Pausa caffè. Tre differenti concept raccontano quanto sia ancora importante condividere questo rito in luoghi collettivi. Meglio ancora se belli e ben progettati
Non tutte le caffetterie sono uguali. Alcune nascono da progetti che sanno mettere in primo piano l’empatia per le persone e il rispetto per il contesto.

Le caffetterie rappresentano uno dei luoghi della nostra socialità collettiva. Al di là della funzione commerciale che svolgono, infatti, sono spazi capaci di intercettare il ritmo della vita quotidiana e di trasformarlo in un’esperienza prima di tutto di condivisione, poi anche estetica, quando il design fa bene la sua parte.
I tre casi internazionali che andiamo a raccontare hanno saputo andare oltre lo standard, adottando soluzioni su misura al contesto cui appartengono. Dubbeldam Architecture + Design, LIS design studio e Rongjie Design sono accomunati dallo stesso approccio operativo. In tutti e tre i progetti, la pianta del locale non viene subita, bensì ottimizzata per coreografare gli spazi, trasformando i limiti in opportunità originali.
- Lion Coffee: piccole dimensioni, grandi attenzioni
- Mitte 2.0: la capacità di adattamento come elemento progettuale
- Liao Liao Cafe: un continuo scambio fra esterno e interno
- Pausa caffè. Tre differenti concept raccontano quanto sia ancora importante condividere questo rito in luoghi collettivi. Meglio ancora se belli e ben progettati – foto e immagini
Lion Coffee: piccole dimensioni, grandi attenzioni

Oltreoceano, in una via laterale nel centro di Toronto, lo studio Dubbeldam Architecture + Design ha messo a punto la soluzione giusta per il Lion Coffee, aperto da una giovane coppia desiderosa di arricchire i servizi di una micro-torrefazione con un forte senso di comunità. Nei suoi appena 43 metri quadrati, questa caffetteria di quartiere si propone come un rifugio dal ritmo frenetico di St. Clair Avenue West.
I progettisti hanno organizzato lo spazio compatto attraverso una sequenza di zone ben definite. Da un lato si sviluppa l’area di preparazione e servizio, dall’altro la zona di passaggio dei clienti, che confluisce a un bancone bar, affacciato su un’ampia vetrata esposta a est. Caratterizzato da un fronte in legno scanalato e da un piano in quarzite bianca, termina con un’estremità curva in prossimità dell’ingresso. Questa scelta serve a canalizzare i flussi, indirizzando chi attende l’ordine in un’area defilata, evitando il congestionamento all’ingresso, ben segnalato da una serie di doghe in legno.

Nonostante il budget contenuto, il progetto non rinuncia a una certa ricchezza nei materiali. Il calore del compensato d’acero e una parete dipinta in un verde tenue conferiscono all’ambiente un’atmosfera ariosa e accogliente. L’attenzione al dettaglio emerge anche nella scelta dei punti luce: lampade a sospensione con accenti lignei si alternano a grandi lanterne in carta di riso montate su binari. Queste ultime, insieme ai tavoli mobili, permettono di riconfigurare agilmente lo spazio per eventi serali e degustazioni.

Con il suo impegno per l’eccellenza progettuale e l’attenzione particolare alla sostenibilità e al benessere in architettura, Dubbeldam Architecture + Design è stato riconosciuto con diversi premi per la creazione di soluzioni di design innovative, originali e rispettose dell’ambiente.
Mitte 2.0: la capacità di adattamento come elemento progettuale

Nel centro storico di Leopoli, in Ucraina, LIS design studio, in collaborazione con Andriy Lutsa, ha firmato Mitte 2.0, il secondo capitolo di una felice sinergia con i fratelli Pavlenko. Situato in via Kniazia Romana, il locale porta con sé una complessa eredità spaziale, essendo stato in passato un appartamento residenziale e, successivamente, una barberia. La sfida principale risiedeva proprio nella gestione della frammentazione della struttura originale, un involucro spogliato e danneggiato, suddiviso in una serie di stanze di piccole dimensioni. La soluzione è stata trovata in una rigorosa operazione di semplificazione e ottimizzazione degli interni.
All’ingresso, spicca il blocco del bar, attorno al quale si sviluppano diverse sedute: un grande tavolo comune, postazioni lineari lungo la vetrina e tavolini rotondi.
Nella sala interna, non sfugge l’elemento forse più interessante di tutta la caffetteria. Trovatosi di fronte a una partita insufficiente di parquet rétro di piccolo formato, il team ha scelto di non sostituire il materiale, ma di integrarlo in un mosaico che fonde essenze lignee diverse, marmo e microcemento. Il risultato è un arazzo materico tanto inaspettato quanto intenso.

L’approccio su misura dello studio si nota anche nella realizzazione della seduta all’interno della nicchia vicino alla cucina, che ha richiesto un intervento tecnicamente impegnativo, complicando l’intero ciclo, dall’intonacatura alla realizzazione delle sezioni imbottite.
Gli arredi sono stati realizzati per la maggior parte in compensato e betulla da artigiani locali, mentre l’illuminazione è controllata da un sistema che adatta l’atmosfera luminosa alle diverse ore del giorno.

All’esterno, la facciata presenta serramenti su misura realizzati ex novo da un laboratorio specializzato in edifici storici. Le grandi fioriere in cemento disposte davanti alle vetrine ospitano viti selvatiche che, al susseguirsi delle stagioni, coloreranno i dintorni con sfumature ogni volta diverse.
Liao Liao Cafe: un continuo scambio fra esterno e interno

Spostandoci in Cina, nella provincia di Henan, troviamo una caffetteria dai volumi decisamente più imnportanti. Nel parco del Museo di Luoyang (che custodisce reperti dell’Età del Bronzo e della Dinastia Tang), i designer Zhijiang Shan e Fan Li dello studio Rongjie Design hanno riqualificato un’area stradale sottoutilizzata costruendo il Liao Liao Cafe, fornendo così un luogo cerniera tra l’imponenza del museo e l’informalità della vita quotidiana che brulica intorno.

Impossibile non rimanere colpiti dalla copertura continua in acciaio dell’edificio, una linea sinuosa e ondulata che evoca il profilo delle catene montuose del Qinling e del Funiu. Il tetto fluttua sopra la struttura come un’onda, una soluzione strutturale che ha permesso di definire diverse altezze e zone funzionali all’interno dello spazio, senza competere con il monumentale volume del museo adiacente.
L’esterno gioca su contrasti materici netti: un volume in acciaio inox a specchio si dissolve parzialmente riflettendo l’azzurro del cielo e il verde del parco, mentre i pannelli in acciaio Corten introducono una nota cromatica calda che richiama i reperti archeologici conservati nel museo.

All’interno, la struttura si mostra nuda. Colonne d’acciaio si diramano inclinate come i rami degli alberi secolari del parco, sorreggendo un sottotetto in cemento grezzo lasciato a vista. Le pareti vetrate a tutta altezza sfumano il confine tra interno ed esterno, mentre una fessura perimetrale lungo il colmo del tetto fa filtrare la luce naturale sulle pareti, trasformando il passare delle ore nel principale elemento decorativo del locale.