Le geometrie e i colori di Ettore Sottsass: l’anima di Casa Lana in un hotel contemporaneo
Estetica pop ed echi vintage rendono un hotel in Catalogna una vivace esplosione cromatica che invita all’esplorazione curiosa.

Nel cuore della Catalogna, poco distante da Barcellona, l’hotel Ibis Styles Sant Joan Despí propone un’esperienza a metà fra l’ospitalità e il recupero del patrimonio culturale. Il progetto, creato secondo il concetto di “Casa d’Artista”, trae infatti ispirazione dalla palette cromatica e dalle tipologie di materiali scelti per la casa firmata da Ettore Sottsass negli Anni Sessanta per il pittore e grafico italiano Giovanni Lana.
Un progetto tra passato e futuro

L’hotel nasce da un ambizioso intervento di rifunzionalizzazione che mira a dare un’anima forte e riconoscibile a un edificio dedicato all’ospitalità. L’idea portante è stata quella di tradurre l’atmosfera intima e avanguardista di Casa Lana – che, nella ricerca di una soluzione coerente per un piccolo appartamento, rappresenta un’eccellenza tale che il suo nucleo centrale è esposto permanentemente nella Sala Sottsass al primo piano della Triennale di Milano – in una struttura alberghiera moderna.

L’intento dei progettisti consisteva nel mantenere il rigore funzionale richiesto da un hotel, lasciandosi però guidare dall’audacia cromatica e dalla libertà formale che caratterizzavano il lavoro del maestro italiano. Il risultato è un luogo dove il colore funge da ponte emotivo tra l’ospite e lo spazio circostante: ricco di angolini da scoprire, vivido di tonalità piene e sature, l’hotel mette di buon umore con buon gusto.
La firma di Stone Designs

A tradurre in realtà questa visione è stato lo studio di interior design Stone Designs, con sede a Madrid. Fondato nel 1995 da Cutu Mazuelos ed Eva Prego, lo studio è celebre per la sua capacità di infondere una narrazione originale al cuore di ogni progetto, evitando soluzioni standardizzate.

Per l’Ibis Styles Sant Joan Despí, Stone Designs ha condotto una ricerca filologica approfondita, analizzando la palette cromatica, i materiali e l’organizzazione degli spazi di Casa Lana.
L’approccio dei due architetti si è orientato verso una reinterpretazione sensibile: hanno saputo cogliere l’essenza della “stanza nella stanza” di Sottsass – come titolava Domus del dicembre 1967 per presentare il progetto – creando ambienti fluidi e interconnessi, capaci di sorprendere e accogliere con la stessa intensità.
Un percorso all’insegna dell’esplorazione cromatica

L’hotel lancia ai suoi ospiti l’invito a vivere il soggiorno con lentezza e curiosità. Fin dall’ingresso il visitatore viene accolto da un contrasto architettonico di impatto. Da un lato, il soffitto a vista con i suoi impianti industriali – un groviglio di tubi e cavi che evoca l’estetica dell’officina – e dall’altro la morbidezza organica degli arredi.
Questo equilibrio tra la ruvidezza industriale e il calore domestico è mitigato dall’uso strategico di pannelli in legno e tessuti fonoassorbenti, che garantiscono un comfort acustico superiore.

La reception è il primo spazio in cui si riconosce l’applicazione pratica della filosofia del progetto. Il bancone in blu Klein sembra galleggiare sopra una sorta di lingua di moquette rossa, creando un punto focale cromatico che si staglia sul pavimento in porcellana bianca.
Ogni elemento è pensato per svolgere una doppia funzione: estetica e tecnica, come il pannello imbottito sospeso che, oltre a incorniciare lo spazio, funge da correttore acustico.

Proseguendo verso gli spazi comuni, ci si imbatte in installazioni che sfumano il confine tra arredamento e arte. Un esempio è l’angolo risolto con piani che formano archi degradanti dal rosso al giallo, un richiamo all’estetica del designer danese Verner Panton, che trasforma un potenziale punto morto della hall in un’area di scoperta e gioco visivo.

Il fulcro dell’area sociale è rappresentato dal bar. Con il suo reticolo in legno e il fondale viola intenso, funge da spina dorsale del progetto. La finitura è stata scelta in omaggio al divano viola di Casa Lana, elemento centrale nel progetto di Sottsass.
Attorno a questo asse ruotano spazi ibridi, cabine protette con schienali verdi fonoassorbenti che invitano alla sosta per il lavoro o il relax, rinnovando l’idea di piazzetta sottsassiana dove incontrarsi in modo informale.

Ai lati della parte superiore del bar, una striscia giallo metallizzato collega il bancone a una tenda color arancio vitaminico che segnala il passaggio all’area self-service. Qui, il soffitto degrada dal bianco al rosa tenue, creando un’atmosfera più intima per la colazione.
Le soluzioni tecniche, come i portavassoi a scomparsa, permettono ai mobili di apparire come eleganti credenze domestiche anziché attrezzature da buffet, mantenendo la coerenza del concept sia durante i momenti funzionali sia quando l’area non è utilizzata per i pasti.

Ogni dettaglio, dai pezzi d’arte originali creati appositamente per le pareti fino alle opere di George Nelson, è stato selezionato per rafforzare la sensazione di trovarsi in una casa d’artista.
La luce come strumento per sperimentare la lentezza

Un ruolo centrale è stato affidato all’illuminazione. Rifuggendo un modello uniforme e asettico, Stone Designs ha optato per un approccio teatrale. Durante il giorno, le ampie superfici bianche riflettono la luce mediterranea, tipica della zona; di notte, l’illuminazione indiretta crea zone d’ombra e di luce mirata, avvolgendo l’ospite in un’atmosfera intima e raccolta.