positivi e negativi.

Lo spessore del vuoto

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Foto Amendolagine Barracchia Studio

Questo lavoro di Barbara Ballabio e Andrea Burgio apre un punto di vista su come si possa abitare il passato con intelligenza contemporanea. Con una consapevolezza peculiare: l’essenzialità dei volumi, pochi e ben definiti, racconta che questo progetto non teme il vuoto, piuttosto lo utilizza per elevare la quotidianità a una dimensione intima e meditativa, al di là di mode temporanee.

 

Una sofisticata residenza milanese degli anni Quaranta. Più che abitare uno spazio è viverlo con un raffinato piacere – foto e immagini